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Vescovi emiliani a gamba tesa: “Evviva l'Emilia Rossa"
Nel documento dell’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali creato dalla Conferenza episcopale emiliana c’è una esplicita e inopportuna indicazione di voto e l’elogio del lavoro sin qui svolto dalla giunta uscente, indicando nell’Emilia Romagna una delle regioni «meglio organizzate e più avanzate d’Italia».


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All’epoca della Democrazia Cristiana e dell’unità politica dei cattolici sotto le insegne scudocrociate le diverse sensibilità del mondo ecclesiale si orientavano verso una o l’altra delle cosiddette correnti dell’arcipelago democristiano. Dopo Tangentopoli e la caduta delle ideologie, sono state frequenti le incursioni di una parte della gerarchia nella propaganda politica, al fine di fornire suggerimenti e indicazioni di voto, più o meno velate, in favore dei partiti di sinistra. Si è trattato spesso di entrate a gamba tesa che hanno contraddetto il principio di laicità della politica di memoria sturziana e degasperiana e stimolato molte antipatie nei confronti della Chiesa.
Già in occasione dei duelli degli anni novanta e del decennio successivo tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, una parte del clero si è apertamente schierata in favore del candidato del centrosinistra e le notizie di parroci che quasi accompagnavano i fedeli nelle urne si susseguivano a getto continuo. A prescindere dal fatto che fossero sponsorizzazioni più o meno palesi di candidati della sinistra, quelle prese di posizione hanno contraddetto il Magistero della Chiesa e penalizzato la visione del mondo tipica del cattolicesimo liberale.
Due giorni fa una parte della Chiesa emiliano-romagnola (certamente non tutta, come si riferisce in altro articolo) è scesa in campo per esortare i cittadini dell’Emilia Romagna a non disertare i seggi domenica 26 gennaio e a non votare per le forze populiste. A meno di due settimane dal voto per le elezioni regionali, quelle dichiarazioni sono sembrate una sorta di endorsement in favore di Stefano Bonaccini, governatore di sinistra uscente e una bocciatura senza appello della possibilità di sperimentare anche sulla via Emilia le tentazioni sovraniste o populiste. La reazione del leader leghista Matteo Salvini non si è peraltro fatta attendere ed è stata molto intelligente e acuta: «Con la consapevolezza che i cattolici voteranno per me – ha specificato il segretario del Carroccio –, condivido totalmente l’appello dei vescovi della regione per una campagna elettorale positiva e costruttiva, che è quella che sto facendo io, a differenza di quella della sinistra».
A fare discutere sono stati due documenti ufficiali pubblicati sul sito dell’Arcidiocesi di Bologna: la nota dei vescovi della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna e un documento dell’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali creato dalla stessa Conferenza episcopale. In questo secondo documento c’è una esplicita (e inopportuna) indicazione di voto, che manca di rispetto a chi, da cattolico, ritiene più conforme ai suoi valori un’opzione politica di centro-destra, anche sulla base dei programmi elettorali presentati in materia di fine vita e altri temi etici e sensibili. «Desideriamo sottolineare – si legge in quello scritto – che è solamente il principio di fraternità che riesce a far stare assieme libertà e uguaglianza. In una società bensì giusta, ma non fraterna, la democrazia, prima o poi, cede il passo alle tante forme, oggi ritornate di moda, di sovranismi e populismi. Non possiamo tollerare che ciò abbia a realizzarsi nella nostra Emilia-Romagna».
Ma le argomentazioni a chiaro sostegno della Sinistra non si fermano lì. C’è l’elogio del lavoro sin qui svolto dalla giunta uscente, indicando nell’Emilia Romagna una delle regioni «meglio organizzate e più avanzate d’Italia».
L’intonazione propagandistica delle parole della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna si accentua nell’altro documento, la nota emessa al termine della riunione presieduta dal cardinale di Bologna, Matteo Zuppi. Già il titolo tradisce l’orientamento dei Vescovi (“La Regione, laboratorio di democrazia”). Poi una serie di considerazioni velatamente (ma non troppo) anti-leghiste. Si mettono in guardia gli elettori di quella regione dall’idea di tagliare i ponti con l’Europa («Pensare di tutelare la Regione contro l’Europa è una tragica ingenuità e fonte di povertà») e viene richiamata l’importanza del rispetto di un linguaggio «libero da offese e falsità, concreto nelle proposte, rispettoso delle persone e delle diverse idee politiche».
Non a caso ad applaudire sono stati soprattutto gli esponenti dem, in particolare il deputato bolognese del Pd, Andrea De Maria, che ha parlato di «indicazioni forti e significative» da parte dei Vescovi, rispetto a «valori fortemente radicati nella storia e nell’identità della nostra terra a cui, il 26 gennaio, i cittadini dell’Emilia Romagna non devono rinunciare». Ciliegina sulla torta anti-salviniana il riferimento alla questione immigrati. «Ogni forma di corporativismo – scrivono i Vescovi in quella nota - di esclusione sociale e dalla partecipazione attiva, ogni discriminazione di uomini e donne, italiani o immigrati, persone e famiglie, indebolisce il cammino e lo sviluppo regionale».
Ancora una volta, quindi, una parte della Chiesa si schiera apertamente a favore della sinistra in una competizione politica, peraltro in questo caso molto in bilico. Evidentemente, anni e anni di elaborazione di un pensiero cattolico neutrale e fondato sui valori evangelici e non sugli schieramenti, non sono bastati ad evitare l’ennesimo imbarazzante scivolone.



poverelli mi fanno molta pena loro dovrebbero pensare solo alle anime,si comportano così solo per interessi. Perchè non mettono Salvini al Rogo lo hanno fatto per anni con le "streghe" per loro non è un problema.
 
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PREDICA BENE E RAZZOLA MALE MOLTO MALE


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CI VUOLE CORAGGIO A CHIAMARSI COME IL POVERELLO DI ASSISI
 

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