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[h=1]Calenzano, il prete e le violenze
sulla bambina

Il padre: «Don Paolo
era uno di famiglia...»
[/h] [h=2]Calenzano, lo sfogo del papà della bambina abusata dal prete: i vicini sono venuti a chiamarmi raccontando cosa stesse succedendo, non ci credevo[/h] di Antonella Mollica, Jacopo Storni5
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Ripetono come una cantilena: «Vergogna, vergogna», come se don Paolo Glaentzer fosse davanti a loro ad ascoltare quelle parole. «Non potevamo mai immaginare una cosa del genere, proprio lui che è un prete...». E ancora «vergogna, vergogna», una, due, dieci volte. I genitori della bambina violentata dal prete amico di famiglia sono davanti casa. Vanno avanti e indietro sotto il sole. I figli non ci sono, i vicini di casa entrano ed escono dal condominio alla periferia di Calenzano ma nessuno si ferma a offrire una parola di conforto. «Sì sappiamo tutto...» dicono a chi arriva per fare domande. Il racconto di quella sera in cui don Paolo è stato smascherato è passato di bocca in bocca. Raccontano di quella famiglia disagiata seguita da anni dai servizi sociali, di quei figli che tutti conoscono, di quei genitori disabili che da sempre fanno fatica a seguirli.




«Ci sentiamo in colpa», dice il padre della bambina mentre la moglie lo guarda e poi abbassa gli occhi. In colpa per non avere capito prima cosa si nascondeva dietro quell’uomo che entrava in casa come uno di famiglia e che tutti i mesi allungava cento, centocinquanta euro. Il padre parla, anche se con difficoltà, la madre resta quasi sempre in silenzio. «È la prima volta che accadeva», ripete più di una volta. «Non era mai accaduto prima. Mai. Altrimenti ce ne saremmo accorti». Quando i bambini vedevano don Paolo erano felici. «Gridavano con gioia: è arrivato don Paolo». Lui saliva in casa, stava un po’ con loro e poi spesso usciva con i bambini. «Li portava fuori con la sua auto e loro erano contenti. Aveva la passione per i motori e nostra figlia si divertiva a fare un giro sulla nuova macchina. Ricordo ancora il giorno dell’acquisto, abbiamo festeggiato con un pranzo alla Metro».
L’altra sera don Paolo doveva preparare la valigia per andare a Bagni di Lucca per questo aveva chiesto aiuto alla bambina, racconta il padre. Così la piccola è salita in macchina per andare via con lui. Ai vicini di casa non erano sfuggite le visite continue di don Paolo in quella casa. Qualcuno — raccontano adesso — aveva segnalato che c’era qualcosa che non andava. Che non era poi tanto normale vedere i bambini uscire di casa con quell’anziano prete sempre a tarda sera. «Non sono stato ascoltato da nessuno», dice adesso il vicino di casa. «Credevamo di avere un amico, un confidente, un punto di riferimento spirituale — dice ancora il padre — ma ha tradito la nostra fiducia. Don Paolo lo conosciamo da vent’anni, da quando arrivò a Calenzano. Me lo presentarono alcuni amici, mi dicevano di andare da lui perché era una brava persona, che magari avrebbe fatto il miracolo per la mia malattia. Ha visto nascere e crescere i nostri figli, spesso veniva a cena a casa nostra, ci aiutava anche nelle faccende domestiche».

La famiglia vive in una casa di proprietà, il padre, invalido al cento per cento, prende una pensione che consente alla famiglia di andare avanti. «La nostra vita è piuttosto complicata, per questo per noi don Paolo era una benedizione. Ci aiutava a portare la spesa a casa, festeggiava con noi i compleanni, veniva a casa a portaci la comunione e in casa celebrava la messa usando il tavolo come altare». Una messa a domicilio prima della cena, poi le chiacchiere in famiglia. «Parlavamo del più e del meno, guardavamo insieme la televisione, io gli raccontavo della mia passione per la pesca, lui mi diceva che era un hobby noioso, a volte aiutava i miei figli nei compiti». Poi dopo cena andava via e a volte la serata si concludeva con un giro in macchina.

Il racconto si fa spazio tra le lacrime quando si arriva all’altra sera: «I vicini sono venuti a chiamarmi dicendo che il prete stava abusando di mia figlia. Non ci credevo, poi ho sentito le urla della gente e ho avuto un attacco di cuore. Adesso come potrà vivere mia figlia?». «Mia figlia si vergogna, non vuole farsi vedere e non vuole farsi toccare da nessuno», spiega la madre. «Spero solo di non incontrare don Paolo, non so come potrei reagire», aggiunge il padre.
 
[h=1]Calenzano, il prete non va in carcere:
«Pensavo avesse 15 anni...»

La bimba fu già tolta ai genitori
Il caso del fratello maggiore[/h] [h=2]Il sacerdote si era prodigato nel 2016 per far ritornare la ragazzina con il padre e la madre a Calenzano. Allontanamento per lei e per gli altri due fratelli più grandi. Ma la decisione del tribunale non è arrivata[/h] di Antonella Mollica, Jacopo Storni
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Il gip del Tribunale di Prato ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura per don Paolo Glaentzer, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 11 anni. L’uomo, dunque, resta agli arresti domiciliari nella canonica di Sommaia, a Calenzano in provincia di Firenze. Il prete, lunedì sera, è stato sorpreso in auto con la bambina in una zona appartata del paese.

«Ignoravo l’età, pensavo che avesse qualche anno in più, tipo 14, 15 anni». Così il sacerdote durante l’interrogatorio del 24 luglio davanti al pm. Il prete ha confessato anche di aver avuto incontri analoghi con la bimba «almeno altre tre volte», specificando poi che era sempre stata la piccola a prendere l’iniziativa. Il prete avrebbe potuto ancora abusare di lei, se non fosse stato sorpreso da due vicini di casa e poi bloccato dai carabinieri. Lo afferma il gip di Prato Francesco Pallini, nell’ordinanza che dispone per il 70enne la misura della custodia cautelare ai domiciliari nella sua abitazione in una frazione di Bagni di Lucca (Lucca). Per il gip nei fatti confessati si dimostra «un pervicace radicamento dell’indagato in siffatte devianti e illecite modalità di condotta».





La circostanza secondo la quale il prete avrebbe ignorato l’età della bambina sarebbe smentita, secondo il gip, dal fatto che ha dichiarato di conoscere la famiglia da molti anni, da quando la bambina era poco più che una neonata. «Ho conosciuto questa famiglia circa dieci anni fa» avrebbe detto, «andavo una volta al mese a cena a casa loro». L’uomo ha anche affermato di aver aiutato la famiglia, gravata da problematiche sia economiche che sociali - tanto che i figli erano stati affidati ai servizi sociali -, e di aver donato loro circa settemila euro nell’arco di una decina di anni.

Una vicenda che apre scenari inquietanti. A gennaio la procura per i minori aveva chiesto l’allontanamento dalla famiglia della bambina abusata da don Paolo. Allontanamento per lei e per gli altri due fratelli più grandi. Ma la decisione del tribunale non è arrivata. O perlomeno non è arrivata in tempo per salvarla da quel sacerdote «amico» che andava a cena a casa sua e che spesso la sera la portava in giro in auto per poi abusare di lei.

Dall’inchiesta sul prete pedofilo arrestato lunedì sera emerge uno scenario tutt’altro che rassicurante. La famiglia della bambina era seguita fin dal 2008 dai servizi sociali di Calenzano che con cadenza quasi mensile scrivevano al tribunale per i minori per raccontare delle difficili condizioni in cui versava la famiglia. Nel 2013 un decreto del tribunale per i minori mette nero su bianco l’incapacità genitoriale della coppia e così i bambini vengono mandati in una struttura.

Le proteste del padre di fronte a quella decisione — sosteneva di essere vittima della cattiveria dei vicini di casa che amavano parlare male di lui — avevano portato all’epoca l’assessore alla sanità Enrico Panzi a prendere una posizione pubblica per spiegare che «i bambini risiedono in una comunità protetta a spese del Comune dove vengono permesse le visite dei genitori in condizioni di controllo e tutela». Si tratta di «una misura delicata e dolorosamente necessaria» — aveva sottolineato l’assessore — le ragioni dell’intervento «non le posso spiegare ma sono basate su fatti circostanziati, oggettivi e periziati. I genitori non hanno collaborato e non escludo che possano fare un po’ di teatro raccontando fischi per fiaschi: a titolo di cronaca posso affermare che nelle motivazioni del tribunale non ci sono problemi economici di alcun tipo, nè dicerie di vicini». Aveva poi proseguito il suo intervento dicendo che tre minori in struttura costano 70 mila euro l’anno: «Non potremmo sopportare quest’onere economico se i nostri servizi non fossero più che sicuri che questa è l’unica strada possibile nell’interesse dei minori».



Contro quella decisione del tribunale per i minori la famiglia presenterà ricorso. E nel procedimento verrà allegata anche una lettera in cui don Paolo assicura il suo sostegno a quella famiglia. Nel maggio 2016 la Corte d’Appello decide il rientro dei bambini in famiglia, confermando l’affidamento ai servizi sociali. Dopo diverse segnalazioni degli assistenti sociali la Procura per i minori di Firenze lo scorso gennaio chiede un nuovo allontanamento per i bambini. Il fascicolo viene affidato al pm Filippo Focardi. Nelle relazioni degli assistenti sociali si spiega che il padre è scarsamente collaborativo, che ha comportamenti incongrui, che è aggressivo, bugiardo e che la madre non è in grado di tutelare i figli. Nell’aprile scorso il tribunale per i minori fa un’ordinanza provvisoria dando mandato di approfondimento ai servizi sociali.

Il resto è la cronaca degli ultimi giorni. La bambina che viene trovata da un vicino di casa appartata in auto con il prete amico di famiglia, don Paolo che non prova neppure a negare e viene arrestato per poi confessare davanti al pm di aver abusato altre volte della bambina.I vicini di casa, che con la famiglia in questione non hanno mai avuto rapporti facili raccontano di una famiglia «particolare». Di un padre aggressivo che urla spesso ai figli. Aggressivo al punto da aver aggredito una volta, in passato, anche la propria madre. Sui contorni della vicenda sta cercando adesso di fare luce l’inchiesta della pm Laura Canovai. A lei spetta il compito più difficile: quello di chiarire se vi siano responsabilità per quanto accaduto, se ci siano state omissioni o leggerezze da parte di qualcuno nel valutare la situazione familiare e soprattutto se quella violenza su una bambina di undici anni si poteva evitare.





ovvia ragazzi lo stato difende tutti ..................................
 
ANATEMA [h=1]Matteo Salvini e Famiglia Cristiana, Marcello Veneziani atomico: "Il nemico è Papa Francesco"[/h]
27 Luglio 2018
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Il nemico del cristianesimo non è Matteo Salvini, come insinua Famiglia cristiana. Il nemico la Chiesa ce l'ha in casa ed è la politica laicista di Papa Francesco. Questo elemento, unito all'invasione islamica e al materialismo ateo, spiega Marcello Veneziani sul Tempo, è il grande pericolo della nostra cultura occidentale, del nostro mondo.



Leggi anche: Salvini-Satana, Serracchiani fuori di testa. "Perché ha ragione Famiglia cristiana"



Gli islamici avvertono quella cristiana come una religione declinante e vogliono sottometterla. L'ateismo "vuol cancellare ogni traccia di spiritualità e di presenza religiosa dall'orizzonte pubblico per ridurre l' uomo alle sue voglie e al suo egoismo". Mentre Bergoglio e i suoi sostenitori, è la dura accusa di Veneziani, vogliono "ridurre la civiltà cristiana a luogo d'accoglienza e corridoio umanitario", un tappeto rosso all'immigrazione che non può che far "perdere ogni traccia vivente di cristianità". Si tratta di una minaccia interna, un "cavallo di Troia nel cuore della civiltà cristiana". Lo specchio di tutto questo è Famiglia Cristiana, "ridotta ormai a setta estremista e fanatica del bergoglismo, chi si appella alla cristianità, alla famiglia, alla religione, ai rosari e ai crocifissi. Con l'ipocrisia aggiunta che dopo aver sbattuto Satana in copertina, con tanto di foto e di nome, dicono che non è un attacco personale ma una difesa del Vangelo da chi lo rinnega". "
Se davvero avessero voluto denunciare la perversione del Vangelo - provoca Veneziani - avrebbero dovuto dedicare quella copertina e il suo Vade Retro a quel prete colto in flagrante mentre abusava di una bambina. E non si tratta, come è noto, di un caso isolato".
 
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QUESTO INVECE PROFUMA DI ZOLFO.



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[h=1]Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi[/h] [h=2][/h]
Il cardinale McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio. Il porporato americano esce così dall'elenco della Sacra assemblea. Papa Francesco ha accettato la rinuncia del prelato. McCarrick è accusato di "comportamenti sessuali impropri".

Giuseppe Aloisi - Sab, 28/07/2018 - 14:50
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Il cardinale Theodore Edgar McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio.
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L'atto di rinuncia formale è arrivato ieri nelle mani di Papa Francesco, che ha accettato.

All'interno del comunicato stampa emesso dalla Santa Sede, come riportato da Acistampa, si legge che McCarrick viene così sospeso "dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico".

Una rivista diretta da gesuiti statunitensi, poco dopo l'emersione di quanto contestato all'alto prelato, aveva invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. Sembrerebbe che addirittura Benedetto XVI fosse a conoscenza di alcuni fatti. Motivo, quest'ultimo, che avrebbe spinto i religiosi citati a prendere una posizione così decisa. Nella giornata di oggi è arrivata la sospensione a divinis. Di recente, McCarrick era stato sospeso solo in relazione all'esercizio del suo ministero sacerdotale. In poche parole, McCarrick, dall'accettazione della rinuncia da parte del pontefice argentino in poi, non fa più parte del collegio cardinalizio e non è più un cardinale. Ma di cosa è accusato l'ormai ex porporato americano? Di un singolo episodio e di "comportamenti sessuali impropri".

L'uomo di Chiesa avrebbe abusato di un minore circa cinquant'anni fa, presso la diocesi di New York, quando era ancora un semplice sacerdote. Attraverso il procedimento canonico relativo a questa presunta violenza, sarebbe emerso che McCarrick avrebbe avuto altri "comportamenti impropri" rivolti anche verso persone adulte. Si parla di seminaristi maggiorenni, ma non solo. Su Vatican Insider, si apprende quanto segue: "Sembra che McCarrick, in alcune occasioni, avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime sarebbero non solo seminaristi ma anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo 'zio Ted'".

Insomma: il presunto abuso risalente a meno di cinquant'anni fa potrebbe non essere l'unico. Anzi. McCarrick, in ogni caso, risulta essere tra i primi "principi della Chiesa" a rinunciare in tutto e per tutto al cardinalato, con tutto ciò che questo comporta, a causa di accuse relative a presunti abusi ai danni di minori e non.

 

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