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CAPITOLO 38 LA FINE DELL'OCCIDENTE

Alien.

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Capitolo 38: Osservazioni generali sulla caduta dell'Impero romano in Occidente

Nel Capitolo 38, in un paragrafo chiamato Osservazioni generali sulla caduta dell'Impero romano in Occidente, il Gibbon elenca una serie di cause che portarono declino e alla caduta dell'Impero romano d'Occidente:
« ... la decadenza di Roma fu conseguenza naturale della sua grandezza. La prosperità portò a maturazione il principio della decadenza...Invece di chiederci perché fu distrutto, dovremmo sorprenderci che abbia retto tanto a lungo. Le legioni vittoriose, che in guerre lontane avevano appreso i vizi degli stranieri e dei mercenari,... il vigore del governo militare fu indebolito e alla fine abbattuto dalle istituzioni parziali di Costantino, e il mondo romano fu sommerso da un'ondata di barbari. Spesso la decadenza di Roma è stata attribuita al trasferimento della sede dell'Impero [...]. Tale pericolosa novità ridusse la forza e fomentò i vizi di un duplice regno... Sotto i regni successivi l'alleanza tra i due imperi fu ristabilita, ma l'aiuto dei Romani d'Oriente era tardivo, lento e inefficace [...]. »

Ma da discepolo fedele di Voltaire, identificava nel Cristianesimo la causa prima della crisi dell'Impero:
« ...l'introduzione, o quanto meno l'abuso, del cristianesimo ebbe una certa influenza sulla decadenza e caduta dell'Impero romano. Il clero predicava con successo la pazienza e la pussilanimità. Venivano scoraggiate le virtù attive della società, e gli ultimi resti di spirito militare finirono sepolti nel chiostro. [...] ... la Chiesa e persino lo stato furono sconvolti dalle fazioni religiose [...]; il mondo romano fu oppresso da una nuova specie di tirannia, e le sette perseguitate divennero i nemici segreti del paese. ...Se la decadenza dell'Impero romano fu affrettata dalla conversione di Costantino, la sua religione vittoriosa attenuò la violenza della caduta e addolcì l'indole crudele dei conquistatori »

A parte l'evidente spirito anticlericale illuministico che ispirava l'analisi di Gibbon bisogna tuttavia riconoscerne l'attualità se anche Momigliano (1959) concordava nell'evidenziare come il trionfo del Cristianesimo avesse notevolmente influito sulle istituzioni della società pagana.
 
L’impero romano crollò non solo per i conflitti di classe, le proteste degli schiavi, le ribellioni delle colonie ma anche per la corruzione, la decadenza dei costumi e l’immoralità diffuse dal I secolo a. C. alla fine dell’impero. L’onestà cristiana fu un argine per contrastare gli illeciti e immorali comportamenti importati dalla cultura greca. Il cristianesimo metteva in secondo piano le cose terrene, dando più importanza a quelle spirituali. A proposito di cose terrene: il Senato romano per motivi economici e morali emise invano parecchi editti per proibire gl’indumenti di seta. L’importazione di seta cinese causò enormi uscite di oro e le vesti di seta venivano considerate decadenti o immorali. Diceva un filosofo dell’antica Roma: “Possono essere definite vesti robe che non nascondono il corpo e nemmeno le parti intime?” Facendo un parallelo con l’epoca moderna si può osservare che noi, figli, seppure molto alla lontana, di quel popolo nulla abbiamo inventato, siamo immorali e corrotti come allora. Stiamo vivendo la crisi che fu dell’impero romano. Senza il consenso morale anche oggi è infido il futuro del mondo. Corruzione, peculato, concussione, brogli elettorali, tangenti… sono reati conosciuti anche nel mondo romano, cui vanno aggiunti illeciti e problemi più attuali quali la pornografia, il turismo sessuale, la droga, la violenza sul prossimo in generale e sulla donna in particolare, il terrorismo e i fenomeni malavitosi, il disinteresse verso chi soffre per fame o per malattie e infine il degrado ambientale, dovuto anche a speculazioni di qualsiasi genere: quanti decenni (non secoli) di vita ci attenderanno?












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