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Assegni, uno stop alla trappola* delle multe fino a 50mila euro

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Assegni, uno stop alla trappola
delle multe fino a 50mila euro


Non scrivere «non trasferibile» su assegni oltre i mille euro espone a multe salatissime. Oggi in Commissione finanze il primo intervento per correggere una norma sbagliata


di Marco Sabella[IMG2=JSON]{"data-align":"none","data-size":"full","src":"http:\/\/images2.corriereobjects.it\/methode_image\/2018\/02\/26\/Economia\/Foto%20Economia%20-%20Trattate\/ECOP05F1_8930434F1_1-kJ3C-U434401066871763O2D-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg?v=20180226215612"}[/IMG2]
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Sono circa un migliaio — ma il numero cresce di ora in ora — i correntisti che si sono organizzati sul gruppo Facebook «Maxi sanzione per assegno privo del non trasferibile». Persone in buona fede, ma poco informate, che sono incappate nella normativa antiriciclaggio e antiterrorismo che impone di scrivere (qualora non sia stampigliata) la dicitura «non trasferibile» sugli assegni emessi di importo superiore ai mille euro. E che per effetto della normativa entrata in vigore il 4 di luglio scorso in merito alla «oblazione», quel meccanismo che riconosce spontaneamente la dimenticanza, si trovano a pagare cifre comprese tra 6mila e 16.666 euro allo scopo di evitare la «sanzione», che invece prevede una multa variabile da un minimo di 3mila a un massimo di 50mila euro. C’è l’assurdo di una oblazione che può essere il doppio della sanzione minima.

«Tutto questo pasticcio è frutto di una legislazione eccessiva, in cui si sommano leggi nazionali, direttive europee e circolari interpretative al punto che il legislatore non è più in grado di vedere gli svarioni. Come Abi abbiamo segnalato al Mef in forma scritta e ufficiale la necessità di stabilire una sanzione proporzionata alla violazione», afferma il vice direttore generale dell’Abi Gianfranco Torriero.
L’incubo dei correntisti dovrebbe tuttavia essere prossimo a concludersi. Oggi, in commissione finanze, il relatore Sergio Boccadutri porterà in votazione un parere sull’attuazione della direttiva antiriciclaggio che conterrà la «correzione» necessaria. Se approvato, come tutto lascia supporre, il parere ristabilirà una proporzionalità equa tra la violazione e la sanzione, e il governo già nelle prossime settimane potrà rilasciare i decreti attuativi. E soprattutto, elemento della massima importanza, verranno sanati tutti i casi emersi dopo il 4 di luglio e sanzionati con multe da migliaia di euro che hanno tolto il sonno a centinaia di inconsapevoli correntisti
 
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[h=1]Vergogna dei centri sociali? Li pagano pure i cittadini[/h] [h=2][/h]
I centri sociali, i cui membri ci spaccano le vetrine e okkupano gli immobili di nostra proprietà, li finanziamo noi come contribuenti e come elettori degli amministratori locali

Francesco Forte - Lun, 26/02/2018 - 16:01
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È paradossale, ma purtroppo vero: i centri sociali, i cui membri ci spaccano le vetrine e okkupano gli immobili di nostra proprietà, in nome della giustizia proletaria, li finanziamo noi come contribuenti e come elettori degli amministratori locali.
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E non con una sola specie di spesa pubblica, ma con tre: il 5 per mille alle associazioni, il fondo sociale regionale amministrato dai Comuni, che in molte Regioni è integrato con i denari del fondo sociale europeo di spettanza regionale, e con i contributi urbanizzativi secondari, destinati ad arricchire di contenuti positivi la vita delle città e delle borgate. A volte si tratta di veri e propri contributi, a volte del pagamento a carico del Comune delle bollette dell'elettricità, del gas, dell'acqua. I centri sociali ricevono un generoso sostegno pubblico mediante licenze di esercizio di locali di ritrovo, in luoghi particolarmente idonei, con autorizzazione allo spaccio di generi alimentari, bevande non-alcoliche e alcoliche, e all'installazione di macchinette per giochi e la concessione gratuita o semi gratuita di spazi pubblici.
In sé i centri sociali sono sedi di associazioni o fondazioni o movimenti di persone che partecipano ad attività ricreative, ludiche e sportive, culturali, politiche. Tra questi vi sono i centri sociali politici sorti negli anni '70, che hanno come compito la riappropriazione degli spazi urbani e, in particolare, l'occupazione degli immobili, in molti casi (ma non sempre) abusiva. Ci sono così i centri sociali politici di estrema sinistra e di estrema destra, ciascuno con le proprie specifiche sigle.
Non sempre i finanziamenti sul fondo regionale e sulla quota regionale del fondo sociale europeo, sui contributi urbanizzativi secondari e sul 5 per mille, arrivano direttamente a un dato centro sociale; a volte gli pervengono indirettamente da un'associazione amica. La cosa più singolare è che i centri sociali «politici» estremisti (se ne contano ufficialmente 200) possono essere finanziati, a scelta dei Comuni, mediante i contributi urbanizzativi secondari, che sono destinati anche alle chiese cattoliche e non cattoliche e agli altri luoghi di culto e religione, alle biblioteche e sale conferenze e sale di esposizione d'arte, con una norma di legge che contraddice lo scopo a cui queste tasse patrimoniali sugli immobili dovrebbero essere destinate, cioè al loro servizio.
 

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