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  • VAFFANCULO SI PUO' DIRE ?

    Il Pd vuol "incriminare" Salvini per la foto con le agenti

    Il dem Miceli contro la foto di Salvini con le poliziotte: "Divise usate per propaganda politica, potrebbe configurarsi un reato. Prepariamo una interrogazione parlamentare"

    Chiara Sarra - Gio, 04/07/2019 - 13:02
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    Torna "l'ossessione" della sinistra per le foto di Matteo Salvini con le forze dell'ordine.

    Stavolta a irritare i dem non è una divisa indossata dal ministro dell'Interno, ma uno scatto con le poliziotte e in particolare l'accostamento con Carola Rackete.

    "Io sto con le donne che difendono la legge", aveva scritto il vicepremier. Tanto basta per scatenare il Partito democratico che ora arriva a ipotizzare un reato e a chiedere un'interrogazione parlamentare. "Le agenti di polizia che si sono fatte fotografare in maniera del tutto legittima con il ministro sapevano che la loro foto sarebbe poi diventata una card di propaganda politica?", sostiene il dem Carmelo Miceli, "Sapevano che sarebbero state utilizzate dalla macchina propagandistica della Lega per fare polemica politica? Sapevano che sarebbero diventate testimonial di un leader di partito? In assenza di specifica autorizzazione, potrebbe configurarsi ipotesi di reato. Stiamo predisponendo un'interrogazione parlamentare su questa vergogna".
    LA #POLIZIA NON È PROPRIETA DI SALVINI

    Il Ministro dell’Interno ieri ha postato questa foto, diffamando la capitana Rackete, e fregandosene della privacy delle poliziotte. Un uso politico delle forze dell’ordine inaccettabile.

    Stiamo depositando una interrogazione parlamentare. pic.twitter.com/Wlg8B0pmuV

    — Carmelo Miceli (@carmelomiceliPD) July 4, 2019
    Per Miceli la polizia "non è la guardia personale di Salvini, non è una forza a uso e consumo politico di chi si sta dimostrando il più inadeguato ministro dell'Interno della storia italiana". E per questo fa pure appello a Franco Grabrielli perché "sappia arginare questa deriva pericolosa che rischia di danneggiare irrimediabilmente il fondamentale ruolo delle forze dell'ordine".
    che la luce sia con te.

  • #2
    Sparò al ladro, ira di Stacchio: "Se succederà ancora sarò più cattivo"

    Il benzinaio vicentino "addolorato" per la morte del tabaccaio a Napoli: "Se questa gente continua a delinquere non ha recepito il messaggio: non siamo razzisti, siamo consapevoli"

    Claudio Cartaldo - Gio, 04/07/2019 - 17:36
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    Ulderico Esposito è morto.

    Non ce l'ha fatta il tabaccaio colpito senza un motivo a Napoli da un nigeriano. Dopo un mese di agonia all'ospedale Cardarelli ha esalato l'ultimo respiro. Un decesso che "addolora" anche Graziano Stacchio, il benzinaio vicentino che sparò alla banda di ladri che tentava il colpo nella gioielleria accanto al suo distributore, e che è diventato un simbolo delle vittime di banditi e violenti.


    "La morte del tabaccaio napoletano ci addolora molto, fatti del genere vengono trattati come casi di cronaca e chiusi lì, l'Italia non ha più spazio per le vittime". Le parole di Stacchio all'Adnkronos suonano come un grido di rabbia. "Qualcosa abbiamo ottenuto con l'Osservatorio nazionale, l'Unavi (Unione Nazionale Vittime) e Nessuno tocchi Abele (l'associazione delle vittime di rapine e furti) - spiega il benzinaio - ma siamo lontani perché è impensabile che debbano succedere certe cose".

    Il tabaccaio di Napoli, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato colpito brutalmente da un nigeriano dopo una semplice domanda. Esposito avrebbe invitato l'immigrato a spostarsi dall'ingresso della ricevitoria che si trova all'interno della linea 1 della metro, stazione di Chiaiano. A quella richiesta, però, l'extracomunitario ha reagito con un violento pugno che ha steso il 52enne napoletano. Una violenza inaudita che ha provocato una emorragia cerebrale. La corsa in ospedale si è rivelata alla fine inutile. Un mese dopo Ulderico è morto. "Siamo inermi di fronte a tutto questo, chi prova queste cose le sente dentro finché vive - dice Stacchio - Chiaro che la violenza vada fermata a ogni costo, lo ha detto il Papa e il messaggio l'ho recepito totalmente, ma per fermarla bisogna dare esempi, non giustificare al solito chi commette reati".

    Anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini si è detto vicino alla famiglia della vittima. E ha promesso l'espulsione immediata dell'extracomunitario non appena "rimetterà piede fuori dalla galera". Resta, però, la rabbia dei colleghi del tabaccaio, così come di chi ha avuto la fortuna di potersi difendere dai ladri e ora porta avanti le battaglie per la legittima difesa. Graziano Stacchio, come noto, sparò con il suo fucile per difendere i titolari di una gioiellieria vicino al suo distributore uccidendo uno dei banditi. "Se penso a quello che ho fatto? - continua il benzinaio vicentino - Ogni giorno e mi chiedo perché certe persone si mettano in mano un fucile e si sentano padroni della vita altrui. Mi giustifico, un pò per mettermi a posto la coscienza, un pò perché nostra società permette che chi ha commesso reati sia ancora in circolazione, gli sbandati ancora liberi".
    E poi va a finire che i lavoratori muoiano, come Ulderico. "Se mi dovesse ricapitare ciò che mi è successo - conclude Stacchio - è possibile che agisca ancora con più cattiveria. Evidentemente se questa gente continua a delinquere non ha recepito il messaggio: non siamo razzisti, siamo consapevoli".
    che la luce sia con te.

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    • #3
      Originariamente inviato da Alien. Visualizza il messaggio
      Il Pd vuol "incriminare" Salvini per la foto con le agenti

      Il dem Miceli contro la foto di Salvini con le poliziotte: "Divise usate per propaganda politica, potrebbe configurarsi un reato. Prepariamo una interrogazione parlamentare"

      Chiara Sarra - Gio, 04/07/2019 - 13:02
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      Torna "l'ossessione" della sinistra per le foto di Matteo Salvini con le forze dell'ordine.

      Stavolta a irritare i dem non è una divisa indossata dal ministro dell'Interno, ma uno scatto con le poliziotte e in particolare l'accostamento con Carola Rackete.

      "Io sto con le donne che difendono la legge", aveva scritto il vicepremier. Tanto basta per scatenare il Partito democratico che ora arriva a ipotizzare un reato e a chiedere un'interrogazione parlamentare. "Le agenti di polizia che si sono fatte fotografare in maniera del tutto legittima con il ministro sapevano che la loro foto sarebbe poi diventata una card di propaganda politica?", sostiene il dem Carmelo Miceli, "Sapevano che sarebbero state utilizzate dalla macchina propagandistica della Lega per fare polemica politica? Sapevano che sarebbero diventate testimonial di un leader di partito? In assenza di specifica autorizzazione, potrebbe configurarsi ipotesi di reato. Stiamo predisponendo un'interrogazione parlamentare su questa vergogna".
      LA #POLIZIA NON È PROPRIETA DI SALVINI

      Il Ministro dell’Interno ieri ha postato questa foto, diffamando la capitana Rackete, e fregandosene della privacy delle poliziotte. Un uso politico delle forze dell’ordine inaccettabile.

      Stiamo depositando una interrogazione parlamentare. pic.twitter.com/Wlg8B0pmuV

      — Carmelo Miceli (@carmelomiceliPD) July 4, 2019
      Per Miceli la polizia "non è la guardia personale di Salvini, non è una forza a uso e consumo politico di chi si sta dimostrando il più inadeguato ministro dell'Interno della storia italiana". E per questo fa pure appello a Franco Grabrielli perché "sappia arginare questa deriva pericolosa che rischia di danneggiare irrimediabilmente il fondamentale ruolo delle forze dell'ordine".
      CERTO CHE PAGARE PARLAMENTARI CHE STANNO A VEDERE COSA SCRIVE SALVINI E BEN TOSTA DA ACCETTARE EH!! CHE ROBA !!!
      arciere1
      Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza -

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      • #4
        Si ....si può dire permesso concesso anzi si può dire ripetutamente

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        • #5
          FONDAMENTALE RUOLO DELLE FORZE DELL'ORDINE ????… MAH!! MA SE A LAMPEDUSA QUESTI FONDAMENTALI RUOLI SONO STATI CALPESTATI DAI MAGNIFICI 5 … CON IPOTESI AGGRAVANTE IPOTIZZATO DA UNO DEI MAGNIFICI 5 CHE LA VEDETTA NON DOVEVA STARE LA!! E CHE ADDIRITTURA IPOTIZZAVANO CHE ERA UN ATTO VIOLENTO E CHE ORMAI LA SEA WACHT DOVEVA ORMEGGIARE .. MA CI PRENDONO PER SOMARI STI QUA!!!! CIO' CHE FANNO LORO E TUTTO LECITO , CIO' CHE FANNO GLI ALTRI E FUORILEGGE TIPICA DI COMUNISMO STALINIAMO I NEMICI VANNO ANNIENTATI CON TUTTE LE ARMI POSSIBILI
          arciere1
          Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza -

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          • #6



            IL SERPENTE FRANCESE




            Home / Affari di Palazzo / L’ombra di Macron dietro i bombardamenti sui migranti in Libia L’ombra di Macron dietro i bombardamenti sui migranti in Libia

            6 ore fa A
            Il recente efferato bombardamento effettuato dalle forze del Generale Khalifa Haftar su un centro migranti in Libia potrebbe essere qualcosa di più di un semplice danno collaterale di guerra.

            Proviamo a ricostruire la vicenda. Nella notte tra martedi e mercoledi 10 luglio un aereo dell’aviazione delle forze legate al Generale Khalifa Haftar ha sganciato una bomba su un centro migranti nella zona di Tajoura, ad una dozzina di chilometri ad est di Tripoli. Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni delle parti in causa, l’obiettivo sarebbe dovuto essere il deposito di armi presente nella vicina base militare di Dhaman. Si tratterebbe quindi di un errore di valutazione

            da parte dell’aeronautica di Haftar che avrebbe così causato quello che un po’ sadicamente viene chiamato “danno collaterale” di guerra. In questo caso il bombardamento selvaggio ha infatti causato la morte di circa 100 migranti presenti nel centro di Tajoura. Ora, ci sono diversi elementi che sembrano suggerire un’altra spiegazione rispetto all’episodio, che aprirebbero scenari piuttosto inquietanti circa l’utilizzo della vita di innocenti per meri scopi geopolitici. Occorre infatti innanzitutto collocare temporalmente l’evento.

            Il bombardamento è avvenuto infatti a pochi giorni di distanza dalla conclusione della vicenda legata alla Sea Watch e alla capitana Carola Rackette. Risulta quantomeno curioso notare come tale bombardamento efferato sia arrivato puntuale per mettere la parola fine all’annosa discussione che riguarda la Libia e il suo presunto “porto sicuro”. Il massacro di 100 migranti in una sola notte appare quindi come un messaggio diretto al Governo italiano: la Libia non è un porto sicuro. Sembra poi che le ONG operanti nel Mediterraneo si siano affrettate ad avvalersi dell’episodio per tornare in massa nelle acque sar libiche.

            Non troppe ore fa la nave Alex dell’ONG Mediterranea Saving Humans ha infatti effettuato un’operazione di soccorso in acque libiche, caricando una cinquantina di migranti e chiedendo immediatamente l’autorizzazione ad attraccare a Lampedusa.
            Un’operazione dell’ONG MediterraneaL’eventuale ricerca di altri porti

            viene esclusa e giustificata proprio dall’ultimo bombardamento. Curiose sono state poi le reazioni dei due attori coinvolti nel conflitto in Libia. Mohamed al Manfour, comandante delle forze aeree dell’autoproclamato Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar, (in pratica il responsabile del bombardamento), ha così dichiarato senza troppa vergogna:
            Lanciamo un appello al mondo intero e all’Unione Europea a porre fine alle politiche razziste del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini che in collaborazione con l’incostituzionale consiglio presidenziale di Fayez al Serraj sono la ragione principale dell’accumulo di migranti nella regione occidentale della Libia
            Curioso come il responsabile della strage di migranti si sia affrettato ad addossare le colpe di una simile efferatezza direttamente al Ministro degli Interni italiano. Dall’altra parte della barricata la situazione non pare migliorare, visto che il ministro dell’Interno Fathi Bashagha, del Governo di Tripoli di Al Serraj, ha dichiarato che l’esecutivo starebbe, in queste ore, prendendo in considerazione l’idea di rilasciare tutti i migranti presenti nei centri, perché non più in grado di garantirne l’incolumità. Si tratta di circa 7mila migranti

            che sarebbero pronte a riversarsi sulle coste della Libia alla ricerca di mezzi di fortuna pronti a salpare e a dare lavoro alle ONG in solerte attesa. Risulta piuttosto chiaro come, mettendo assieme tutti i tasselli, quell’attacco dell’altra sera che ha portato alla morte di 100 migranti avesse in realtà un’altra vittima: l’Italia. Il Governo di Roma è infatti l’attore che tra tutti esce peggio da questa vicenda, costretto a barcamenarsi alla giornata rispetto alle insistenti pressione delle ONG, ora ancora più legittimate nella loro azione di ricerca nelle acque sar libiche e trasporto verso Lampedusa.

            Come in qualsiasi processo, dopo aver trovato il movente e l’assassino, occorre scovare il mandante.
            Chi ha ordinato il bombardamento su Tajoura?

            Esiste un solo Stato che in Libia da sempre si è posto come competitor nei confronti dell’Italia: la Francia. Pur non avendo prove del diretto coinvolgimento francese nell’episodio, se non la certezza del supporto militare e logistico ad Haftar (che già potrebbe garantire l’accusa di connivenza), non possiamo essere così ingenui da non sospettare che dietro al bombardamento contro i migranti ci sia un suggerimento francese. In un colpo solo l’Italia risulta infatti delegittimata di fronte a tutti gli interlocutori in Libia, ma anche in sede europea rispetto alla questione migratoria. Non ci potrebbe essere migliore notizia per Emmanuel Macron.

            Ecco, dopo un episodio così oscuro con simili trame nell’ombra, sarebbe più che opportuno impiegare giorno e notte i nostri servizi segreti alla ricerca di quella prova che inchioderebbe finalmente Emmanuel Macron di fronte alla comunità europea ed internazionale. Tuttavia, il nostro Governo avrebbe la personalità e la volontà di condurre una simile indagine?

            (MA LO FARANNO MA CHE SIAMO DIVENTATI UN BRANCO DI PECORE)MA QUANDO C'èRA LUI !!!!)
            Leggi anche:


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            TagsEMMANUEL MACRON FRANCIA GOVERNO CONTE ITALIA LIBIA MATTEO SALVINI MIGRANTI Di Gabriele Tebaldi


            Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.
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            che la luce sia con te.

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            • #7
              Grazie mina allora :



              che la luce sia con te.

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              • #8
                E chi te lo fa fare? Tenere tutto dentro fa malissimo , bisogna sputare , fuoco e fiamme.
                Di solito serve a sfogarsi , ma se credi che a te possa servire di più , vai , vai , che fa
                comunque bene al fegato.
                Saluti...
                Ultima modifica di magnus; 05-07-2019, 16:45.

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                • #9
                  E' magnus vaffanculo hahahahahaha hai ragione ed è per questo che posto informazioni brutte ed belle è uno sfogo che condivido con Voi.

                  Ma vedi noi Italiani siamo bravissimi in tutto anche a chiacchierare ma chi chiacchiera non fa il pane.
                  L'inno d'Italia ad un certo punto dice:"SIAM PRONTI ALLA MORTE" veramente ?
                  che la luce sia con te.

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