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<center>“Bestemmiavano Dio e lor parenti,
l'umana spezie e 'l loco e 'l tempo e 'l seme
di lor semenza e di lor nascimenti”.
Dante e Virgilio arrivano sulle rive del fiume Acheronte dove sono ammassate le anime dei dannati che aspettano di essere traghettate verso la dannazione eterna dalla grossa barca guidata dal terribile Caronte.
La scene è allucinante.“Ed ecco dirigersi verso di noi una barca, guidata da un vecchio, bianco di barba e di capelli. Gridava: - Guai a voi, anime malvagie! Non sperate mai di vedere il cielo! Sono qui per portarvi tra le tenebre eterne, nel fuoco e nel gelo”(Libera traduzione in prosa; Inferno III, 82-84). Le anime dei dannati, stanche e nude, nel frattempo, dopo aver sentito l'invettiva di Caronte, sbiancano dalla paura, battono i denti e bestemmiano Dio, i loro genitori, la specie umana e il luogo, l'ora, la stirpe e il seme che li aveva generati.
Questa è la pena che accomuna tutti coloro che muoiono “nell’ira di Dio”: bestemmiare, maledire per l’eternità tutti e tutto. La bestemmia è per sua natura il canto della solitudine, la piena manifestazione dall'impotenza che l'uomo avverte per sé.
“Il mal seme di Adamo”(Inferno III, v.115). E’ la definizione giusta e corretta di chi per l’eternità è condannato a dire “male” di Dio, dei suoi famigliari, di se stesso e di tutto ciò che lo circonda.
La maldicenza è sempre una forma sottile di bestemmia che genera diffidenza, sospetto, divisione. E’un’ombra che si stende sul volto dell’altro ma che genera anche un tramonto interiore in chi la diffonde. E l’ombra, il tramonto sono il preludio del buio, di una notte buia, di un’ “aere sanza stelle”. Tutte le volte che “diciamo male” siamo sulle rive dell’Acheronte, il nostro volto diventa bianco e i nostri denti cominciano a battere.
"Guai a voi, anime prave”! Il “mal dire” ci rende malvagi, al cupo suono della cattiveria se ne va l’anima buona. “Qui non ci passa mai anima buona”. Parole vere e sante.
“Purtroppo, degli altri spesso pensiamo e parliamo più facilmente male che bene: tale è la nostra miseria” . Miseria che dobbiamo mondare finché la nostra vita
“è rallegrata dalla dolcezza dell’aria e dalla gioia del sole”
(Inferno III, vv.103-105)</center>
<center>azzo se cazzo...se ce pia questo so dolori!!!!</center>
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