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Il Real si inchina ad Allah: via la croce dallo stemma


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Dopo più di mille anni di storia gli arabi tornano a far cadere la corona spagnola, anzi questa volta solo la croce della corona ed ecco che sulla carta di credito araba viene mutato lo storico logo del Real Madrid. Il 12 settembre scorso, Florentino Perez, presidente dei Los Merengues, ha annunciato un accordo triennale con la National Bank di Abu Dhabi, una delle più prestigiose istituzioni mondiali. Al momento dell' accordo erano inoltre presenti col presidente 4 dei migliori giocatori del Real provenienti ognuno da una nazionalità diversa: Toni Kroos per la Germania, Karim Benzema per la Francia, Gareth Bale per il Regno Unito e Dani Carvajal per la Spagna. In quella occasione, è stata presentata la carta di credito in questione, emessa appunto dalla National Bank di Abu Dhabi, per la membership del Real Madrid. Ad un'attenta osservazione, il quotidiano sportivo Marca, prima di tutti aveva rilevato un'irregolarità nel logo in cima alla corona reale era stato volontariamente rimosso il simbolo della Cristianità, la Croce, per evitare “sofferenze o sconforto tra i clienti mussulmani”. C'è chi asserisce che con questo gesto Perez abbia venduto agli arabi l' identità della sua squadra e del suo paese, ma il presidente due mesi fa aveva già chiarito: "La gente del luogo vive ogni gara in modo speciale e i nostri legami con l'UAE sono sempre più forti. Questo accordo aiuterà il club a conquistare i cuori dei tifosi degli Emirati Arabi Uniti" e per conquistare i loro cuori avrà ritenuto opportuno evitare di offenderli....


che schifo di cristiani
 
Mario Giordano: "Il Pontefice si è arreso ad Allah"

30 novembre 2014
Mario Giordano: il Papa che prega Allah mi sembra una resa, non un dialogo
Sarà pur stata un’“adorazione silenziosa”, e non una vera e propria preghiera. Sarà pur stato un gesto simile a quello compiuto da Benedetto XVI nel 2006, come s’affanna a precisare il preoccupato portavoce della Santa Sede. Sarà tutto quel che si vuole, ma fa un certo effetto vedere il Papa che si mette a mani giunte verso la Mecca nella Moschea Blu di Istanbul, mentre l’imam recita i versetti del Corano. E fa ancor più effetto pensare che quel Corano è lo stesso che, poco distante da lì, gli islamici usano per eccitare le folle a squartare i cristiani, a impalarli e crocefiggerli. A spazzarli via. C’è un contrasto troppo forte fra il Papa che rispetta fino all’ultimo tutti i riti dell’Islam, si toglie le scarpe e s’inchina al "mihrab", e gli islamici che a pochi chilometri dalla Moschea Blu non rispettano nulla dei cristiani. Non le loro chiese, non le tradizioni, non i riti. E nemmeno la loro vita.

Papa Francesco vuole dialogare con l’Islam, si capisce. Ma come si fa a dialogare con chi non vuole farlo? Come si fa dialogare con chi vuole solo abbatterti? Come si fa a dialogare con chi vuole piantare la bandiera del Califfato in piazza San Pietro? Il dialogo è una parola bellissima, che permette discorsi straordinari, preghiere comuni, gesti esemplari. Ci si toglie le scarpe insieme. Ci si inchina alla Mecca. Ci si trova d’accordo con l’imam e il gran muftì. Ma poi, in realtà, gli islamici non vogliono dialogare. L’hanno dichiarato apertamente: vogliono conquistarci. E distruggerci.
 

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