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[h=1]Allarme latte in Ucraina: uno studio ne rivela l'elevata radioattività[/h] [h=2][/h]
A distanza di 30 anni dal disastro nucleare di Chernobyl', gli scienziati hanno scoperto nel latte vaccino la presenza di valori di cesio superiori alla soglia massima consentita per adulti e bambini. Lo studio completo pubblicato su Environment International

Andrea Ripamonti - Ven, 08/06/2018 - 19:06
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Uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Environment International rende noto che in Ucraina gli effetti dell’incidente nucleare di Chernobyl' del lontano 1986 continuano ancora oggi.


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L’Università di Exeter e l’Istituto Ucraino di Radiologia Agricola hanno infatti monitorato la produzione di latte vaccino in quattordici fattorie private della regione di Rivne, a circa 200 chilometri dal reattore di Chernobyl',
scoprendo la presenza di cesio oltre la soglia limite consentita.

Il latte prodotto in questa regione dell’Ucraina occidentale possiede livelli di radioattività fino a cinque volte superiori a quelli consentiti per legge. Nello specifico, in sei delle quattordici fattorie esaminate sono stati riscontrati valori di cesio radioattivo superiori ai 100 becquerel per litro (Bq/L) consentiti per gli adulti mentre in otto di esse il latte presentava valori superiori ai 40 Bq/L consentiti per i bambini.

Il valore massimo di cesio riscontrato è stato pari a 500 Bq/L, ben dodici volte oltre la soglia limite consentita per l’alimentazione dei bambini. Nello studio i valori sono stati espressi in becquerel ovvero l’unità di misura delle attività delle sostanze radioattive.

L’accumulo di cesio radioattivo nel latte e in altri prodotti alimentari desta preoccupazione in questa regione dell'Ucraina occidentale. I valori di radioattività riscontrati nel terreno non sono particolarmente alti, ma attraverso l’alimentazione la popolazione locale è costantemente esposta ai radioisotopi e ciò potrebbe comportare gravi rischi per la salute, specialmente quella dei più piccoli.

I fautori della ricerca sottolineano tuttavia che è possibile limitare con un investimento economico minimo l’esposizione ai radioisotopi: l’impiego di Ferrocyn – un farmaco utilizzato nel trattamento per l’intossicazione da cesio – e di mangimi non contaminati nell’alimentazione di vacche e maiali, così come la concimazione minerale nei campi di patate possono ridurre sensibilmente i rischi.

«Questa situazione dev’essere presa come un avvertimento e un promemoria di quanto tempo ci vuole per riparare un danno nucleare», ha commentato la dottoressa Iryna Labunska dell’Università di Exeter. «Senza le giuste contromisure, quello che per ora potrebbe sembrare soltanto un evento storico, rischia di diventare la quotidianità per le comunità colpite».

Se infatti il governo non interverrà presto con misure riparatorie, come aveva già fatto fino al 2009, secondo i ricercatori
i valori di cesio nel latte potrebbero continare a rimanere oltre la soglia limite almeno fino al 2040.
 

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