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[h=1]La rete delle toghe a libro paga:
«Così i processi si aggiustavano»[/h] [h=2]L’avvocato Piero Amara e l’imprenditore Fabrizio Centofanti gestivano il sistema[/h] di Fiorenza Sarzanini
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ROMA Un giudice del Consiglio di Stato, un magistrato della Corte dei Conti, un pubblico ministero di Siracusa, un ufficiale della Finanza, un alto funzionario del ministero dell’Economia: nella “rete” tessuta dall’avvocato Piero Amara e dall’imprenditore Fabrizio Centofanti c’erano le giuste pedine per avere informazioni riservate sulle indagini in corso e soprattutto per “aggiustare” i processi. Personaggi di alto livello che sarebbero stati messi a “libro paga” per garantirsi decisioni favorevoli nel settore amministrativo e così avere la certezza di aggiudicarsi gli appalti pubblici, primi fra tutti quelli di Consip. Ma anche per “spiare” le inchieste, in particolare quella sulle tangenti dell’Eni avviata a Milano.

Amara e Centofanti sono stati arrestati su richiesta delle procure di Roma e Messina. Ai domiciliari ci sono altre 13 persone, compreso Enzo Bigotti, l’imprenditore amico di Denis Verdini e già finito nel fascicolo Consip proprio per aver ottenuto commesse milionarie.






[h=5]Soldi a Malta[/h]
Per Riccardo Virgilio, presidente di sezione del Consiglio di Stato, i magistrati coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo avevano chiesto l’arresto. Nell’ordinanza si spiega che «la misura non è necessaria perché è ormai in pensione», ma nei suoi confronti rimane l’accusa gravissima di aver “pilotato” ben 18 tra sentenze, ordinanze e decreti in modo da favorire le società di Amara e del suo socio Giuseppe Calafiore (sfuggito alla cattura visto che due giorni fa è partito per Dubai). Virgilio avrebbe anche annullato una decisione del Tar che escludeva un’azienda di Bigotti dalla gara per le “Buone scuole”. L’appalto rientrava, secondo l’accusa, nella spartizione dei lavori assegnati da Consip decisa a tavolino tra le imprese partecipanti.

In cambio il giudice avrebbe ottenuto il trasferimento di 750 mila euro che aveva depositato su un conto svizzero «in un veicolo societario maltese, la Investment Eleven limited messa a disposizione da Amara». E secondo il gip «l’operazione ha rappresentato un’utilità concreta per Virgilio assicurandogli, da un lato, di non dover dichiarare al fisco italiano la somma di denaro detenuta in Svizzera e, dall’altro, di essere garantito nell’investimento effettuato».


[h=5]La “soffiata”[/h]
Tra le persone perquisite ieri c’è Emanuele Barone Ricciardelli, funzionario del ministero dell’Economia. In una intercettazione del 3 agosto scorso parla con Bigotti e lo avvisa «di segnalazioni della Guardia di Finanza per turbativa d’asta nella gara Consip», e soprattutto «di accertamenti con le Procure». Le indagini del Nucleo Tributario di Roma sono effettivamente in pieno svolgimento e il dirigente promette di attivarsi. Scrive il giudice: «Nella stessa giornata Barone Ricciardelli inoltrava alla procura di Roma, tramite mail certificata, una richiesta formale per conoscere l’esistenza di iscrizioni a carico di Bigotti nel registro degli indagati».

Accertamenti sono in corso anche sulla ristrutturazione di una casa che Luigi Della Volpe ha affittato a partire dal 2014 ad una società di Centofanti che a sua volta lo ha subaffittato ad Amara.
Della Volpe potrebbe infatti essere un ufficiale della Guardia di Finanza ora ai servizi segreti, e il sospetto degli inquirenti è che quel contratto sia in realtà fittizio e utilizzato semplicemente per l’emissione di false fatture.

[h=5]L’ex assessore[/h]
È lungo l’elenco degli indagati e comprende altri giudici che si sarebbero messi a disposizione. Uno è Nicola Russo, che faceva parte dello stesso collegio di Virgilio e con Centofanti è legato da antica amicizia. Nel 2016 il giudice, nel ruolo di componente della Commissione tributaria di Roma, è stato accusato di aver favorito l’imprenditore Stefano Ricucci. E di essere stato ricompensato con pranzi, viaggi e i favori di alcune ragazze. Cinque anni fa fu invece accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e a difenderlo c’era sempre l’avvocato Amara. Verifiche sono state disposte pure sul consigliere Raffaele De Lipsis e sul giudice contabile Luigi Caruso, entrambi avvisati da Amara di essere sotto intercettazione.

Violazioni fiscali sono state invece contestate a Umberto Croppi, assessore alla Cultura quando sindaco di Roma era Gianni Alemanno. Croppi è presidente del Cda di Cosmec, azienda che fa capo a Centofanti. Secondo l’accusa avrebbe «evaso le imposte sui redditi e l’Iva per un totale di quasi 43mila euro grazie ad una serie di fatture relative ad operazioni inesistenti inserite nella contabilità societaria».
 
[h=1]Morte Pamela, gip esclude omicidio da convalida arresto[/h] [h=2][/h]
Per il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni, che ha convalidato il fermo di Oseghale, l'accusa è occultamento e vilipendio di cadavere

Franco Grilli - Mar, 06/02/2018 - 11:41
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Il gip di Macerata il 3 febbraio ha convalidato l'arresto di Innocent Oseghale.
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      Indagato un secondo nigeriano
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      "Pamela in overdose. E io sono scappato"
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      Ecco le carte choc sulla mutilazione
Il nigeriano è accusato di aver ucciso Pamela Mastropietro e di averne smembrato il corpo. Il cadavere della diciottenne romana è stato trovato in due trolley nelle campagne di Pollenza. Ora si apprende che il gip di Macerata, Giovanni Maria Manzoni, ha escluso l'accusa di omicidio dalla convalida del fermo. I reati che gli sono contestati, secondo il gip, sono occultamento e vilipendio di cadavere. Per il giudice non vi è alcuna prova certa per sostenere l'addebito di omicidio.

Le cause della morte della ragazza sono ancora da accertare. Pamela potrebbe essere stata uccisa da Oseghale, oppure morta per overdose. Ai magistrati il nigeriano ha raccontato di aver perso la testa dopo aver visto la ragazza senza vita. A quel punto, stando al suo racconto, avrebbe sezionato il cadavere e utilizzato della candeggina per pulire. Gli inquirenti credono che possa essere stato aiutato da qualcuno.
 

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