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VADO IN SVIZZERA

Alien.

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[h=1]Svizzera modello anti-islam Così frena le idee talebane[/h] [h=2][/h] L'ultimo caso a scuola: il consiglio dà torto al padre dello scolaro che non voleva dare la mano alla prof



[COLOR=#555555 !important] Fausto Biloslavo - Gio, 22/09/2016 - 22:50
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Ad Oriana Fallaci sarebbe piaciuta la Svizzera che non si piega alle regole talebane dell'islam. L'ultimo caso riguarda una scuola di Therwil, nel cantone tedesco.
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Lunedì il consiglio scolastico ha risposto con un secco no ai genitori di un giovane musulmano, che difendeva la scelta del ragazzo di non stringere la mano ad un'insegnate perché donna. Una regola talebana dell'islam prescrive di non toccare in alcun caso una femmina, se non fa parte della propria famiglia. La scuola ha deciso che la docente «ha il pieno diritto di chiedere che gli studenti le stringano la mano». Il caso era esploso in maggio quando il giovane si era rifiutato di farlo. All'inizio si era deciso di lasciar perdere, ma la faccenda aveva sollevato l'opinione pubblica in mezza Svizzera. Il padre ha presentato una richiesta specifica all'istituto di esentare il figlio dalla stretta di mano con l'insegnante in nome dell'islam. Con il nuovo anno la scuola ha detto no. Il genitore può fare ricorso, ma la responsabile scolastica del distretto, Monica Gschwind, ha messo in chiaro che rispetta la decisione della scuola. «Stringere la mano non è solo un segno di decenza, ma è un atto profondamente radicato nella nostra società e cultura» ha sentenziato la dirigente. E ha aggiunto: «Non ho dubbi: la stretta di mano (con una donna) ne esce rafforzata senza se e senza ma».
Il dipartimento dell'Educazione, cultura e sport di Basilea-Landschaft fin da maggio aveva ribadito: «L'interesse pubblico rispetto alla parità tra uomini e donne e l'integrazione degli stranieri in modo significativo supera la libertà di coscienza (libertà di religione) degli studenti». Un esempio per tanti istituti scolastici italiani, che al contrario annacquano le feste religiose cristiane o nascondono i crocifissi per non urtare la suscettibilità degli studenti islamici. In Svizzera vivono circa 450mila musulmani, il 5,5% della popolazione. L'islam è la terza religione. Gli svizzeri non difendono tanto la fede, ma il loro modo di vivere, la società e le tradizioni.
Questa estate è scattata la prima multa per il divieto del burqa in Canton Ticino grazie ad una legge entrata in vigore il primo luglio, dopo il referendum dello scorso anno. Nora Illi, che fa parte del Consiglio islamico centrale svizzero ed un'imprenditrice franco algerina, Rachid Nekkaz, si sono presentate a Locarno completamente coperte da un burqa per sfidare il divieto. La polizia le ha fermate multandole per l'equivalente in franchi di circa 200 euro. La penale può superare i 10mila euro. Il referendum che nel novembre 2015 ha approvato il divieto del burqa prevede che la regola valga sia per gli svizzeri, che per gli stranieri, anche se consorti di facoltosi sceicchi arabi. Per questo motivo l'ambasciata dell'Arabia Saudita a Berna ha emesso un'allerta per i suoi cittadini sul divieto al burqa invitandoli «a rispettare la legge per evitare problemi».
Gli svizzeri hanno votato nel 2009 anche il divieto di erigere nuovi minareti. Nonostante ci siano 300 luoghi di preghiera islamici esistono solo 4 moschee con minareti, precedenti al referendum, a Zurigo, Ginevra, Winterthur e Wangen bei Olten.
Non solo: in giugno il governo svizzero ha respinto la richiesta di cittadinanza di due sorelle musulmane immigrate, che si sono rifiutate di nuotare in piscina con i maschi della stessa classe. Anche in questo caso le ragazze si erano appellate alle regole talebane dell'Islam, che non ammettono la promiscuità. «La loro richiesta di naturalizzazione è stata respinta perché le sorelle non hanno seguito il curriculum scolastico - spiegano le autorità - I richiedenti la cittadinanza devono provare che sono integrati e rispettano le tradizioni ed i costumi locali».


capito mi hai ? questa è una vera nazione con gli attributi al posto giusto.



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[h=2]Vergognosa Sinistra italiana. Spara sulla Chiesa e lecca i piedi all’Islam![/h]



Sabato 10 gennaio 2015 – Senza Santi in Paradiso – In una Città occidentale, in attesa di andare in Chiesa a pregare per i Veri Martiri.
Sono arrivati! Attaccano, ammazzano, minacciano, deridono. Sono islamici e terroristi. Gridano Allah è grande e sparano. E non chiamateli martiri: sono solo dei maledetti assassini! L’Occidente cade e muore sotto i colpi dei loro bastardi kalashnikov. Non c’è spazio per la comprensione, né voglia di concederla. Sono quello e non altro! Assassini! E quello che si sente, si legge e si vede sui media italiani, quelli di Sinistra chiaramente, è vergognoso! Un continuo negare, annacquare, smorzare, difendere, giustificare. Una schifezza unica!
Dalle cime delle istituzioni ai politicanti da strapazzo, dai cattedratici ai comici, dai giornalisti ai conduttori televisivi, tutta una ciurma di ipocritissimi giuda di casa nostra. Pronti a farci sgozzare, pur di difendere le bugie cavalcate per anni. Dichiarano amicizia, amore e fraternità ai terroristi e ai loro familiari, alla loro gente, seppellendo, di fatto, le nostre Radici, le nostre Famiglie, i nostri Eroi, il nostro Grande D*o Padre Figlio e Santo Spirito, la nostra Storia. Si riempiono la bocca di solidarietà, integrazione, fratellanza (parole ormai svuotate di significato proprio dagli stessi invasori che abbiamo salvato dalle onde, dalla fame, dalle malattie, dai tiranni, e che sognano solamente di svuotarci delle nostre vite e impagliarci come beccacce), ma sono pronti a lapidare la Chiesa di Roma e la nostra tradizione e Fede Cristiana.
No, non ci sto. Né io, né milioni di persone che, come me, pretendono di restare padroni della propria esistenza e del proprio futuro. Oltre che della propria Fede. Certa ciurmaglia mediatica non ci rappresenta e non rappresenta l’intero Occidente, stanco, ormai, del buonismo scambiato per bontà di questi traditori della nostra Storia.
Mi chiedo come facciano, questi sinistri di Sinistra a odiare così tanto la propria terra, la propria gente, la propria storia, il proprio futuro. Dove trovino il coraggio, la forza, di negare la realtà. Di ammazzare la verità. C’è chi mi ha detto, in queste ore nefaste, che i musulmani terroristi assassini, che hanno seminato morte e desolazione in tutta Parigi e in tutto l’Occidente, non fossero neanche musulmani, ma francesi. C’è chi mi ha messo sotto al naso la foto del documento di uno di questi maiali per farmi vedere che c’era scritto Republique Française. Bastardo! Gli ho detto. E l’ho cancellato dall’elenco degli amici. Come ha potuto pensare di prendermi per il culo? Certo che i tre assassini fossero francesi, ma solo per il caso (s)fortuito che siano nati in Francia, la meravigliosa laicissima Francia. Il loro DNA ha scritto nonfedele in ogni gene.
Queste sono le ore in cui si deve scegliere: o dentro o fuori! Gli amici siano fratelli. Perché io, di un amico, mi devo fidare. Devo poter contare su di lui. Se la bandiera è diversa, o addirittura nemica, non c’è famiglia. Dunque, addio!
Charlie Hebdo, l’ipermarché ebreo, le duemila anime stroncate da Boko Haram in Nigeria, le centinaia di migliaia di martiri massacrati in Occidente come in Siria e in Iraq, gridano vendetta! E l’Occidente glielo deve! Perché è qui, nelle case intellettualchic, che l’islam si ingrassa e trova la forza di armarsi e ammazzare. Il coraggio di invadere e annientare.
 
[COLOR=#666666 !important] [h=1]Fermo, minacciati di morte i testimoni che scagionano Mancini[/h] [h=2][/h] Non c'è pace dopo la morte del nigeriano a Fermo. I due testimoni sotto attacco: telefonate e messaggi minatori



[COLOR=#555555 !important] Giuseppe De Lorenzo - Gio, 22/09/2016 - 15:54
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I due testimoni oculari che scagionano Amedeo Mancini, l'ultrà agli arresti con l'accusa di omicidio preterintenzionale per la morte del nigeriano a Fermo, da mesi subiscono minacce di morte e insulti.
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Sono due teste chiave nel processo che la Procura sta portando avanti per chiarire le dinamiche che il 6 luglio causarono il decesso di Emmanuel Chidi Nnamdi.
Secondo quanto racconta il Resto del Carlino, infatti, "inizialmente era stato solo uno a dover subire le angherie del popolo di Facebook, dei blogger e persino di alcuni politici. Ora che anche l’altro testimone è stato identificato gli è toccata la stessa sorte".
Una gogna a cui non riescono a sottrarsi. Una valanga di messaggi intimidatori, insulti eminacce di morte. Ovviamente il ritornello è sempre lo stesso, l'accusa di aver falsificato le versioni date agli inquirenti per scagionare l'ultrà della fermana, quando invece hanno soltanto detto la verità: overro che fu il nigeriano il primo ad aggredire e che Mancini si è solo difeso con un pugno. "Razzista, fascista, bastardo, delinquente e mitomane", sono solo alcune delle pietre che stanno colpendo i due testimoni. Senza considerare che uno dei due ha dovuto subire l'addio di alcuni clienti dal suo negozio.
[h=2]La vicenda del nigeriano ucciso[/h] La tragedia risale al 6 luglio scorso. Emmanuel Chidi Nnamdi sta passeggiando insieme alla moglie Chiniary a Fermo, vicino alla parrocchia che li ospita dopo il loro arrivo in Italia. Secondo le testimonianze dei presenti, Mancini vede "gli immigrati armeggiare intorno alla macchina" e insulta la donna chiamandola "scimmia". Chiniary lo aggredisce, facendo scattare la rissa. Mancini in un primo momento non reagisce, anzi: i teste vedono "Emmanuel afferrare il cartello stradale con base circolare di ferro e lo scaraventarlo contro Mancini colpendolo e facendolo cadere a terra". Non solo: mentre l'ultrà era a terra "l'uomo di colore cerca di colpirlo con i piedi e la donna tenta di attingerlo (colpirlo, Ndr) brandendo una scarpa in mano". Infine lo morde.
Solo a quel punto, sentitosi in pericolo di vita, Mancini colpisce con un pugno il nigeriano che cade, batte la testa e dopo pochi istanti muore. La procura arresta l'ultrà e lo accusa di omicidio preterintenzionale: gli investigatori stanno cercando di capire se Mancini ha sferrato il colpo mentre Emmanuel si stava allontanando oppure se si è trattata di legittima difesa.
Sulla vicenda sono ancora molte le ombre da chiarire. Di certo il moto "antirazzista" s'indignò all'istante prendendo per vera la prima versione rilasciata dalla vedova nigeriana. Dimostratasi poi falsa.Dai vari Boldrini e Boschi, invece, nemmeno una parola per i testimoni minacciati.




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NO COMET
 
Alien.;n2006298 ha scritto:
[h=1]Svizzera modello anti-islam Così frena le idee talebane[/h] [h=2][/h] L'ultimo caso a scuola: il consiglio dà torto al padre dello scolaro che non voleva dare la mano alla prof



[COLOR=#555555 !important] Fausto Biloslavo - Gio, 22/09/2016 - 22:50
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Ad Oriana Fallaci sarebbe piaciuta la Svizzera che non si piega alle regole talebane dell'islam. L'ultimo caso riguarda una scuola di Therwil, nel cantone tedesco.
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Lunedì il consiglio scolastico ha risposto con un secco no ai genitori di un giovane musulmano, che difendeva la scelta del ragazzo di non stringere la mano ad un'insegnate perché donna. Una regola talebana dell'islam prescrive di non toccare in alcun caso una femmina, se non fa parte della propria famiglia. La scuola ha deciso che la docente «ha il pieno diritto di chiedere che gli studenti le stringano la mano». Il caso era esploso in maggio quando il giovane si era rifiutato di farlo. All'inizio si era deciso di lasciar perdere, ma la faccenda aveva sollevato l'opinione pubblica in mezza Svizzera. Il padre ha presentato una richiesta specifica all'istituto di esentare il figlio dalla stretta di mano con l'insegnante in nome dell'islam. Con il nuovo anno la scuola ha detto no. Il genitore può fare ricorso, ma la responsabile scolastica del distretto, Monica Gschwind, ha messo in chiaro che rispetta la decisione della scuola. «Stringere la mano non è solo un segno di decenza, ma è un atto profondamente radicato nella nostra società e cultura» ha sentenziato la dirigente. E ha aggiunto: «Non ho dubbi: la stretta di mano (con una donna) ne esce rafforzata senza se e senza ma».
Il dipartimento dell'Educazione, cultura e sport di Basilea-Landschaft fin da maggio aveva ribadito: «L'interesse pubblico rispetto alla parità tra uomini e donne e l'integrazione degli stranieri in modo significativo supera la libertà di coscienza (libertà di religione) degli studenti». Un esempio per tanti istituti scolastici italiani, che al contrario annacquano le feste religiose cristiane o nascondono i crocifissi per non urtare la suscettibilità degli studenti islamici. In Svizzera vivono circa 450mila musulmani, il 5,5% della popolazione. L'islam è la terza religione. Gli svizzeri non difendono tanto la fede, ma il loro modo di vivere, la società e le tradizioni.
Questa estate è scattata la prima multa per il divieto del burqa in Canton Ticino grazie ad una legge entrata in vigore il primo luglio, dopo il referendum dello scorso anno. Nora Illi, che fa parte del Consiglio islamico centrale svizzero ed un'imprenditrice franco algerina, Rachid Nekkaz, si sono presentate a Locarno completamente coperte da un burqa per sfidare il divieto. La polizia le ha fermate multandole per l'equivalente in franchi di circa 200 euro. La penale può superare i 10mila euro. Il referendum che nel novembre 2015 ha approvato il divieto del burqa prevede che la regola valga sia per gli svizzeri, che per gli stranieri, anche se consorti di facoltosi sceicchi arabi. Per questo motivo l'ambasciata dell'Arabia Saudita a Berna ha emesso un'allerta per i suoi cittadini sul divieto al burqa invitandoli «a rispettare la legge per evitare problemi».
Gli svizzeri hanno votato nel 2009 anche il divieto di erigere nuovi minareti. Nonostante ci siano 300 luoghi di preghiera islamici esistono solo 4 moschee con minareti, precedenti al referendum, a Zurigo, Ginevra, Winterthur e Wangen bei Olten.
Non solo: in giugno il governo svizzero ha respinto la richiesta di cittadinanza di due sorelle musulmane immigrate, che si sono rifiutate di nuotare in piscina con i maschi della stessa classe. Anche in questo caso le ragazze si erano appellate alle regole talebane dell'Islam, che non ammettono la promiscuità. «La loro richiesta di naturalizzazione è stata respinta perché le sorelle non hanno seguito il curriculum scolastico - spiegano le autorità - I richiedenti la cittadinanza devono provare che sono integrati e rispettano le tradizioni ed i costumi locali».


capito mi hai ? questa è una vera nazione con gli attributi al posto giusto.



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ogni uno che viene dal paese estero secondo me dovrebbe rispettare la legge di casa!!!
dico questo e sono pur una straniera da 20 anni in Italia che sia ben chiaro!!!
a chi nn piace quello che ha trovato gratuitamente puo benissimo tornare da dove è arrivato !!!!
E BRAVI SVIZZERI!!!
sottolineo che non sono ne razzista ne nezionalista ma quel che è giusto è giusto e basta .
buona giornata :)
 
Complimenti desideria hai pienamente ragione ...ma in Italia non vi è democrazia ma dittatura in quanto per 3 governi nessuno a votato .Come in un regime.In Italia il cittadino non vale nulla e no comet.....oltre.

e si giusto e buona giornata.
 
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