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[h=1]Un chip monitora il sangue dall’interno[/h] [h=2]Dal Politecnico di Losanna giunge un piccolo chip impiantabile in grado di monitorare fino a cinque parametri direttamente dall'interno delle arterie.[/h] Domani
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Davide Falanga, 26 marzo 2013, 10:00
La tecnologia è oramai un alleato fondamentale della medicina, che sfruttandone le potenzialità continua a sviluppare nuove soluzioni per la cura dei pazienti. L’ultima idea giunge dal Politecnico Federale di Losanna, in Svizzera, ove un team di ricercatori ha realizzato un piccolo impianto da 14 mm in grado di monitorare alcuni parametri direttamente dall’interno delle arterie, con la possibilità di comunicare i risultati ad uno smartphone.

Tale dispositivo viene impiantato senza particolari problemi all’interno del corpo del paziente, avviando sin da subito le proprie attività: esso è in grado di registrare informazioni in tempo reale su un massimo di 5 sostanze presenti nel sangue contemporaneamente, come ad esempio alcune proteine che permettono di determinare l’occorrenza di attacchi cardiaci, oppure glucosio, ATP ed altre sostanze presenti nel sangue.


Il chip in questione è in grado anche di comunicare quanto registrato all’esterno utilizzando il protocollo Bluetooth, associandosi ad uno smartphone per la trasmissione dati. Senza fili è anche l’alimentazione del device, di tipo induttivo: un apparecchio dall’esterno può infatti fornire un’energia pari a 100 milliwatt attraverso la pelle del paziente, eliminando la presenza di componenti atti ad alimentare i circuiti elettronici che costituiscono l’impianto.

Un simile device potrebbe dunque rivelarsi fondamentale nella cura di specifiche patologie, sia in fase di diagnosi che in fase di analisi dei farmaci da utilizzare, potendo esaminare svariati parametri direttamente dall’interno, in maniera semplice e veloce. Qualora dovesse attecchire, il dispositivo potrebbe vedere inoltre presto l’arrivo di svariati nuovi sensori, potendo ampliare le proprie funzionalità ed allargando le opportunità d’uso nel campo medico.



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[h=1]Un chip permette la comunicazione tra cervello e PC[/h] [h=2]Continua lo sviluppo di interfacce tra cervello e computer: presto potrebbero comunicare grazie ad un chip impiantato nella corteccia cerebrale.[/h] Domani
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Davide Falanga, 8 marzo 2013, 8:30
Sviluppare un’interfaccia tra cervello e computer, consentendo la comunicazione quanto meno nella direzione che va dal primo al secondo, con la speranza di allargare la “corsia” di marcia per consentire il transito delle informazioni nel verso opposto. È questo l’obiettivo che alcuni ricercatori della Brown University intendono raggiungere: un obiettivo piuttosto lontano, ma forse non troppo, come dimostrano i risultati ottenuti dai primi sensori impiantati nel cervello di alcune cavie circa un anno fa.
Tali sensori sono in grado di catturare informazioni contemporaneamente da un massimo di 100 neuroni all’interno del cervello di uno stesso paziente, permettendo così il monitoraggio delle relative attività cerebrali in maniera innovativa. La comunicazione con i computer avviene quindi attraverso una rete wireless, permettendo così l’abolizione di eventuali cavi di collegamento per consentire l’uso del dispositivo anche in mobilità. E, nel caso in cui l’autonomia residua si scarsa, è disponibile anche un apposito sistema di ricarica.

Tale device si compone di una serie di elettrodi di ridotte dimensioni impiantati direttamente nella corteccia cerebrale, oltre che da una batteria agli ioni di litio, un sistema per l’analisi e l’elaborazione dei segnali catturati dagli elettrodi e, come detto, un modulo per la trasmissioni dati senza fili. La trasmissione avviene ad una velocità di 24 Mbps, usufruendo della banda tra i 3,2 e i 3,8 GHz per comunicare con un apposito dispositivo esterno. L’intero apparato consuma un totale di 100 milliwatt, rendendolo dunque particolarmente efficiente.
Il tutto rappresenta secondo gli addetti ai lavori un incredibile passo in avanti nella direzione delle prime interfacce cervello-computer capaci di offrire concreti vantaggi nel campo delle neuroscienze, in quanto ha già fornito risultati concreti sulle cavie e potrebbe presto trovare applicazioni concrete anche su pazienti umani. Presto, insomma, il cervello potrebbe davvero comunicare con un computer, permettendo ad esempio il monitoraggio in tempo reale di pazienti affetti da determinate patologie.



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[h=1]Un chip,COME DICEVO TEMPO FA...SI STA AVVERANDO,PIANO,PIANO CON LA SCUSA DELLA SALUTE,SAPRANNO OGNI TUO MOVIMENTO ANCHE QUANTE VOLTE VAI AL CESSO.....O ALTRO.....HAHAHHAH[/h]
 

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