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l lavoro umano? Sparirà già dal 2018. L’allarme del WEF

La "quarta rivoluzione industriale" è già qui. E fa paura

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06/09/2016 - Per vedere le macchine soppiantare il lavoro umano, con tutta probabilità, non sarà necessario attendere un decennio come ventilato in varie ipotesi. Già dal 2018 – secondo alcuni indicatori – automazione, intelligenza artificiale, nanotecnologie, biotecnologie e stampa 3D finiranno per polverizzare 5 milioni di posti di lavoro nelle 15 principali economie del mondo. A dirlo è il rapporto pubblicato dal World Economic Forum (WEF).

CATEGORIE A RISCHIO – Innanzitutto le donne, che secondo lo studio saranno i soggetti maggiormente vulnerabili al nuovo paradigma. I settori più a rischio includono quello amministrativo, energetico, finanziario e soprattutto i lavori d’ufficio, dove le macchine si incaricheranno di tutti i compiti di routine. Verrà creata nuova occupazione, certo, ma sarà comunque insufficiente a compensare le perdite. L’unica possibile soluzione sembra quella di ripensare radicalmente il nostro sistema economico. Le nuove sfide, continua il rapporto WEF, impongono che non solo le imprese, ma anche i governi, si riadattino al nuovo scenario e intervengano per disciplinare e regolare il cambiamento. Possibilmente in modo rapido, dal momento che quel fenomeno che il giornalista Paul Mason chiama “transizione verso il postcapitalismo” è già in corso.

FINE DEL LAVORO UMANO? – Secondo lo scienziato Stephen Hawking, avremo due possibilità “se le macchine produrranno tutto ciò di cui abbiamo bisogno saremo ad un bivio. Se questi prodotti saranno condivisi, l’intera popolazione vivrà nel lusso, ma se i produttori delle macchine riusciranno a impedire la redistribuzione, la maggior parte della popolazione sprofonderà nella miseria”.
Al mom,ento, si calcola che già il 53% dei lavori svolti da umani sia interamente automatizzabile, e quindi sostituibile.
(quindi il 53% va eliminato?)

SHARE ECONOMY E REDDITO DI CITTADINANZA – Secondo il già citato Mason, le monete di scambio del futuro saranno “tempo libero, attività in rete e gratuità”. La basi di questa trasformazione sono già visibili, ma la cultura della sharing economy è destinata a crescere. “Le persone convertiranno ogni bene in denaro, dalla propria casa alla loro auto”, si legge nel rapporto WEF. Se da un lato la discussione si inserisce nello scenario di una crisi dei mercati di lavoro e di una disoccupazione ormai drammatiche, dall’altro è tanto affascinante quanto utopica l’ipotesi di un futuro prossimo in cui impieghi noiosi o degradanti saranno svolti dalle macchine, mentre gli esseri umani potranno dedicarsi ad attività ben più gratificanti. “L’attuale rivoluzione tecnologica non deve diventare necessariamente una sfida tra esseri umani e macchine”, conclude il rapporto “ma piuttosto un’opportunità per lavorare insieme e fare in modo che le persone esplorino a pieno il loro potenziale. E’ essenziale comprendere rapidamente i cambiamenti per guidare le nostre economie e la nostra comunità attraverso queste importanti trasformazioni”.

Altro aspetto cui occorrerà prestare sempre maggiore attenzione è ilreddito di cittadinanza, giacché il lavoro retribuito non potrà più essere il paradigma per avere un reddito. In Europa esistono già diversi esempi in tal senso, nel prossimo futuro occorrerà probabilmente pensare ad un’architettura che possa rendere strutturali politiche di questo tipo.


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