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[h=1]Anche nelle esportazioni, l’Italia batte la Francia[/h]
  • APR 23, 2019
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Nelle scorse settimane si erano rincorse le voci di un sorpasso della Francia ai danni dell’Italia come seconda manifattura industriale d’Europa. Nel 2017, infatti, stando ai dati Eurostat, Parigi avrebbe fatto registrare un prodotto industriale di 889,4 miliardi di euro contro gli 883,7 del nostro Paese. Ciò non basta, tuttavia, ad assegnare alla Francia la palma di “seconda manifattura d’Europa”, per cui risulta determinante il valore aggiunto generato dall’industria manifatturiera interna, ovvero, come scrivevamo, “l’incremento effettivo di output connesso all’intervento dell’industria nazionale, a cui vanno aggiunti i consumi intermedi delle filiere produttive e la variazione delle scorte. Indicatori più precisi rispetto a quelli su cui si basa la ricerca sulla produzione aggregata, eccessivamente focalizzata sulle proiezioni tendenziali della contabilità nazionale, molto spesso influenzate da un grado significativo di variabilità”.

In tutti questi campi l’Italia è saldamente davanti alla Francia e, anzi, i margini vanno via via dilatandosi. Nel pieno dell’austerità montiana e sulla scia della distruzione della domanda interna nazionale, tra il 2012 e il 2013 la Francia aveva approssimato notevolmente il livello di valore aggiunto prodotto dalla manifattura italiana, arrivando a 2,9 miliardi di euro di distacco. In seguito il margine si è notevolmente ampliato: per il 2017 le previsioni sembrano lasciar presagire un posizionamento dell’Italia a quota 257 miliardi, contro i 232 della Francia.

E non finisce qui. L’industria italiana e la manifattura in particolare hanno fatto segnare risultati importanti nel campo dell’export. Il fatto che in una fase di stallo della domanda interna, che fatica a riprendersi dai disastri dell’austerità e il cui rilancio è chiave per il Paese, siano le industrie esportatrici a trainare l’economia è indicativo, sebbene ciò evidenzi il problema del rafforzamento del mercato nazionale.

Come sottolinea Il Foglio,“la bilancia commerciale complessiva con l’estero dell’Italia nel settore dei manufatti non alimentari è stata nel 2018 positiva per ben 88 miliardi di euro, il che ci pone nell’Unione Europea al secondo posto alle spalle soltanto della Germania, mentre la Francia ha presentato un deficit con l’estero per i manufatti di ben 42 miliardi, il peggiore dell’Ue dopo quello del Regno Unito. […] L’Italia distanzia nettamente la Francia soprattutto in tre settori: metalli e prodotti in metallo (42 miliardi di euro contro 27); macchine e apparecchi (37 miliardi contro 12); e moda (24 miliardi contro 5)”, e anche gli scambi bilaterali trai due Paesi nella manifattura testimoniano un surplus italiano di quasi 15 miliardi di euro (46,7 miliardi di export, 31,8 di import).

Certo, come detto precedentemente le esportazioni non raccontano che una parte della storia e il vantaggio della bilancia commerciale italiano su quella francese nella manifattura è in parte sintomatico delle difficoltà incontrate dal Paese nel campo del rilancio dei redditi da lavoro e dei consumi interni, che divergono verso l’esterno una quota significativa di merci e prodotti. Tuttavia, lo scarto è significativo. E, negli ultimi tempi, la capacità del sistema Paese di esportare prodotti contrassegnati dalle qualità e dalle garanzie che contraddistinguono la manifattura italiana si è rafforzata.

Meccanica strumentale (81 miliardi), tessile (moda inclusa, 53 miliardi) e veicoli (51 miliardi) messi insieme, sottolinea Il Sole 24 Ore, “fanno 185 miliardi: il 42% di tutte le esportazioni manifatturiere”, che hanno contribuito nel 2018 al saldo record della bilancia commerciale. I tradizionali settori di forza generano quote notevoli di Pil e sono una garanzia per l’industria italiana. La quale ora necessita di interventi politici volti a sostenerla adeguatamente. Perché il titolo di seconda manifattura d’Europa non è uno status quo, ma una posizione che va difesa dalla concorrenza di altri Paesi. Sperando che in futuro una quota maggiore di questa manifattura possa essere assorbita da un rilancio dei consumi dei cittadini italiani, bloccati al palo da un decennio abbondante.
 

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