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[h=6]LA GUERRA DEL 5G[/h] [h=1]Wsj: «Dagli Usa pressioni su Roma per abbandonare Huawei»[/h] [h=2]Secondo il Wall Street Journa, l’ambasciata americana a Roma avrebbe cercato di convincere un operatore nazionale ad abbandonare le reti di Huawei. Senza riuscirci[/h] di Antonino Caffo
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Sarebbe avvenuto nell’autunno del 2018 l’incontro tra l’amministratore delegato di uno dei principali operatori telefonici attivi in Italia e i rappresentanti del governo di Washington, presso l’ambasciata di Roma. Il tema dell’incontro? La politica anti-cinese e la necessità di eliminare Huawei dalla corsa all’approvvigionamento di reti e infrastrutture in vista del 5G.


[h=5]Incontro a Roma[/h]
A dare la notizia è il Wall Street Journal che, tramite una fonte diretta, ha confermato come la compagnia non abbia dato seguito al consiglio, ammettendo di non poter escludere la multinazionale con sede principale a Shenzen perché «non ci sono sostituti di Huawei sul mercato». Il portavoce dell'ambasciata in Italia ha rifiutato di commentare la vicenda, senza però smentirla. La questione è complessa anche perché, secondo il quotidiano newyorkese, i membri dell’intelligence a stelle e strisce, impegnati in una sorta di tour in Europa tra i paesi alleati, non sono riusciti a fornire prove concrete dei timori che il Dipartimento della difesa menziona da tempo, circa la possibilità che le reti e i punti di smistamento delle comunicazioni wireless e cablate di Huawei rappresentino davvero un pericolo per la privacy dei cittadini europei, politici compresi.





[h=5]Le parti interessate[/h]
Per di più, con molti operatori che hanno già stretto accordi con i fornitori di hardware, che dovranno mettere le mani sui cosiddetti «core network» e parte radio del 5G, tagliare i ponti con uno dei principali soggetti atti a portare lo standard di nuova generazione in Italia non è semplice, oltre che problematico legalmente. É vero, esiste il famoso «golden power» che permette di rinunciare a contratti commerciali per motivi di sicurezza nazionale ma è evidente che, senza documenti e riscontri, una stretta di mano consensuale è impensabile.

[h=5]Lobby al comando[/h]
Il rapporto del Journal batte sul ferro della creazione di una vera e propria lobby da parte degli Stati Uniti contro Huawei e ZTE.

L’obiettivo è sarebbe quello di incitare gli alleati a isolare le due case cinesi, almeno per quanto riguarda le apparecchiature e i network del 5G. In realtà, Washington aveva provato, nel 2017, anche a eliminare dai cataloghi degli operatori Usa gli ultimi smartphone del gruppo, per i soliti motivi di sicurezza, senza riuscirci per davvero, tanto che i telefonini con la grande H sono quelli che hanno performato meglio in tutto il mondo, in quanto a vendite nel 2018.

[h=5]La presenza di Huawei in Italia[/h]
C’è da dire che la Cina ha un ruolo fondamentale nel futuro 5G nostrano. Huawei, in modo particolare, collabora già con gli operatori (come del resto anche le concorrenti, Ericsson tra tutte) nelle sperimentazioni tecnologiche legate alla connessione superveloce. Proprio qualche mese fa, l’azienda produttrice del Mate 20 Pro aveva supportato il lancio del primo standard 3GPP su rete commerciale 5G, adoperato poi da Tim e Fastweb sulla direttrice di test Bari-Matera. A inizio febbraio il Mise aveva smentito la notizia secondo cui gli organi di controllo italiani avessero già deciso di mettere da parte Huawei, seguendo le direttive statunitensi. «Con riferimento agli articoli su una presunta messa al bando delle aziende Huawei e ZTE dall'Italia, in vista dell'adozione della tecnologia 5G, il Ministero dello Sviluppo Economico smentisce l'intenzione di adottare qualsiasi iniziativa in tal senso». Un comunicato che suona, proprio oggi, come una conferma del niet a Washington.

15 febbraio 2019 (modifica il 15 febbraio 2019 | 19:45)
 

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