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[h=1]Nigeria, il genocidio dei cristiani uccisi dagli islamici Fulani[/h] [h=2][/h]
In Nigeria i cristiani lanciano l'allarme di un possibile "genocidio come accadde in Ruanda" per gli attacchi dei musulmani Fulani, sempre più armati di fucili AK 47 e ferocemente violenti

Matteo Orlando - Dom, 01/07/2018 - 21:55
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In Nigeria è palpabile la tensione che vivono i cristiani, specie quelli che abitano nella Middle Belt, la zona del paese dove, dall’inizio di questo 2018, sono stati uccisi, nel solo Stato di Benue, circa 500 fedeli di Gesù Cristo.
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Gli autori delle tremende uccisioni sono i pastori musulmani dell’etnia nomade dei Fulani.

Se negli anni passati gli scontri tra questi musulmani e gli agricoltori del luogo, in prevalenza cristiani, sono stati dovuti a contese per i pascoli (con i cristiani che spesso hanno registrato attacchi ai loro raccolti e violenze contro le loro mandrie) adesso questi conflitti hanno assunto la preoccupante matrice non dell’odio economico o etnico, ma di quello religioso.

I media nigeriani tendono a minimizzare l'islamismo militante dietro gli attacchi preferendo attribuire la violenza a "tensioni etniche", a "una battaglia per la terra e le risorse" o persino "ai cambiamenti climatici", ma è evidente la natura religiosa dei massacri.

È così elevata la preoccupazione che monsignor William Amove Avenya, vescovo di Gboko, attraverso l’ACS Italia (la Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre) ha scongiurato di non rifare gli stessi errori che sono stati fatti "con il genocidio in Ruanda. Era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo ha fermato. E sappiamo bene come è andata a finire. L’Occidente guarda ancora ai Fulani come ad una problematica interna. Non fate come con il Ruanda, non aspettate che si compia il genocidio prima di intervenire".

Il riferimento è relativo a quanto accaduto nel vicino paese africano dove, durante circa 100 giorni (dal 7 aprile alla metà di luglio del 1994) furono uccisi circa 1 milione di ruandesi dell’etnia Tutsi dai membri Hutu della maggioranza di governo.

"Sono criminali e terroristi ma non fanno le stesse cose nei territori a maggioranza musulmana", ha denunciato nell’intervista monsignor Avenya, riferendosi ai Fulani della Nigeria. "Siamo convinti che sia in atto una pulizia etnica nei confronti dei cristiani", con i pastori fulani, peraltro, che sembrano sempre più dotati di armi sofisticate, come i fucili AK 47.

Come Avenya, anche i monsignori Peter Iornzuul Adoboh (vescovo di Katsina Ala) e Matthew Ishaya Audu (di Lafia) sostengono che vi sia una "chiara agenda per islamizzare la Middle Belt nigeriana attraverso i pastori fulani e il governo non fa nulla per fermarli" attraverso la polizia federale. Questo perché il settantacinquenne presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, al potere dal 29 maggio 2015 (dopo esserlo stato nel biennio 1983-85) è di etnia fulani.

Come riportato da Breitbart News, la scorsa settimana uomini pesantemente armati hanno aperto il fuoco contro i cristiani in diversi villaggi dello Stato di Plateau, nella Nigeria centrale, uccidendo decine di loro, ferendone centinaia e bruciando circa 50 case.

Il reverendo Gideon Para-Mallam, della International Fellowship of Evangelical Students di Jos, ha affermato a Breitbart che la violenza fa parte di un modello, di un'agenda emergente, che rappresenta "un altro Boko Haram travestito". L'intensità degli attacchi nella Nigeria centrale è indicativa, secondo Para-Mallam, "perché lo stato di Plateau è l'epicentro del cristianesimo" nigeriano.





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L'AFFONDO [h=1]Socci: "Il Papa non parla di quell'eccidio. Perché scorda cinque milioni di morti?"[/h]
18 Aprile 2016

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I migranti morti nel Mediterraneo dal 2000 ad oggi, secondo calcoli approssimativi, sono stati circa 27 mila.

È un’orribile tragedia e va fermata. Ma da qui a definirla - come ha fatto ieri papa Bergoglio a Lesbo - «la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda guerra mondiale» ce ne corre.

Debole in teologia l’attuale vescovo di Roma appare debolissimo in storia contemporanea. Basta ricordare una tragedia che Bergoglio dovrebbe conoscere bene: la dittatura militare argentina dal 1976 al 1983 ha fatto circa 40 mila vittime.

Parlando di catastrofi umanitarie dal 1945 ad oggi (ma morti ammazzati, mentre così non è per i migranti), va ricordato il genocidio del Sudan dove, nel 1983, fu imposta la sharia anche a cristiani e animisti: alla fine del 2000, su 30 milioni di abitanti, si contavano quasi 2 milioni di vittime, 4,5 milioni di sfollati, 500 mila profughi all’estero e centinaia di donne e bambini ridotti in schiavitù.

C’è poi l’orrendo genocidio del Ruanda che, nel 1994, fece quasi 1 milioni di vittime su circa 5 milioni di abitanti.

Infine c’è il capitolo comunista su cui Bergoglio glissa sempre. A parte l’Urss (che dal 1917 - secondo le stime minimali - fece 20 milioni di vittime) c’è la Corea del Nord (inferno comunista tuttora funzionante): dal 1950 circa 3 milioni di vittime. E la Cambogia: dal 1975 al 1979 i Khmer rossi hanno fatto 2 milioni di vittime su 6 milioni di abitanti.

Accanto ad altri macelli comunisti dal 1945 in avanti (Africa, Vietnam, Afghanistan, Europa dell’est, Cuba), che hanno fatto anch’essi qualche milione di vittime, c’è il caso più tragico: la Cina.

Dal 1949, quando il comunismo di Mao ha preso il potere, ha fatto più di 70 milioni di vittime. A cui vanno aggiunti gli aborti forzati imposti dal 1979 per la legge sul figlio unico: 300 milioni di “nascite in meno” in 21 anni.

A questo regime comunista - tuttora imperante - Bergoglio tre mesi fa ha lanciato un amorevole messaggio (sotto forma di intervista) che - come scrive Sandro Magister - brilla «per il suo totale silenzio sulle questioni religiose e di libertà» e «per le sue parole sfrenatamente assolutrici di passato, presente e futuro della Cina, esortata a farsi “misericordiosa verso se stessa” e ad “accettare il proprio cammino per quel che è stato”, come “acqua che scorre” e tutto purifica, anche quei milioni di vittime che il papa mai nomina, neppure velatamente».

Avendo taciuto così pure sulle migliaia di persone tuttora nei lager (compresi vescovi e sacerdoti) come può oggi Bergoglio fare la morale agli altri sui migranti?

Peraltro - a proposito di aborto - i predecessori di Bergoglio ritenevano una “catastrofe umanitaria” anche l’aborto libero (non forzato come in Cina) introdotto dalle legislazioni dei paesi democratici dagli anni Settanta (sull’esempio dei paesi totalitari).

I dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità dicono infatti che ogni anno, in tutto il pianeta, si fanno circa 50 milioni di aborti (la Seconda guerra mondiale in sei anni fece 50 milioni di vittime).

In 40 anni dunque siamo ben sopra al miliardo di aborti. Ma questa tragedia non è in cima ai pensieri di Bergoglio come l’emigrazione.

Per la quale ama fare esibizioni di bontà “politically correct” (e in favore di telecamera) come quella di Lesbo e (prima) di Lampedusa.

Naturalmente il problema c’è e va risolto. I trattati internazionali stabiliscono che i profughi (che scappano da guerre e persecuzioni) devono essere accolti ed è quello che l’Europa fa.

Ma i profughi sono una minoranza e - come hanno ripetuto molte volte i patriarchi delle chiese martiri orientali - desiderano anzitutto tornare nelle loro case.

Sogno impossibile se non si spazza via totalmente l’Isis. Ma come fare? Bergoglio, che si è sempre rifiutato di chiamare per nome - cioè “Stato islamico” - l’autore di quei crimini, è contro interventi di polizia internazionale. Altre soluzioni?

Il Papa potrebbe chiedere all’Arabia Saudita di farsi carico dei profughi provenienti da Siria e Iraq: è un Paese con tantissimo territorio libero, uno Stato con immense ricchezze derivanti dal petrolio ed è anche il centro propulsore dell’Islam, quindi sarebbe tenuto a soccorrere i musulmani. Oltretutto l’Arabia è vicinissima a quelle aree, quindi i profughi potrebbero trovare asilo lì, evitando migrazioni terribili e pericolose.

Lo stesso discorso si potrebbe fare all’Iran che è l’altro Paese confinante, anch’esso super-islamico (sia pure sciita). Ma sia Arabia Saudita che Iran in quella regione sono tra i fomentatori dei conflitti e non tra gli operatori di pace. Perché il Papa non lancia messaggi morali a quei due regimi?

Ci sono poi - accanto ai profughi - i migranti economici. In questo caso il primo diritto da proclamare - come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - è il “diritto di non emigrare”, cioè di non doversi sradicare.

Pure i vescovi africani, l’anno scorso, hanno lanciato un appello alle giovani generazioni scolarizzate perché restino nei propri Paesi aiutandone lo sviluppo (oggi l’Africa è un continente in crescita che ha prospettive economiche molto buone).

Il fenomeno dell’emigrazione sconvolge sia Paesi di partenza, sia quelli di arrivo che non sono in grado di sopportare una simile invasione.

Oltretutto il traffico di esseri umani è spesso gestito da organizzazioni criminali che si arricchiscono sulla pelle dei migranti e talora portano quei poveretti alla morte.

Perché dunque il Papa non invita anzitutto a scongiurare il fenomeno migratorio invece di pretendere l’abbattimento delle frontiere d’Europa? Non si rischia così di alimentarlo?

Secondo certi osservatori, per esempio, il suo tour buonista a Lampedusa nel 2013 probabilmente contribuì a illudere migliaia di persone inducendoli a intraprendere viaggi terribili e a volte mortali.

Il Papa dimostra altrettanta superficialità riguardo all’impatto sull’Europa della marea migratoria. Sottovaluta l’evidenza storica di una difficilissima integrazione (vedi il caso del Belgio). E non considera che certi Paesi come l’Italia hanno già fatto il massimo. Del resto la nostra opinione pubblica - che avverte la crisi economica (l’Italia ha il record europeo della povertà) - trova sconcertanti certi episodi di cronaca che mostrano un eccesso di pretese da parte dei migranti che ospitiamo.

Il problema è soprattutto l’enormità dell’ “invasione”.

In una recente intervista Bergoglio è arrivato a dire: «Si può parlare oggi di invasione araba» dell’Europa, «è un fatto sociale». Ma - ha minimizzato - «quante invasioni l’Europa ha conosciuto nel corso della sua storia! Ha sempre saputo sorpassarsi, andare avanti per trovarsi poi come ingrandita dallo scambio di culture».

Colpisce la spensierata superficialità di queste parole. Ancora una volta papa Bergoglio mostra di essere a digiuno di storia.
Se parliamo delle invasioni barbariche sono state per l’Europa una vera devastazione: fu spazzato via il millenario Impero romano e il continente sprofondò nel caos, regredendo a uno stato pressoché selvatico.

Ci vollero secoli - e la vigorosa Chiesa dei monaci (non certo quella di Bergoglio) - per risollevarsi e dar forma al luminoso Medioevo.

Se poi parliamo - come Bergoglio - di “invasione araba” va detto che nella storia d’Europa proprio le invasioni musulmane (arabe e turche) sono state il più tragico dei flagelli.

Perché a Oriente hanno spazzato via la grande civiltà bizantina e per tre volte hanno tentato l’occupazione militare dell’Europa (miracolosamente scongiurata anche grazie a veri papi davvero illuminati).

I saraceni hanno poi sottoposto per secoli l’Italia a scorribande sanguinarie. Bergoglio continua a voler ignorare la natura dell’Islam e sottovalutarne il pericolo.

Si dedica con tanta passione ai migranti musulmani, che non ha tempo di ricordarsi dei molti cristiani perseguitati (come Asia Bibi), schiavizzati e uccisi sotto regimi islamici e comunisti.

di Antonio Socci



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