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Con l'invasione riparte il business: ogni migrante costa 42 euro al giorno

La cifra lievita e ad accaparrarsi l'appalto sono le solite coop

Antonella Aldrighetti - Dom, 15/09/2019 - 23:07





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Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio Direttore, con riferimento all'articolo pubblicato lo scorso 15 settembre dal titolo Con l'invasione riparte il business: ogni migrante costa 42 euro al giorno si precisa che: a) per quanto concerne l'assegnazione della gestione dell' hotspot di Lampedusa alla ditta Badia Grande per il periodo dal 2 agosto 2019 al 31 gennaio 2020, la delibera a contrarre è stata adottata il 10 giugno u.s.
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e l' avvio dell' esecuzione anticipata del contratto è del successivo 2 agosto. Si aggiunge che l'appalto è pari a 520.214,40 euro al netto dell'Iva. Della somma totale, 316.927,72 euro sono destinati ai servizi di accoglienza, in linea con lo schema tipo di capitolato. b) per quanto concerne l'accoglienza nei centri della provincia di Agrigento è stata bandita una gara, in tre lotti, il cui importo a base d'asta è in linea con lo schema di capitolato. Il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea del 6 settembre a seguito della definizione dei contenuti negoziali nei mesi precedenti.
Il capo dell'ufficio stampa e comunicazione-Ministero dell'Interno-Paolo Canaparo

Roma - Porti aperti e navi umanitarie col vento in poppa. È questa l'istantanea della politica sugli immigrati del neo governo giallorosso che si prepara a rimpinguare le casse delle cooperative sociali e degli enti benefici di risorse pubbliche.
A Lampedusa e nell'intera provincia agrigentina tutto è pronto per accogliere i nuovi immigrati. Il business è ripartito alla grande e con una velocità estrema. Il centro di accoglienza straordinario (Cas) dell'isola è pronto a erogare nuovi servizi per 98 immigrati alla cifra di 42,80 euro al giorno per ciascuno. L'appalto è stato assegnato per 6 mesi alla coop Badia grande di Trapani e complessivamente ammonta a 750 mila euro. Per cui, calcolatrice alla mano è stato abbondantemente soppiantato il decreto Salvini sulla revisione dei costi per l'accoglienza che stimava una cifra tra i 19 euro per gli ospiti dei grandi centri ai 26 nei piccoli centri per fornire oltre all'alloggio e al vitto, anche cura dell'igiene, mediazione linguistico-culturale, informazione normativa, tutela sanitaria e un sussidio per le spese giornaliere, il cosiddetto pocket money, di 2,50 euro. Sull'assegnazione dell'appalto si è provato a scrivere un impegno di spesa pari a 18,04 euro in condizione di normale operatività tuttavia la cifra erogata dal fondo del Viminale ha consentito di doppiare, con tanto di avanzo, il budget originario. Difetto che è stato commesso anche nell'ultimo bando di gara per l'accoglienza sulla terraferma della provincia di Agrigento. Qui, il Viminale targato Luciana Lamorgese, è al lavoro per assegnare 15 milioni e mettere a disposizione strutture adeguate per ben 800 stranieri. Durata dell'appalto 2 anni. Il costo cosiddetto pro die pro capite vale dai 22 euro fino a 27 e quindi pure questo, in parte, si discosta dai dettami di legge. Vale a dire che archiviato Matteo Salvini come ministro, si è tornati facilmente a ricalcare le modalità attuate da Minniti e ancora prima da Alfano che, durante la permanenza al ministero dell'Interno, avevano fatto lievitare i costi complessivi dell'accoglienza oltre i 5 miliardi annui. Ci risiamo. A oggi infatti tutta la Sicilia sta tornando a essere terra di conquista da parte degli immigrati. Le prefetture di Caltanissetta, Enna, Messina, Ragusa e Siracusa si apprestano a mettere in moto la macchina degli avvisi e dei nuovi bandi di gara per l'accoglienza con il ciclostile. Nessuna differenza con il passato governo Renzi Gentiloni. Anzi. Tolta la polvere dalle vecchie scartoffie si ricopiano tali e quali: lotti da 200 o 300 persone, durata almeno biennale e spese extra con pagamento a piè di lista. Al contempo si rispolvera la dizione del richiedente asilo e protezione quasi fosse un rifugiato certificato e ci si avvia a mettere in campo altri progetti per l'integrazione e l'inclusione di modo da erogare nuove risorse ai comuni. Il vettore di questa nuova operazione potrebbe essere il neo sottosegretario all'Interno Achille Varriati, pronto a riaprire gli Sprar che Salvini aveva chiuso e ampliare l'accoglienza diffusa nei tanti paesini d'Italia.
 

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