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VALDARNO

Regala del pane a uno sconosciuto che torna e compra 8 kg di bistecche: «Sono l’ambasciatore Usa»

Il gesto di un negoziante toscano a Ferragosto. «L’ho rivisto scortato, è stato un colpo»


di Marco Gasperetti[IMG2=JSON]{"data-align":"none","data-size":"full","src":"http:\/\/images2.corriereobjects.it\/methode_image\/2017\/08\/21\/Interni\/Foto%20Interni%20-%20Trattate\/ambasciatore-kCxH-U433601140314551DB-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg?v=20170820232600"}[/IMG2]L’ambasciatore Usa in vaticano Louis Lawrence Bono (a sinistra) con Paolo Filippini
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Non chiamatelo Martino, il santo che divise in due il suo mantello con un mendicante infreddolito. E non solo perché lui ci tiene al suo nome di battesimo, ma perché di santità non vuole sentire neppure parlare. «Per carità, ho solo dato un po’ di pane a chi non ce l’aveva e non gli ho mica chiesto il passaporto», dice con un sorriso Paolo Filippini, 48 anni, toscanaccio di Piandiscò, paese del Valdarno, terra liminale della Toscana tra Firenze a Arezzo, macellaio creativo, padre di due figli e «felicemente sposato» con Laura, estetista disoccupata. Se glielo avesse chiesto, il passaporto, Paolo avrebbe capito subito chi era quel signore americano che proprio nel giorno di Ferragosto
era entrato nel suo negozio per chiedergli appunto un po’ di pane. E invece lui, senza neppure chiedersi chi avesse di fronte, aveva deciso di dividere in due l’ultima pagnotta che gli era rimasta, e che già pensava di portare a casa per la sua famiglia, con quell’uomo. E non gli aveva chiesto neppure un centesimo. «Free, gratis, regalo di Paolo e famiglia, by by friend», gli aveva detto dandogli una pacca sulle spalle e salutando con sorriso.

Il ritorno 3 giorni dopo


Ma tre giorni dopo quel signore sconosciuto lo ha rivisto mentre usciva da un auto blindata argentata con finestrini oscurati, targa diplomatica della Città del Vaticano e accompagnato da due auto di scorta. «Quando ho visto quella carovana mi è quasi venuto un colpo, i vicini sono scesi in strada, la gente è uscita dai negozi — racconta Paolo — . Maremma che ho combinato, sarà mica la Guardia di Finanza? Mi sono chiesto. Poi, siccome le tasse le ho sempre pagate tutte, ho detto che forse era successo qualcos’altro. Prima è entrato un signore che mi ha chiesto se poteva bonificare il mio negozio, sì come fanno quando arrivano personaggi importanti. Poi dall’auto argentata è sceso lui, l’uomo del pane. E io sono rimasto a bocca aperta». L’uomo del pane ha anche un nome e cognome, di quelli che contano. Si chiama Louis Lawrence Bono, ambasciatore americano presso la Santa Sede, una raffica di titoli accademici, importanti incarichi politici e diplomatici. Stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Toscana, tra le province di Arezzo, Firenze e Siena, ed era voluto tornare in quel negozio per ringraziare Paolo.





Il regalo e la spesa


«Quando si è presentato, lasciandomi un biglietto da visita — continua Paolo Filippini — credevo di essere su “Scherzi a parte”. Sono rimasto immobile, incredulo. Lui mi ha detto che avevo fatto una grande cosa a rinunciare a metà del pane per donarlo a lui. “Ne avevi poco anche per la tua famiglia eppure non hai esitato ad aiutarmi. Sei una brava persona”, mi ha detto. Poi mi ha chiesto il mio indirizzo per mandarmi un pensierino una volta rientrato a Roma. E infine mi ha presentato la sua bellissima moglie e i figli». La signora Bono ha salutato Paolo e la moglie e ha deciso di fare un po’ di spesa. «Altro che un po’ di spesa — continua Paolo — ha comprato otto chili di bistecche alla fiorentina e mi ha fatto pure i complimenti. Ha detto che erano bellissime e si vedeva che questo lavoro lo facevo con passione». Il macellaio da parte sua avrebbe voluto ricambiare a tanta gentilezza e fare un regalo ai figli dell’ambasciatore, ma stavolta lui è stato inflessibile. «Hai già dato Paolo», gli ha detto in inglese e lo ha salutato con un abbraccio.

mgasperetti@corriere.it
 
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