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L'ALLARME DEGLI UROLOGI
Incontinenza, sette milioni di italiani se la fanno sotto: il dramma in una lettera al ministro Speranza
15 Febbraio 2020
Incontinenza





La vergogna di non riuscire più a controllare il proprio corpo, le sue funzioni. La rabbia e la frustrazione di essere tornati indifesi e inermi come neonati e come da bambini usare i pannolini, solo che ora si devono chiamare pannoloni e il termine ha assunto una connotazione più pesante, con una punta di ridicolo e di disprezzo. Oltre 7 milioni di italiani devono fare i conti con questo disagio, l'incontinenza, che non colpisce solo gli anziani, ma fatalmente è destinato a incidere ancor di più con il progressivo allungamento della terza e quarta età. E sono cifre, queste, che autorizzano a parlare di allarme. Perché il sostegno da parte del sistema sanitario nazionale, non è sufficiente. Tutt'altro.

LETTERA APERTA
L'allarme viene lanciato dall'Aiug (Associazione Italiana di urologia ginecologica), da Senior Italia Federanziani e dalla Federazione delle Associazioni Incontinenti e Stomizzati (Fais) in una lettera aperta indirizzata al ministro della Salute, Roberto Speranza, e ad altri esponenti del governo e delle istituzioni. Nell'ultimo anno in Italia la situazione di chi soffre a causa dei problemi legati all'incontinenza si è aggravata in modo esponenziale, si dichiara nella lettera; i pazienti e tutti coloro che si occupano di loro lamentano che ormai «la parabola discendente dei servizi sanitari erogati» sia più che discendente, e tutti lamentano «una quasi totale assenza di informazioni necessarie per orientarsi nella realtà dei servizi sanitari nelle regioni italiane che risultano, quando erogati, estremamente frammentati ed eterogenei».
In Italia «governare meglio l'incontinenza» significa migliorare la vita a più di sette milioni di persone: dunque non un problema marginale legato alla terza età, si legge nella lettera, ma «una vera e propria patologia che va affrontata con grande attenzione». Un'affermazione confermata dai dati. Quegli oltre sette milioni che soffrono, e poi i 355 milioni spesi dal sistema sanitario nazionale per forniture ad appena 1,15 milioni di pazienti, con solo due terzi dei pannoloni di cui hanno bisogno spesso di scarsa qualità. E le famiglie sono costrette a sborsare di tasca propria oltre 280 milioni. In dettaglio, si spendono circa 150 euro al mese per integrare la fornitura insufficiente, vale a dire 1800 euro all'anno. E si calcoli che un pacco di assorbenti può costare dai 19 ai 40 euro. Senza contare tutti gli annessi e connessi: i disturbi depressivi, l'ansia cronica, e una situazione tale da compromettere la normale vita quotidiana, con la necessità di assumere una badante fissa, per quel che riguarda le persone più anziane. Il che significa altri costi da sostenere, e non certo irrilevanti: la badante arriva a costare mille, millecinquecento euro al mese.
SITUAZIONE DEGENERATA
Nel 2016 è addirittura scoppiata la «rivolta dei pannoloni» in Campania e in Emilia Romagna. Le famiglie sono scese sul piede di guerra, attraverso manifestazioni, proteste, pressioni politiche, dopo che le forniture si sono rivelate scarse, con «ausili di assorbenza» - è il termine tecnico dei pannoloni - di taglie sbagliate, o scomodi da indossare, con conseguenti danni per perdite di urina, cattivi odori, piaghe da decubito, proliferazione di germi. La vicenda aveva solleva scalpore. Studi di settore avevano rilevato come vivere con un malato di incontinenza abbia vaste ripercussioni sulla cerchia dei familiari. Ma oggi, stando ai dati e alla denuncia contenuta nella lettera aperta al ministro Speranza, le cose non sono affatto migliorate e anzi sembrano degenerare. E quei problemi non sono scomparsi, proprio no.
Si moltiplicano i casi di chi deve assistere al lento, inesorabile declino del padre, della madre, vedere i genitori umiliati, alle prese con quei benedetti pannoloni, sempre in ansia per averli o perché vadano bene, provoca tristezza, costringe a sentirsi in bilico tra crisi di pianto e scatti di collera. Di notte si dorme poco, in attesa di sentire l'urlo temuto: «Devo cambiarmi! Non ce la faccio, con il pannolone!». E assistere ai loro pianti, alla loro disperazione. Chiedendosi, giorno dopo giorno, come si riuscirà ad andare avanti.
di Caterina Maniaci

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