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Coronavirus, ipotesi lockdown per fasce d’età: come funziona e a cosa porterebbe​

L'Ispi, Istituto di Politica Internazionale, suggerisce l’isolamento selettivo delle fasce di popolazione più a rischio, in particolare degli anziani​


30 Ottobre 2020
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Isolare i più anziani, subito. Mentre la Francia ritorna in lockdown oggi e la Germania vara un semi-lockdown da lunedì 2 novembre, il premier Conte prende tempo in attesa di valutare attentamente la situazione epidemiologica in Italia.
Nel nostro Paese, ma anche nel mondo, l’82% dei deceduti per Covid aveva più di 70 anni e il 94% ne aveva più di 60. La letalità plausibile del virus cresce esponenzialmente con l’età, uccidendo meno di 5 persone su 10mila nella fascia d’età 30-39 anni, ma oltre 7 persone ogni 100 tra gli ultra-80enni.
Forse già la prossima settimana l’Esecutivo potrebbe varare un nuovo Dpcm che potrebbe sancire un nuovo lockdown, ma più soft, a partire da lunedì 9 novembre. Alcune attività resterebbero aperte, perché diversamente il Paese non potrebbe resistere dal punto di vista economico.
Posto che, come dimostra il “modello Svezia” del no-lockdown, l’immunità di gregge sembra non essere affatto una strategia efficace, obiettivo primario dell’Europa di fronte alla pandemia è evitare il più possibile vittime.
La percentuale di virus libero di circolare fino al raggiungimento di quella quota di popolazione già contagiata e ormai immune, che rallenterebbe la circolazione virale fino quasi a fermarla, potrebbe essere secondo numerosi esperti pari al 70% della popolazione.

L’effetto dell’immunità di gregge in Italia

Ma come spiega l’Ispi-Istituto di Politica Internazionale nel suo ultimo report, in Italia avere un’immunità di gregge del 70% implicherebbe 42 milioni di contagiati e tra i 430mila e i 700mila decessi in più per il solo obiettivo di rallentare la circolazione del virus. Una follia, insomma. Senza contare la pressione sul nostro sistema sanitario: è probabile che le persone che necessiterebbero di cure in terapia intensiva sarebbero circa 110mila.
In più, neanche in quel caso il virus rallenterebbe a lungo: ricerche recenti hanno dimostrato che la presenza di anticorpi nelle persone esposte all’infezione decresce piuttosto rapidamente, in pochi mesi, e che purtroppo si riduce ancora più rapidamente nella popolazione anziana, che è anche quella più a rischio di esiti fatali nel caso contraesse l’infezione.
Se il 70% della popolazione italiana si contagiasse, la mortalità diretta causata dal virus sarebbe equivalente a circa lo 0,8% della popolazione, facendo quasi raddoppiare il tasso di mortalità annuo. Aggiungendo il probabile sovraccarico delle terapie intensive, i decessi salirebbero intorno all’1% e l’età mediana delle persone decedute scenderebbe notevolmente.

Ipotesi isolamento selettivo

Per tutti questi motivi, l’Ispi suggerisce tra le conclusioni di un suo studio (lo trovate qui) l’isolamento selettivo delle fasce di popolazione più a rischio.
Se si vuole evitare un nuovo lockdown nazionale oggi, ma soprattutto ulteriori e futuri lockdown in funzione dell’andamento epidemico, è essenziale studiare modalità di chiusura differenziate che contemperino la necessità di minimizzare il rischio di morte e la pressione sul sistema ospedaliero nazionale, e quella di minimizzare l’impatto sull’economia.
Secondo il modello elaborato dall’Ispi, con il lockdown solo per le fasce d’età più a rischio sarebbe sufficiente isolare gli ultra-80enni per dimezzare o quasi la mortalità diretta del Covid.
Se poi riuscissimo a isolare efficacemente gli ultra-60enni, la mortalità scenderebbe allo 0,07%, circa dieci volte meno
, equivalente a 43mila persone. Di fatto, si tratterebbe di un numero di decessi annui inferiore all’eccesso di mortalità fatto registrare tra marzo e maggio in Italia nel corso della prima ondata (circa 49mila persone), malgrado l’attesa infezione di 29 milioni di italiani (ovvero il 70% degli italiani nella fascia d’età 0-59 anni), che sarebbero circa il decuplo rispetto ai 2,5-3 milioni di infetti plausibili nel corso della prima ondata.
Anche in uno scenario di diffusa circolazione virale nella popolazione più giovane, si scenderebbe da un eccesso di mortalità diretta per Covid-19 di 460mila persone senza isolamento a 120mila (-74%) se si isolassero gli ultra-70enni e a 43mila (-91%) se si isolassero gli ultra-60enni.
In pratica, la mortalità totale nel corso di un anno solare in Italia aumenterebbe del 71% senza isolamento, ma solo del 18% con isolamento degli over-70, e appena del 7% con isolamento degli over-60.
Dal punto di vista economico, un lockdown selettivo per fasce d’età permetterebbe di evitare il peggio.

L’effetto sulle terapie intensive

L’Ispi è anche andato oltre e ha rilevato, a partire dai dati che provengono dalla Lombardia, che, tra chi a causa di Covid-19 necessita di essere ricoverato in terapia intensiva, una persona su due ha più di 63 anni. Tre persone su quattro hanno più di 56 anni.
L’età mediana dei ricoverati in terapia intensiva è nettamente più bassa rispetto all’età mediana dei deceduti (63 vs 82 anni) perché, a parità di gravità dell’infezione, una persona molto anziana beneficia in misura minore di un supporto respiratorio rispetto a una persona meno anziana.
L’isolamento selettivo sembrerebbe all’apparenza meno efficace, perché sarebbe necessario estenderlo a fasce di popolazione sempre più ampie. Invece i ricercatori spiegano che anche in questo caso i numeri dimostrano che, isolando in maniera efficace gli ultra-60enni, si potrebbe ridurre di quasi i tre quarti la pressione sul sistema sanitario.
L’isolamento selettivo non sarebbe, da solo, una soluzione al problema della saturazione degli ospedali. Ma renderebbe ogni livello di contagio notevolmente più sostenibile, perché sia il numero massimo delle persone che necessiterebbero di terapia intensiva sia la velocità di riempimento dei posti a disposizione sarebbero nettamente inferiori.

Le criticità al lockdown selettivo

Restano tuttavia delle criticità enormi. Primo, all’aumentare della circolazione virale nella popolazione generale diventa sempre più difficile isolare le fasce d’età a rischio, perché il “contatto zero” non esiste.
Secondo, si pone il problema di come isolare. L’unica soluzione papabile sarebbe isolamento diffuso sul territorio, cioè ciascuno nella propria abitazione.
Tag: Lockdown
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Covid Toscana, l'ordinanza: "Una sola persona per famiglia a fare spesa al supermercato"​

Il presidente della Regione Eugenio Giani annuncia il nuovo provvedimento per contenere il contagio​

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Supermercato
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Firenze, 30 ottobre 2020 - Una sola persona per famiglia a fare la spesa di generi alimentari. La raccomandanzione di non spostarsi per spese non necessarie. E la regola per la quale in ogni negozio ci dovrà essere al massimo una persona ogni dieci metri quadrati. Questo contiene la nuova ordinanza in Toscana emessa dalla Regione. Non si potrà più dunque andare al supermercato in due, come spesso fanno moglie e marito ad esempio.
Covid in Toscana, 2765 contagi in 24 ore - Covid in Umbria, 729 casi in 24 ore - Mini lockdown in Liguria - Mini-lockdown in Umbria

Non più di una persona ogni 10 metri quadri in negozi e supermercati

Illustra tutto il presidente Eugenio Giani: "Ho firmato un'ordinanza, valida già da domani, che si riferisce al commercio al dettaglio e orientata soprattutto verso quelli che possono essere, nel fine settimana, gli assembramenti che si richiamano in modo naturale intorno ai centri commerciali. La richiesta è quella di una limitazione che porta a non avere più di una persona ogni 10 metri quadri. Inoltre, l'ordinanza richiede che se si va in un esercizio prevalentemente dedito alla vendita di alimentari vada una sola persona per famiglia, evitando di fare dei centri commerciali e dei negozi al dettaglio occasioni di passeggiata per la famiglia, ma andarci solo per lo stretto necessario per le esigenze alimentari, cercando di fare la spesa con rapidità e naturalmente seguendo tutte le prescrizioni su mascherine, distanziamento, anche di un metro e ottanta, e igiene delle mani. Occorre evitare anche il contatto tra chi entra e chi esce, cosa che talvolta avviene"

"Occorre un rigore maggiore"

Poi il presidente prosegue: "Avevo detto che avrei raccomandato ai gestori dei centri commerciali un'autodisciplina per evitare quegli assembramenti che spesso noi vediamo e che possono, nonostante le mascherine e le misure che ognuno prende, favorire i contagi - ha spiegato Giani - Abbiamo deciso di agire con ordinanza perché occorre essere sempre più rigorosi in quanto la situazione sanitaria è preoccupante e sempre più crescono i contagi, e quindi dobbiamo cercare tutti di autolimitarci. Riuscire a evitare di essere portatori di contagio è un bene per noi stessi e per gli altri perché la pandemia si presenta sempre più con caratteri di asintomaticità, ma chi è asintomatico non ha un virus più debole perché è un virus che trasmettendosi a un'altra persona può diventare forte".

Cartelli con il numero massimo di clienti per ogni esercizio

All'esterno di negozi e supermercati, dice l'ordinanza, verranno affissi cartelli per indicare la capienza massima di ogni esercizio. Sono previsti sistemi di “limitazione e scaglionamento degli accessi o sistemi di prenotazione”, mentre ove possibile dovranno essere differenziati i percorsi di entrata e uscita.








 

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