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♥ ♥ INTER 2015-2016 ♥ ♥

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c'ho messo un po di tempo ma ci sono riuscito.............
ed ora devo lavorare sullo stadio


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Robè io stasera tifo INTER solo per vedè quella faccia de Galliani quando lo inquadrano ahahaha.ahahahaha.ahahahha me sconfinfero de risate ahahaha.ahahahah:rolleyes::rolleyes::rolleyes::p:p:p
 
Questo derby ce lo siamo portato a casa......ma il Milan non ha giocato male, sicuramente ci sarà una bella competizione tra le squadre milanesi :cool::cool:

Inter-Milan 1-0: Guarin regala il derby a Mancini, a Miha non basta Balotelli


Una rete del colombiano decide il derby, SuperMario entra nella ripresa e sfiora il pareggio due volte: adesso Mancini vola in testa da solo, a punteggio pieno

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Tre partite, nove punti. Il derby vinto 1-0. La stracittadina di settembre emette un primo verdetto: è l’Inter la prima sfidante-scudetto di una Juve che pare non essere più lei. Ed è già parecchio squadra per essere stata così rivoluzionata dal faraonico mercato estivo. Ma il derby settembrino a differenza degli esami, non emette una sentenza inappellabile: il Milan gioca sostanzialmente alla pari, sfiorando in almeno due occasioni l'1-1. Trascinato dal proprio uomo-copertina per eccellenza Mario Balotelli, entrato per Bacca e subito nel cuore della partita. Il derby, sempre intenso e a tratti anche bello, ha fatto dimenticare le due inquietanti stracittadine dell’anno scorso, mostrando il buono (parecchio) delle due squadre e qualche difetto senz’altro migliorabile. Il grande calcio sta tornando a Milano.

SUBITO HANDA — Alla prima vera azione della partita si capisce perché MIhajlovic stravede per Bacca e Luiz Adriano: il colombiano mette un filtrante per il perfetto movimento del brasiliano, stoppato da una grande uscita bassa di Handanovic. La difesa dell’Inter soffre i sincronismi di una coppia più affiatata di due sposini che banchettano alle nozze d’argento. L’Inter si riassesta subito, con Felipe Melo che impiega 5’ a far capire ad Honda, il peggiore del Milan, che non è aria. L’ex Juve è subito dentro il derby: corre, raddoppia, filtra e gioca semplice, come spesso (non) faceva. Le manovre, che non trovano quasi mai sbocco lateralmente, si appoggiano sui movimenti degli attaccanti: nell’Inter c’è un Jovetic versione tempi belli di Firenze. Già buona l’intesa con un Perisic ancora più indietro e non esattamente a suo agio da trequartista, ma che ha tutto per diventare l’arma impropria di questa Inter. Il problema è Icardi: finché partecipa poco alla manovra nulla di nuovissimo, ma quando si divora il vantaggio a due passi da Lopez nell’unico minuto di recupero capisci che Maurito non è al top. Si va al riposo sullo 0-0 e non è uno scandalo per quanto visto.
GUARIN DA TRE PUNTI — La partita riparte equilibrata, con un Kondogbia in crescita e un Kucka in calo dopo un primo tempo sopra le righe. Lopez prima sbaglia di piede poi è attento su Guarin. E proprio il colombiano, forse il miglior tiratore puro da fuori area in campo, la sblocca. Un disimpegno rischioso dell’Inter fa alzare il battito della curva nerazzurra ma paradossalmente anche il baricentro Milan poi sorpreso dall’uscita nerazzurra: Guarin sale e colpisce da dietro l’arco come Danilo Gallinari col gran sinistro a giro. Il colombiano rischia di essere un acquisto in più per Mancini. Mihajlovic, col Milan che fa fatica a creare, decide di lanciare Balotelli. Il 4-3-1-2 con Balo e due punte è una puntata al rosso e nero (nel senso di roulette, non di Milan) ed esce Bacca. Non perché abbia demeritato.

CHE BEL BALO MA… — Mario entra al 16’. Pronti via e un Melo fondamentale spende subito il giallo per tirargli una stecca e farlo innervosire. Mario sfrutta il suo punto forte, un calcio di destro da predestinato, per spaventare l’Inter su palla inattiva. Poi semina il panico e Telles (entrato per Juan Jesus, bravino ma da rivedere) fa quasi autogol. Non è finita: l’ex subissato di fischi dalla curva nerazzurra (e con lui anche Miha all’annuncio delle formazioni) scheggia il palo da fuori area e costringe un super Handanovic alla deviazione in corner. Con lui in campo cala il rendimento di Luiz Adriano, ma se Balotelli con troppa massa grassa è questo, sollecitiamo il nutrizionista rossonero. A Miha il compito di trovargli spazio.

MANCINI GONGOLA — Eh sì. Perché la capolista vista stasera non è al top, non solo perché con 9 giocatori nuovi ci vuole tempo. Jovetic non ha i 90’ ma ha fatto vedere grandi cose, Icardi segnerà la solita caterva di gol e Murillo, dopo impacci iniziali, ha chiuso da gran difensore, come Kondogbia, centrocampista dai mezzi fisici inesplorati che ha dominato senza Kucka. Mancio gongola e Sinisa, già a meno sei dal collega-amico, brontola.
 
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Inter, Mancini: "Col Chievo turnover possibile. Se siamo primi tra 10 turni..."

Il tecnico nerazzurro: "Con i gialloblù non è mai facile, quest'anno sarà ancora più difficile.
Fassone? Gli auguro il meglio e lo ringrazio per il supporto che mi ha sempre dato"


19 settembre 2015 - Appiano Gentile (Como)
Lo scossone societario di questa settimana ha fatto rumore anche sul campo ed è inevitabile che alla vigilia di Chievo-Inter Roberto Mancini venga coinvolto nella questione-Fassone: “Ringrazio Marco per il supporto che mi ha dato in questi mesi, così come Erick Thohir, Michael Bolingbroke e Piero Ausilio. Auguro a Marco le cose migliori per il suo futuro. Questa vicenda però non deve incidere per nulla sul nostro lavoro, dobbiamo restare concentrati solo sul Chievo. Io con altri poteri? Io faccio l’allenatore e mi basta così, sono contento”.

TURNOVER — Il campo allora, con la sfida di Verona (domani, ore 12.30) in cui difendere il primato e magari allungare. “Il campionato si assesterà dopo una decina di partite – continua il tecnico di Jesi – e le squadre che lotteranno per lo scudetto saranno tutte vicine. Comprese Juve e Milan che sono abituate a infilare filotti di successi consecutivi. Per noi sarebbe importante continuare a vincere per lavorare con tranquillità anche se le partite contro il Chievo non sono mai facili”.

MIRANDA E JESUS — Focus poi sui singoli, partendo da chi è in dubbio. “Miranda e Juan Jesus verranno valutati domattina – spiega Mancini -. Joao sta lavorando, ma il ginocchio è una parte delicata, vedremo se rischiarlo o meno. Il Brasile lo ha convocato perché ognuno pensa agli affari suoi. Se fossero stati corretti ci avrebbero prima chiesto come stava. Credevamo invece che il problema di Jesus fosse meno grave”. E quindi il futuro. “Brozovic lo vedo da interno, mentre Kondogbia crescendo e maturando potrà diventare magari devastante come Yaya Tourè da trequartista, ma Geoffrey anche da interno può fare benissimo attaccando quando vuole. Perisic è un ragazzo intelligente e un giocatore molto buono, può adattarsi da trequartista”.

TURNOVER — La settimana che arriva propone tre impegni in otto giorni (le veronesi e la Fiorentina). Situazione ideale per ruotare una rosa ampia che non gioca le coppe e che ha giocatori quasi tutti ideali titolari. “Preferisco avere più giocatori, sono molto bravi, conoscono gli schemi, non avremo problemi cambiando qualche pedina – la spiegazione del Mancio -. Su Jovetic abbiamo ancora qualche dubbio, vedremo pure se recupereremo Miranda e Juan Jesus. Ranocchia? È una possibilità”. Infine una riflessione sullo stadio. “Spero come italiano che tutte le squadre possano avere uno stadio proprio e noi siamo indietro – spiega -, spero che nel tempo possano averlo tutte”.
 
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Altri 3 punticini portati a casa :cool::cool::cool:



Chievo-Inter 0-1. Icardi si sblocca e Mancini cala il poker al comando

I nerazzurri soffrono nel primo tempo il gioco dei veneti, poi al 42' un errore difensivo favorisce la zampata di Maurito. Nella ripresa gara in controllo: dopo 4 giornate, l'Inter continua a essere in testa al campionato a punteggio pieno. Nel finale espulso Maran

20 settembre 2015 - Verona
L’urlo di Melo in faccia a Mpoku nei minuti di recupero è il quadro migliore per dipingere questa Inter. Solida, di personalità, concreta. Quarta vittoria consecutiva in campionato, vetta confermata indipendentemente dagli altri e Icardi che si sblocca. Ci sono tanti ingredienti buoni per spiegare l’1-0 con il quale i nerazzurri girano anche la pagina Chievo. I veneti perdono la prima gara di questo campionato, ma lasciano un buon segno. E con 7 punti dopo 4 turni anche la classifica rimane più che positiva.

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IL MEGLIO — Roberto Mancini rimanda il turnover e contro il Chievo schiera ancora il meglio che ha a disposizione (Juan Jesus e Miranda sono rimasti a casa infortunati). Il che vuol dire Kondogbia interno sinistro di centrocampo e Perisic in attacco con Jovetic e Icardi (a caccia del primo gol in campionato); e c’è l’esordio da titolare per Telles. Rolando Maran entra nella stessa scia riproponendo il 4-3-1-2 che tanto sta facendo bene in questo avvio di campionato. Birsa ancora trequartista alle spalle di Paloschi e Meggiorini.
PRESSIONE CHIEVO — La pressione del Chievo parte dalla trequarti nerazzurra giusto per evitare che la squadra di Mancini possa impostare in serenità. Il primo squillo è veneto con un destro volante di Castro che raccoglie un cross dalla parte opposta. Handanovic blocca senza problemi. Due minuti e risponde l’Inter con un interno destro di Jovetic che gira poco. Bizzarri, come il collega sloveno, blocca. I dieci minuti successivi sono un compendio illustrato del possesso palla nerazzurro con varie imprecisioni. Il Chievo attende e riparte ottenendo un corner al 18’ dopo un destro di Castro deviato da un difensore. I veneti sembrano più concreti quando attaccano rispetto all’Inter. In effetti è Castro ad avvicinarsi ancora al gol con un colpo di testa da calcio d’angolo. La traiettoria non finisce altissima e la sensazione che la difesa interista abbia schiacciato un pisolo non lascia tranquillo Mancini in panchina. La reazione è un’azione insistita stile rugby con nascita a destra e morte a sinistra dove Telles crossa teso per Guarin anticipato da Bizzarri. E’ un lampo che non scompagina i fogli del menu. Perché il Chievo mantiene la pressione alta e l’Inter fatica a svolgere i propri compiti. Il sinistro di Perisic del 26’ (schiacciato, debole e impreciso) è il sunto del momento non brillante nerazzurro.
SENZA GROSSI MERITI — Il Chievo è così bravo a fare pressione sui portatori di palla nerazzurri che gli errori in casa interista si sprecano. Da uno di questi nasce una punizione per i veneti che Birsa gira col mancino sopra la traversa di Handanovic. Difficoltà evidenti che i veneti provano a rimarcare. Paloschi calcia da posizione defilata e diventa un assist per Meggiorini anticipato da Medel giusto un metro e mezzo dal gol. La reattività degli uomini di Maran paga decisamente di più l’occhio; quelli di Mancini, invece, sembrano giocare una nota sotto. Ma al 42’ ecco la spiegazione concreta del perché questa Inter può permettersi lunghi passaggi a vuoto. Rimessa di Telles, velo di Jovetic, palla a Kondogbia che innesca di prima Icardi, Gobbi sbaglia l’anticipo, non Icardi che con la punta ruba l’attimo a Bizzarri. Inter in vantaggio senza grossi meriti con un gol dell’ultimo capocannoniere della A (insieme con Luca Toni) che si sblocca in assoluto quest’anno e contro il Chievo. Immediata la reazione orgogliosa dei veneti con una giocata di Birsa che trova pronto Handanovic alla risposta. Finisce qui il primo tempo con la capolista in vantaggio e il Chievo pieno di rimpianti. Soprattutto per esser andato sotto proprio poco prima dell’intervallo.
ALLA RICERCA DEL RADDOPPIO — Nessun cambio alla ripresa del gioco e nessun cambio d’atteggiamento. Il Chievo resta propositivo e intenso. Telles lo subisce in prima persona perdendo un pallone in uscita dall’area, viene servito Paloschi che di destro manda fuori non di molto. Da qui in poi si ripropone il film del primo tempo con una fase centrale guidata dal Chievo che tiene l’Inter sotto pressione e i nerazzurri che provano a giocare di conseguenza, ovvero ripartendo. Maran non ritocca il suo assetto visto che comunque il Chievo rimane in gara. Rimane tutto identico fino al 23’ quando entrano Inglese per Paloschi e Murillo (problema fisico) per Ranocchia. Il tiro dalla distanza di Medel, alto, alleggerisce la coscienza nerazzurra. Proprio questo Mancini vorrebbe, allentare la pressione veneta e cercare il raddoppio. I cambi successivi mostrano bene gli intenti dei tecnici. Dentro Palacio per Jovetic (serve sì attaccare, ma anche sapersi sacrificare) e Mpoku per Birsa (stesso discorso, qualità e quantità). Cambia poco tatticamente. Mpoku si cerca aria sugli esterni, mentre Palacio appoggia Icardi sul centro-sinistra con Perisic in zona trequartista. L’ultima mescolata delle carte di Maran propone Pepe per Rigoni al 36’ con l’obiettivo di portare più pericolosità al largo. L’ingresso di Brozovic per Kondogbia aiuta Mancini a rimettere fiato in mezzo al campo dato che il francese ha speso ormai tutto. Il finale è tutto veneto: cross di Pepe per la testa di Cesar che sfiora la base del palo. L’espulsione di Maran al 40’ toglie un po’ di presenza al Chievo nel finale che non crea altro se non qualche palla lunga per i tre attaccanti. CONCRETEZZA — L’Inter vince ancora per 1-0, terza volta su quattro. Segnali di grande concretezza e di margini ancora da esplorare in fase offensiva. Gli scudetti si vincono con la difesa, però qualche gol in più farebbe stare più tranquilli società, tifosi e allenatore.

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