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Il colpo basso del governo: taglia l'Irpef per aumentare l'Iva

L'esecutivo giallorosso punta a ridurre la pressione fiscale. Ma se da una parte l'intenzione è quella di tagliare l'Irpef, dall'altra nessuno dice che l'imposta sul valore aggiunto subirà un aumento

Federico Giuliani - Mer, 05/02/2020 - 10:56





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L'intenzione del governo è quella di riformare il fisco tagliando l'Irpef, ma dietro una mossa del genere si nasconde un effetto indesiderato per i contribuenti italiani: l'aumento dell'Iva.

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La coperta è corta, le risorse limitate, così come limitato è il margine di manovra per attuare modifiche degne di nota. Ecco che, stando a quanto riportato dal quotidiano La Verità, mentre con una mano l'esecutivo cercherà di alleggerire la pressione fiscale, con l'altra dovrà inevitabilmente rimodulare l'imposta sul valore aggiunto.
Andiamo con ordine. Domani scatta il cantiere sull'Irpef che chiamerà in causa, tra gli altri personaggi impegnati, il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. Le parole d'ordine sono due: semplificazione e calo della pressione fiscale. Termini, questi, che mirano a rassicurare l'elettorato ma che al tempo stesso nascondono una polpetta avvelenata non da poco.
Dal canto suo Luigi Marattin, vice capogruppo di Italia Viva alla Camera, sostiene che sul tavolo ci sono già numerose idee: “Iniziamo a lavorare con l' obiettivo di rifare completamente Iva e Irpef nel 2021. Il 2021 può essere l' anno di un nuovo fisco, più semplice e più leggero. Cerchiamo di avere coraggio”.
Diversa la posizione del Movimento 5 Stelle. I grillini sono favorevoli a semplificare l'Irpef, con la riduzione delle aliquote da 5 a 3 e una revisione degli scaglioni, ma non intendono attuare interventi sull'Iva. In un certo senso anche il Pd ha scisso i due concetti: da una parte la riforma dell'Irpef, dall'altra la semplificazione Iva.
Lo spauracchio dell'Iva
In effetti la strategia dell'esecutivo giallorosso è minuziosa. Quando Gualtieri parla di “calo della pressione fiscale” si riferisce solo alla tassa sul reddito delle persone, non all'Iva, la quale invece sarà "rimodulata” e quindi, nel suo complesso, salirà. E pensare che l'attuale maggioranza era arrivata a Palazzo Chigi sbandierando ai quattro venti un diktat chiaro e preciso: evitare l'innalzamento dell'imposta sul valore aggiunto.
L'Irpef potrebbe essere tagliato di almeno 10 miliardi di euro, con il gettito complessivo che passerebbe da 187 miliardi a 177. Parallelamente il gettito dell'Iva rischia di schizzare in alto della medesima cifra, 10 miliardi, passando dagli attuali 133 miliardi a 143. Uno scenario del genere è ancora ipotetico ma non è certo fantascienza. Tutto dipenderà dalle scelte che deciderà di prendere il Mef da qui a metà aprile.
C'è da capire quali variabili verranno prese in considerazione per la rimodulazione delle aliquote Iva così e per la modifica delle 68 voci di imposta agevolata che pesano sui bilanci dello Stato per una somma compresa tra i 35 e i 40 miliardi di euro.
Il cantiere della riforma Irpef prevede una riorganizzazione di varie voci, ma il rischio è far scattare nel 2021 i 20 miliardi di clausole di salvaguardia, che farebbero aumentare l'aliquota massima dal 22% al 25%.


SE SI AUMENTA L'IVA SI DIVENTA PEGGIO DELLA GRECIA CONTINUATE A VOTARE I COMUNISTI VI RITROVATE TUTTI SOTTO I PONTI E A MANGIARE ALLA CARITAS.AUGURI
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Ogongo ammette: "Le sardine sono manovrate"
L'ex sardina si scaglia contro Santori&Co: "
Hanno sbagliato a schierarsi a sinistra, adesso in piazza ci sarà meno gente
. Strumentalizzano la voglia di partecipare"

Luca Sablone - Mer, 05/02/2020 - 09:25





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L'accusa è durissima, senza giri di parole. E arriva direttamente da una sardina, molto critica con i suoi compagni d'avventura: "Se per sardine intende il prodotto di marketing, garante dei salotti e delle élite, allora sì, sono manovrate".
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Foto dal profilo Facebook di Stephen Ogongo
Queste le parole di Stephen Ogongo, che però precisa e difende i pesciolini che scendono in piazza: "Ma se si intende la gente che va in piazza, quelle non le manovra nessuno". Il movimento anti-Salvini ora deve fare i conti con le prime scissioni interne, che rivelano una fragilità e un senso di superiorità piuttosto evidente da parte dei singoli: "Quando ho lanciato le sardine di Roma non ho chiesto il permesso a Santori&Co. I bolognesi si sono aggregati dopo. Se le sardine sono un marchio registrato, come vogliono i fondatori, io mi sono auto espulso".
C'è dunque la possibilità che le sardine di Roma vadano avanti senza di lui: "Se saranno un club di amici che si inchinano al capo, fiancheggiando il Pd e, di nascosto, il suo candidato sindaco, andranno avanti senza di me. Se invece saranno un'organizzazione aperta io ci sarò". Ogongo poi è passato all'offensiva contro Mattia Santori e gli amici bolognesi: "Il loro principale errore è stato quello di aver schierato il movimento a sinistra. Non tutte le persone che hanno riempito piazza San Giovanni erano di sinistra".

"Meno gente in piazza"
La sardina era finita duramente sotto accusa per aver aperto a un confronto con Casapound: "Quell'intervista è stata travisata, per me il fascismo ha devastato l'Italia. Ma il mondo visto da Santori è il mondo di Peppone e Don Camillo, buoni contro cattivi e nessuno spazio per superare le divisioni inutili". Il giornalista ha poi commentato la foto scattata con i Benetton: "Andare dai Benetton è una scelta di campo. Sono l'esempio dello sfruttamento a uso privato di un bene pubblico e il fatto che l'incontro sia stato tenuto segreto dimostra che Santori e i suoi amici sapevano che stavano sbagliando".
Il 45enne ha smentito le voci sollevate circa la sua intenzione di fare carriera politica: "Se fosse vero mi incollerei a loro e avrei la strada spianata, invece di fare questa scelta controcorrente. E poi, quale carriera politica potrei fare se non sono nemmeno cittadino italiano?". Ogongo infine, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha lanciato un avvertimento in vista di domenica 16 febbraio, quando le sardine scenderanno in piazza a Roma: "Ci sarò e spero ci siano più cittadini possibili, perché chi scende in piazza non la pensa come Santori e i suoi. Loro strumentalizzano questa voglia di partecipare, molti lo hanno capito e si sono allontanati. Non me lo auguro, ma questa volta in piazza ci sarà meno gente".

 

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