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CAPITO MI HAI ?

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[h=1]"Lotti voleva silurare pm che indavaga su Renzi". Ma lui: "Ora basta fango"[/h] [h=2][/h]
Luca Lotti, secondo un'inchiesta del quotidiano La Verità, avrebbe cercato di sbarrare la strada che porta alla Procura di Roma al pm di Firenze che indagava sulla famiglia Renzi

Francesco Curridori - Gio, 13/06/2019 - 16:35
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Luca Lotti voleva sbarrare la strada che porta alla Procura di Roma al pm di Firenze che indagava sulla famiglia Renzi.

A rivelarlo è il quotidiano La Verità, diretto da Maurizio Belpietro che pubblica un articolo sui contenuti di una cena in cui l'ex ministro dello Sport avrebbe parlato col consigliere del Csm Luca Palamara del futuro di Giuseppe Creazzo.

Creazzo, spiega La Verità, è il titolare delle indagini su Tiziano Renzi e la moglie Laura Bovoli. Lotti, in accordo col deputato Cosimo Ferri, ha cercato di impedire che prendesse il posto di Giuseppe Pignatone a capo della Procura di Roma."È come Chernobyl. Le radiazioni che arrivano dall'inchiesta di Perugia contaminano e rendono inabitabili le ovattate sale del Csm dove ieri, nel giro di un pomeriggio, è andata in scena la prima parte della grande resa dei conti - scrive La Verità - Il togato Gianluigi Morlini (ex Unicost) si è dimesso dall'incarico, pur non essendo indagato. Ha ammesso di aver incrociato il deputato renziano Luca Lotti a un dopocena con altri colleghi il 9 maggio 2019 ("so di avere compiuto un errore dovuto a leggerezza") ma "senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere". Dalle intercettazioni in mano al quotidiano diretto da Belpietro si evince che Lotti sarebbe "il mattatore di quelli incontri". Uno dei commensali avrebbe domandato: "Ma non ha fatto domanda per Torino Creazzo?". E Lotti secco: "No, no". Palamara avrebbe spiegato:"Se lo mandi a Reggio liberi Firenze". E Lotti: "Se quello di Reggio va Torino, è evidente che questo posto è libero. E quando lui capisce che non c'è più posto per Roma, fa domanda (per Reggio Calabria, ndr) e che se non fa domanda non lo sposta nessuno, ammesso che non ci sia, come voi mi insegnate... (voce fuori campo interviene: 'un altro motivo'). E Luca ragiona: "A norma di regolamento un altro motivo", ossia un esposto che avrebbe interrotto la carriera di Creazzo. A quel punto Ferri avrebbe detto: "Ma secondo te poi Creazzo, una volta che perde Roma, ci vuole andà a Reggio Calabria o no, secondo voi?". Palamara avrebbe chiosato:"Gli va messa paura con l'altra storia, no? (...) Liberi Firenze, no?"

Uno scoop che ha fatto uscire dal silenzio il diretto interessato."Basta fango. Non ho commesso alcun reato", scrive Lotti in un lungo post su Facebook. "In questi giorni ho dovuto sopportare una vera e propria montagna di fango contro di me. Ci sono abituato, un politico deve esserlo per forza. Ma davvero stavolta credo siano stati superati dei livelli minimi di accettabilità", scrive l'ex ministro dello Sport. "Ho aspettato a parlare, anche perché -si legge ancora - ogni giorno sono state pubblicate strane e fantasiose letture dei fatti e pezzi di frasi captate durante alcuni incontri. Incontri a fine giornata, non pericolosi summit in piena notte come qualcuno tenta di raccontare. In queste ore ho letto di tutto: di rapporti tra magistratura e politica, di incontri segreti, di cupole, di verminai. Niente che abbia a che fare con la verità!". E ancora: "Credo quindi che a questo punto sia opportuno un mio intervento. In questi anni ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l'elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi. Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra".

"E allora di cosa stiamo parlando da due settimane? Ecco i fatti", si domanda Lotti che precisa:"In un incontro che si è svolto in un dopo cena ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni". Lotti ricorda che "queste nomine vengono approvate da un plenum di 26 persone, sono proposte dalla V Commissione e necessitano il concerto del Ministro della Giustizia. Quindi ho commesso reati? Assolutamente no. Ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no. La conferma, - conclude - peraltro, è arrivata anche ieri dalle parole di Morlini, che ho incontrato una sola volta in tutta la mia vita". Intanto, in serata, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha indetto per i giorni 6 e 7 ottobre 2019 l'elezione suppletiva dei due componenti magistrati appartenenti al collegio.
 

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E C'è GENTE CHE NON ARRIVA A FINE MESE .....................VERGOGNA
[h=1]Il cibo gettato nell'immondizia: il video choc al centro migranti[/h] [h=2][/h]
De Priamo (FdI) posta su Fb due video che svelano gli sprechi dello Sprar di via Pallavicini. Nell'immondizia sacchi di cibo ancora intonso

Andrea Indini - Gio, 13/06/2019 - 09:44
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Non è la prima volta che assistiamo scene del genere. Il cibo destinato a sfamare gli immigrati ospiti di in un centro di accoglienza buttato per strada, in mezzo alla pattumiera.

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    video
    Il cibo per i migranti nel pattume
  • [IMG2=JSON]{"data-align":"none","data-size":"full","src":"http:\/\/www.ilgiornale.it\/sites\/default\/files\/videos\/thumbnails\/929753\/thumbnail-929753_0001.jpg"}[/IMG2]
    video
    Il pane per i migranti gettato via
Avanzi ancora incellofanati e intonsi. L'ultimo spreco del business dell'accoglienza arriva da Roma. Alcuni video postati da Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d'Italia in Campidoglio, svelano il contenuto di decine di sacchi grigi della spazzatura ammassati a ridosso della struttura di via Pallavicini, nel IX Municipio della Capitale. "È possibile che non si riesca ad inviare un quantitativo giusto di cibo e se ne debba sprecare così tanto?", si chiede De Priamo annunciando un'interrogazione urgente al sindaco Virginia Raggi.

In un sacco ci sono decine di piatti in plastica, ancora chiusi ermeticamente con la pellicola trasparente. Al loro interno quella che sembra una bistecca impanata con il contorno di patate al forno (guarda il video). Il video denuncia, di cui è venuto in possesso De Priamo, è ripreso in prima persona: una mano coperta dal guanto rompe uno per uno i sacchi che sono stati messi davanti allo Sprar (Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di via Pallavicini e ne rivela il contenuto. Quello che emerge è uno spreco allucinante. Ci sono porzioni (abbondanti) di pasta di ogni tipo al sugo o in bianco, piatti di risotto, secondi di carne e di pesce. "Possibile che non si riesca ad inviare un quantitativo giusto di cibo e se ne debba sprecare così tanto? - si chiede il capogruppo di Fratelli d'Italia su Facebook - è questa la etica solidale, il tutto viene gestito con superficialità o peggio con spregiudicato cinismo?".


Roma, il cibo per i migranti gettato nell'immondizia
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Il secondo video, invece, riprende il cibo che è stato buttato all'interno dei cassonetti della spazzatura. Anche qui le immagini danno l'idea di uno spreco senza senso. Ci sono sacchi di carta stracolmi di pane (guarda il video). Ogni pagnotta è ancora protetta dal proprio sacchetto di plastica. "È una vergogna", sbotta De Priamo che ora intende presentare un'interrogazione urgente alla Raggi e chiedere immediato riscontro dell'accaduto "ad ogni livello istituzionale". "I soldi degli italiani, in aiuto ai centri d'accoglienza - spiega al Messaggero - non solo ingrossano il circuito dello spreco alimentare ma soprattutto fanno riflettere sulla gestione delle risorse a loro destinate". È la riprova che la decisione del ministro dell'Interno Matteo Salvini di tagliare i fondi per l'accoglienza va nella giusta direzione e che le proteste di cooperative rosse e associazioni cattoliche hanno un sapore squisitamente politico. Per gli ultrà dell'immigrazione sono, infatti, "pochi" i 21 euro fissati dal Viminale per ogni straniero ospitato. Ma gli sprechi mostrati in questi due video mostrano l'esatto contrario.


Roma, il pane per i migranti gettato nell'immondizia
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Quello di via Pallavicini non è un caso isolato. Nel 2014 avevano fatto scalpore le fotografie scattate nel Centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo: cassonetti della spazzatura stracolmi di decine e decine di portate di cibo ancora avvolte nel cellophan. Le stesse immagini che oggi vediamo a Roma, nello Sprar di via Pallavicini. Su quello spreco avevano indagano anche i carabinieri della Compagnia di Modica e c'erano state non poche polemiche per le parole di una grillina che aveva spiegato che i pasti venivano buttati via perché "gli immigrati non digeriscono la pasta". L'anno scorso, poi, un altro scandalo era scoppiato al centro di accoglienza di Castelvetrano.
Sulle confezioni buttate via era ancora presente l'etichetta con il numero dello straniero a cui era destinato il pasto e che evidentemente non lo aveva cosumato.
E SE INVENTASSERO I NOMI PER INCASSARE DI PIU' ??
 

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TUTTI CONTRO GLI ITALIANI ANCHE QUESTI SPUTANO SUL PIATTO IN CUI MANGIANO ?
MA NULLA è PER SEMPRE.


[h=1]I delinquenti stranieri restano in Italia se devono accudire i loro figli[/h] [h=2][/h]
Un sentenza della Cassazione interviene in materia di permessi di soggiorno: può essere concesso a un pregiudicato che ha figli in Italia

Angelo Scarano - Gio, 13/06/2019 - 16:51
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Il permesso di soggiorno? Può essere concesso anche a chi di fatto è un pregiudicato ma ha figli sul territorio italiano.

Una sentenza della Cassazione infatti toglie alcuni paletti sulle procedure per concedere agli stranieri i permessi di soggiorno. Se un giudice si trova davanti ad uno straniero condannato già per spaccio o magari per estrosione, dovrà sempre tenere conto della tutela del bambino, soprattutto se questo è in tenera età. Come riporta Italia Oggi, una coppia di albanesi ha chiesto il permesso di soggiono per il marito pregiudicato per poter prendersi cura dei bimbi piccoli sul territorio italiano. Il ricorso è finito in Cassazione. E così la Suprema Corte dopo aver analizzato tutte le norme che regolano il permesso di soggiorno, hanno affermato che "in tema di autorizzazione all’ingresso o alla permanenza in Italia del familiare di minore straniero che si trova nel territorio italiano, ai sensi dell’art. 31, comma 3, T.u. immigrazione, approvato con il dlgs n. 286 del 1998, il diniego non può essere fatto derivare automaticamente dalla pronuncia di condanna per uno dei reati che lo stesso testo unico considera ostativi all’ingresso o al soggiorno dello straniero; nondimeno la detta condanna è destinata a rilevare, al pari delle attività incompatibili con la permanenza in Italia, in quanto suscettibile di costituire una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, e può condurre al rigetto della istanza di autorizzazione all’esito di un esame circostanziato del caso e di un bilanciamento con l’interesse del minore, al quale la detta norma, in presenza di gravi motivi connessi con il suo sviluppo psicofisico, attribuisce valore prioritario, ma non assoluto".

La sentenza di fatto afferma che va valutato ogni singolo caso per la concessione del permesso di soggiorno, soprattutto se il pregiudicato ha figli in Italia. La Cassazione dunque ha usato la mano "leggera" sul respingimento delle domande di permesso di soggiorno che derivano da soggetti stranieri pregiudicati. In base a questa sentenza, sempre secondo quanto ricorda Italia Oggi, la Cassazione ha ribaltato la decisione del tribunale dell'Aquila che aveva respinto la richiesta dei due coniugi albanesi.
Una sentenza questa che potrebbe creare un precedente importante per casi simili...

(QUINDI LE LEGGI LE FANNO LORO ?)
 

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[h=1]Così la sharia penetra in Italia. "Le donne devono stare zitte"[/h] [h=2][/h]
Nelle città italiane si radica la cultura islamica: "Mi vedeva troppo occidentale e mi ha pestato". Ecco la storia di Kadigia

Eugenia Fiore Giuseppe De Lorenzo - Gio, 13/06/2019 - 13:18
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Kadigia ha uno sguardo che racconta la sua storia. Una storia fatta di dolore e violenza. Ma non rassegnazione. È marocchina Kadigia, e da quasi vent'anni vive in Italia.

Il Paese che ha scelto e che non ha più lasciato. È proprio qui che incontra il suo ex marito, un egiziano, anche lui musulmano. "Ci siamo conosciuti e dopo tre anni che stavamo insieme abbiamo deciso di sposarci". Prima una storia d'amore dove tutto va bene. Poi, invece, l'incubo.

La situazione precipita quando il loro primo figlio nasce. È da questo momento che tre mondi iniziano a scontrarsi tra loro: la cultura egiziana, quella marocchina e quella italiana. Ma per il marito di Kadigia è solo uno lo stile di vita che deve esssere seguito: il suo. "Non accettava che il bimbo prendesse anche la cittadinanza marocchina. Voleva che suo figlio fosse egiziano e solo egiziano. Doveva essere lui a educarlo, non io", racconta la donna. Ma Kadigia non è d'accordo. Nonostante sia marocchina e abbia portato con sé il suo bagaglio culturale, lei, da subito, ha voluto prima di tutto essere italiana. E stessa cosa voleva per suo figlio.


Le donne islamiche in Italia: "Io, picchiata: mi vedeva troppo Occidentale"
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"Diceva che ero troppo aperta. Troppo all'occidentale". E così l'uomo ha iniziato a picchiarla e a insultarla quotidianamente. "Dovevo fare solo quello che diceva lui, altrimenti alzava le mani". Kadigia cerca di ribellarsi più volte, ma il marito la minaccia di morte. Passano gli anni. Cinque anni in cui la donna vive come un ostaggio in casa sua. "Alzava le mani pesantemente", racconta. Ma è quando l'uomo picchia anche il figlio che Kadigia dice "basta". "La prima volta che ha toccato mio figlio ho detto 'stop'. Così non si poteva continuare. E ho chiamato i carabinieri".


[h=4][/h] Quell'islam che tifa per Salvini: "È giusto fermare l'invasione"


Kadigia trova il coraggio di denunciare. Non può accettare che il marito faccia del male anche a suo figlio. Ed è proprio in questa fase che si ritrova più sola. Tutte le sue amiche più strette, anche loro marocchine, la abbandonano. Non possono accettare il fatto che abbia deciso di ribellarsi al marito. "Nessuno mi ha aiutato", spiega la donna con gli occhi carichi di lacrime. "Non avere un appoggio dalle mie amiche più intime perché per loro una donna che denuncia non va bene. Per loro, la donna deve stare zitta".


[h=4][/h] Islamici, ma votano a destra. Ecco i musulmani sovranisti


Ed è anche per questo che oggi Kadigia si è avvicinata a un gruppo di musulmani che si definiscono sovranisti. "Sono stati gli unici ad aiutarmi in quella fase", afferma. Il gruppo di islamici propone una versione di islam "all'italiana" e non integralista. "Mi sono avvicinata da un anno a loro. Sono musulmani, ma italiani prima di tutto", spiega Kadigia. "Mi sono sentita più affine a loro che ai mie connazionali".

In Italia, spesso, le donne musulmane vivono all'ombra dei loro mariti. Senza imparare la lingua e senza lavorare. "Non conoscono niente di questo Paese - chiude Kadiga - Le tradizioni e le usanze dei loro Paesi, portano tutto con loro. E questo è sbagliato".


I musulmani italiani che votano Salvini
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Sono diversi i casi finiti alla ribalta delle cronache nazionali. Donne musulmane, vittime dei genitori o dei mariti violenti. Mogli e figlie che vogliono vivere all'occidentale ed essere libere. Ragazze che preferiscono i jeans o le gonne al velo. E per volere questo si prendono botte, insulti e a volte rischiano pure la morte. Un problema che ha un solo nome: mancanza di integrazione. E un problema che spesso rimane relegato nelle silenziose mura domestiche.


Velate di botte: così nelle famiglie islamiche la sharia è legge



TRANQUILLI L'OCCIDENTE è IL DEMONIO ED IL DEMONIO VINCE SEMPRE.
 

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[h=1]Il macabro ruolo delle "maman": così schiavizzano le ragazze nigeriane[/h] [h=2][/h]
Anche le ultime operazioni contro la mafia nigeriana dimostrano il macabro ruolo delle "maman": solo loro a schiavizzare centinaia di ragazze per avviarle alla prostituzione

Mauro Indelicato - Gio, 13/06/2019 - 17:51
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Un drammatico schema collaudato e che appare oramai consolidato nelle varie organizzazioni criminali nigeriane fin qui smascherate: c’è una base in Nigeria, una in Libia, poi si arriva ai gruppi che operano dall’Italia, specialmente nei centri d’accoglienza del meridione.

E poi, quasi come un anello tra le vittime ed i criminali, vi è la figura della “maman”.

Una matrona, colei che avvia alla schiavitù del sesso centinaia di ragazze nigeriane, una a cui occorre obbedire pena maledizioni e disgrazie previste nei riti voodoo.

L’asse che parte dalla Nigeria ed arriva fin nelle strade delle nostre città, viene legato da una serie di rituali in cui la maman costituisce quel macabro collante che costringe alla prostituzione centinaia di ragazze.

Lo dimostra anche l’ultima operazione, non a caso denominata proprio “maman”, compiuta dalla Guardia di Finanza di Palermo. Le giovani donne, adescate in patria e fatte giungere in Italia con la promessa di una vita stabile e dignitosa, vengono letteralmente consegnate alla matrona: è a lei che devono obbedire, è a lei che devono sottostare senza tante condizioni.

Quella della maman è di fatto una figura a cui le organizzazioni criminali nigeriane affidano la buona riuscita dei loschi affari, quando di mezzo vi è il mercato purtroppo sempre più fiorente della prostituzione.

Non solo in Italia, ma anche all’estero funziona così: dovunque vi è lo zampino della mafia del più popoloso paese africano, vi è sempre una maman che funge da vera “padrona” delle ragazze schiavizzate. Anni fa desta scalpore il video di un rituale di “affidamento” di una giovane ragazza nigeriana ad una maman a Dubai: la
donna è senza vestiti davanti la telecamera, si sente la voce della maman che la interroga affermando che ogni soldo guadagnato deve darlo a lei, finché non ripaga il debito contratto per andare via dalla Nigeria.

Circostanze molto simili a quelle riscontrate in Italia: le donne, organiche spesso alle confraternite della mafia nigeriana, obbligano le vittime a prostituirsi per strada ed in caso di mancata obbedienza allora si evocano i drammatici spettri delle violenze contro i familiari in Nigeria o dei riti voodoo.

L’organizzazione criminale paga il viaggio dal paese africano ed organizza le traversate del deserto e del Mediterraneo, poi in Italia è la maman a fare il resto del lavoro fino a quando le ragazze non saldano il debito contratto. Ma anche in quel caso, la libertà non appare scontata: difficilmente le giovani donne riescono a divincolarsi dai propri aguzzini.

Solo in pochi casi in Italia si riscontra la denuncia delle vittime, in altri contesti è il lavoro della Polizia a smascherare l’organizzazione. Ma il recupero delle donne che subiscono queste vere e proprie torture non è semplice.

Il loro calvario, come detto, parte dalla Nigeria: qui vengono reclutate tra le ragazze in difficoltà ed attratte con promesse di lavoro e di una vita stabile verso l’Europa. È spesso troppo tardi quando le giovani donne si rendono conto del tranello.

La figura della maman appare sempre più in ascesa, funzionale ai loschi affari della radicata mafia nigeriana. Un allarme che è anche di natura sociale: se cresce il ruolo delle maman, è perché il mercato della prostituzione è sempre più in aumento. Segno di un certo degrado interno alla società: se aumentano le donne schiavizzate provenienti dalla Nigeria, è perché aumentano i clienti italiani che non si chiedono evidentemente (o fanno finta di non sapere) cosa si nasconde dietro il fenomeno della prostituzione.

LA COLPA è ANCHE CHI E A PRO IMMIGRATI -VATICANO -PD- ECC. ECC.
 

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[h=1]Immigrato molesta un'agente, subito libero. Il giorno dopo ancora in manette[/h] [h=2][/h]
Lo straniero accusato di violenza sessuale era tornato in libertà. Per il giudice è un fatto di "lieve entità". Il giorno dopo brandisce un bastone in stazione

Claudio Cartaldo - Gio, 13/06/2019 - 17:00
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Ha palpeggiato il seno a un poliziotto donna, si è masturbato, è stato fermato e subito rilasciato perché il fatto considerato dal giudice di "lieve entità".

Immagine di repertorio

Mentre in Italia impazzava la polemica sulla "certezza della pena", lo straniero in questione è stato nuovamente arrestato perché ha dato in escandescenze brandendo un bastone.

“Confermo la volontà di scrivere a Conte e Bonafede per capire come è stato possibile rilasciare una persona che aggredisce una agente in un ufficio di Polizia e poi fa dell’autoerotismo - attacca Salvini -. È grave, ed è incredibile quanto successo poche ore fa. Non possiamo permetterci di avere per le nostre strade simili personaggi”.

Riavvolgiamo il nastro. Ieri il Sindacato Autonomo di Polizia diffonde la notizia che viene da Reggio Emilia: "Vagava nei pressi della stazione quando è stato fermato e condotto negli uffici della Polfer per accertamenti di rito - racconta Stefano Paoloni, segretario generale del Sap - Lì, un 28enne extracomunitario ha dato in escandescenze e, dopo aver palpato il seno di una poliziotta in servizio, ha iniziato a compiere atti di autoerotismo davanti a lei". L'immigrato è stato ovviamente "arrestato dai colleghi con l’accusa di violenza sessuale in attesa della convalida da parte dell’Autorità Giudiziaria". L'accusa è grave. Ma il soggetto è "stato immediatamente rilasciato, poiché il giudice ha ritenuto il fatto di lieve entità".

Il ministro dell'Interno aveva bollato come "inaccettabile" il fatto che "qualcuno possa mettere le mani addosso a una donna, soprattutto se è in divisa e in un ufficio di Polizia". E ora è dal Viminale che trapela la seconda "puntata" di questa storia di cronaca: "Lo straniero rilasciato dal giudice dopo aver palpeggiato una poliziotta a Reggio Emilia - fanno sapere fonti del ministero - è stato nuovamente arrestato in stazione, oggi, dove ha dato in escandescenze brandendo un bastone". Duro il commento del ministro leghista: "Confermo la volontà di scrivere a Conte e Bonafede per capire come è stato possibile rilasciare una persona che aggredisce una agente in un ufficio di Polizia e poi fa dell’autoerotismo. È grave, ed è incredibile quanto successo poche ore fa. Non possiamo permetterci di avere per le nostre strade simili personaggi".


NON FATEMI RIDERE :


Lo straniero accusato di violenza sessuale era tornato in libertà. Per il giudice è un fatto di "lieve entità"

SE LO FACCIO IO MI METTONO DENTRO E BUTTANO LA CHIAVE
 

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IL CASO A REGGIO EMILIA [h=1]Immigrato arrestato di nuovo dopo aver palpeggiato una poliziotta, Matteo Salvini: "Basta gente così in giro"[/h]
13 Giugno 2019

L'immigrato che era stato rilasciato dal giudice dopo aver palpeggiato unapoliziotta a Reggio Emilia è stato nuovamente arrestato. Questa volta lo straniero è stato fermato in stazione, oggi 13 giugno, dove ha dato in escandescenze brandendo un bastone. "Confermo la volontà di scrivere a Giuseppe Conte e al ministro Alfonso Bonafede per capire come è stato possibile rilasciare una persona che aggredisce una agente in un ufficio di Polizia e poi fa dell'autoerotismo", commenta il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "È grave, ed è incredibile quanto successo poche ore fa. Non possiamo permetterci di avere per le nostre strade simili personaggi".


ALLORA CHI FA LE LEGGI IN ITALIA ?
 

Ultima estrazione Lotto

  • Estrazione del lotto
    giovedì 17 ottobre 2019
    Bari
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    15
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