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dal finanziamento ai partiti a Trilussa....

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Il nuovo disegno di legge sul finanziamento ai partiti non piace a nessuno. Oltre che a Feltri altri giornalisti sovversivi come Panebianco e Ricolfi insorgono. Il fatto buffo è che anche i tesorieri dei partiti sono contro.
«I ladri fanno schifo gli incapaci di più» così, con l'usuale tocco di fioretto, inizia l'odierno editoriale (3 giugno2013) di Vittorio Feltri su il Giornale a proposito della nuova proposta del governo per trovare una soluzione alla questione del finanziamento ai partiti. E poiché Feltri, che piaccia o meno, ha il pregio di non mandarle a dire prosegue scrivendo: «Anche un tonto capisce che si tratta di una presa in giro».
A lui, noto rivoluzionario e campione dell'antipolitica a cui Beppe Grillo si è sempre ispirato, fanno eco altri giornalisti assai noti per gli articoli antisistema e carichi di fuoco rivoluzionario che scrivono su clandestini fogli sovversivi distrubiti unicamente nei centri sociali come i Corriere della Sera e la Stampa. Uno è Angelo Panebianco che, sul Corriere della Sera nella stessa giornata, propone al governo ed ai partiti che lo sorreggono di «ricorrere a formule vere e non truffaldine per i rimborsi. » E un altro è Luca Ricolfi che , su la Stampa, scrive «Come cittadino ho trovato offensiva per non dire beffarda l'impostazione del disegno di legge proposta dal governo.» In particolare Ricolfi lamenta il fatto che gli estensori della legge dimostrino d avere poca dimestichezza con la lingua italiana e nello specifico non abbiano ben chiaro il significato del verbo 'abolire'. Perché, fa rilevare Ricolfi, quando si dice che qualcosa «È abolito», soprattutto se non ci sono altre specificazioni di tempo e di spazio si intende che questo lo sia hic et nunc e non dopo tre anni come surrettiziamente e senza parere prevede il disegno di legge.



A tutto ciò si aggiunga il fatto che dal 1994 al 2008 i partiti abbiano incassato qualcosa come 2.253.000.000€ (che se è difficile da leggere in numero la traduzione in lettere è: due miliardi e duecentocinquantatre milioni ovviamente di euro che lo lo si portasse nelle vecchie lire ci sarebbe da svenire) mentre hanno avuto spese documentate per soli, si fa per dire, per 579 milioni, sempre di euro. «Una bella plusvalenza.» direbbe il più scardellato direttore finanziario della più scardellata azienda. Per i tesorieri dei partiti un nulla del quale neppure arrossire.
Plusvalenza di cui peraltro non si conosce la fine. Ma i tesorieri dei partiti che, si sa, son gente che la sa lunga e si dice, siano a parte di non pochi segreti, si stracciano le vesti e addirittura minacciano il licenziamento per i fattorini. Ma, per fortuna, c'è la cassa integrazione guadagni che pensata per gli operai delle aziende in crisi ora diviene utilizzabile anche per i dipendenti dei partiti. E i partiti si sa non sono delle aziende. Un segno del cambiamento dei tempi.
Altri sono contro il disegno di legge del governo e declamano, come Antonio Misiani, tesoriere del Pd che «La riforma del finanziamento va fatta ma con intelligenza e senza demagogia.» Che bello sarebbe capire che tipo di intelligenza serva per portare a termine questa indecente pratica che, val sempre la pena di ricordarlo, il 90% degli italiani decise di cancellare con un referendum nel 1993. Otto mesi dopo quel clamoroso risultato grande intelligenza fu spesa per far rientrare dalla finestra quello che è stato cacciato dalla porta. Quella riforma fu fatta con intelligenza e senza demagogia? O forse la parola intelligenza non è la più appropriata per dire di questa vicenda,
E dire che lo stesso Sposetti il 5 d'aprile dello scorso anno ammise su L'Espresso che se non ci fossero stati dei cambiamenti nel metodo di finanziamento dei partiti questi sarebbero stati spazzati via: «L'ho detto a Gianfranco Fini, con Massimo D'Alema ne parlo tutti i giorni, gli faccio una testa così. Lo capite o no che tra sei mesi i partiti non ci saranno più? Finiti!» (1).E per fortuna che della cosa ne parlava tutti i giorni con D'Alema. E si son visti i risultati. Salvo poi il giorno dopo, stesso mese e stesso anno, su Sette sostenere che: «negare risorse alla politica significa colpire al cuore la democrazia». Magari un po' meno demagogia e un po' più di serietà non guasterebbe.
Nella poesia 'Basta la mossa' Trilussa scrive di una scimmia che vuol fare il cinematografo ma non sa dire mezza parola allora il fotografo (nel 1916 i registi ancora non c'erano) suggerisce:





Fingi, presempio, d'esse una bestiola
in una posa un po' sentimentale,
che pensa all'ideale
senza che sappia di' mezza parola …
La Scimmia, con un'aria d'importanza,
se mise a sede, fece la svenevole,
guardò er soffitto e se grattò la panza.
- Brava! - strillò er fotografo - Benone
Questo pe' fa' carriera basta e avanza:
sei nata proprio co' la vocazione.



Che dover dare ragione a Feltri vien proprio difficile, ma quando ce vo' ce vo'





Castruccio Castracani degli Antelminelli
www.ilvicarioimperiale.********.com
 

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