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FRANCIA NOSTRA NEMICA

Alien.

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[h=1]Libia, le accuse alla Francia:
“Così fanno passare i migranti”
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Le truppe francesi stanziate tra il Niger e la Libia lasciano passare indisturbati migranti e trafficanti di uomini. Lo sostengono Jamal Adel, giornalista libico che vive nella zona sud-est del Kufra, e il Fezzan Libya Group, l’organizzazione che monitora il traffico di persone nella capitale libica del sud di Sebha.

Dopo la proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini di creare dei centri di accoglienza nei Paesi confinanti con la Libia, i libici che si trovano vicini al confine mettono ora in guardia Roma: “
I francesi non stanno facendo nulla per fermare il traffico di persone perché non ne soffrono le conseguenze. Quelli che soffrono davvero sono i libici e gli italiani”, dice Adel a Gli Occhi della Guerra.

Le truppe francesi, infatti, starebbero fornendo sostegno medico ai migranti, senza però farli tornare nei loro Paesi d’origine. Anzi: i francesi permetterebbero ai migranti di passare il confine libico dove trovano alcuni trafficanti che li conducono sulle coste per poi iniziare il loro viaggio della speranza verso l’Italia.

Sia la Francia che il Niger ignorano il traffico di persone che avviene sul territorio sotto il loro controllo. “I trafficanti passano liberamente sotto il naso delle truppe francesi”, aggiunge l’organizzazione di Fezzan. “Se il Niger e la Francia pensano che il traffico di persone sia secondario, l’Italia e la Libia pensano sia un problema primario perché sono direttamente colpiti da questo fenomeno”.

Per questo i libici vorrebbero una collaborazione più forte con l’Italia. Un’operazione di questo tipo dovrà però per forza fare i conti con la presenza francese. “Quando l’Italia propose di mandare 140 militari in Niger, la missione fu abortita perché la Francia si oppose.
La Francia non vuole che l’Italia prenda troppo potere geo-politico sul suo territorio”, aggiunge l’organizzazione Fezzan Libya Group.

La Francia non vuole l’Italia sul territorio del Niger perché con questo Paese ha uno stretto rapporto di interessi: dipende infatti dall’esportazione di uranio per la sua centrale nucleare nel villaggio di Arlit. A marzo infatti anche il presidente nigerino Mahamadou Issoufou, che ha rapporti stretti con il governo francese, si oppose alla presenza italiana in Niger.

La Francia inoltre sta sostenendo la tribù di Awlad Sliman, nel Sud della Libia. Storicamente, la Francia ha sempre appoggiato questa tribù e l’ha riportata in Libia dopo l’occupazione italiana per controllare la zona del Sud del Paese, che è ricca di petrolio.

Negli ultimi mesi, specialmente durante la crisi di governo in Italia, la Francia si è ritagliata un ruolo sempre più importante nelle negoziazioni libiche: Parigi sostiene il governo dell’Est di Khalifa Haftar, rivale di quello di Tripoli, appoggiato invece dall’Italia. Allo stesso tempo, però, il governo francese cerca di mantenere un controllo indipendente da Haftar nel sud della Libia sostenendo varie tribù, tra cui anche quella del Tebu, che recentemente è stata invasa da mercenari e milizie del Ciad e dal Niger.

I libici nell’area del sud di Fezzan non hanno dunque un’opinione positiva del ruolo che la Francia sta avendo nell’area del sud della Libia, dove il traffico di essere umani è notevole. “
I libici sperano che Salvini mantenga la parola data, vogliono che siano controllati i loro confini e che il traffico di persone venga fermato”, aggiunge l’organizzazione Fezzan Libya Group.

In Libia hanno apprezzato la mossa di Salvini contro gli hotspot proposti dalla Francia. Questi, infatti, avrebbero portato a maggiori migrazioni verso la Libia. “Se l’Italia non vuole i migranti, perché vorremmo volerli noi?”, si chiede il Fezzan Libya Group.
 
[h=1]Matteo Salvini, l'attacco finale a Emmanuel Macron sugli immigrati: "Facile farsi la foto col papa, accogli anche tu"[/h]
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Mentre Emmanuel Macron incontrava papa Francesco in Vaticano - provando così a guadagnare consensi con qualche foto ricordo - il ministro dell'Interno Matteo Salvini è tornato sulla polemica scoppiata con il presidente francese e le sue provocazioni sull'emergenza immigrazione in Italia. Al Capo di Stato francese, Salvini ha ribadito: "Se per Macron in Italia non esiste un problema immigrazione, allora che apra subito le porte di casa sua ai 9.000 immigrati che la Francia si era impegnata ad accogliere dall’Italia con gli accordi firmati in Europa. Troppo facile - ha aggiunto - farsi la foto col Papa senza rispettare gli accordi e respingendo donne e bambini alle frontiere. L’arroganza francese non va più di moda in Italia".



Il francese sa lavorarsi bene gli anziani.


il papa domenica dirà:accogliete i migranti ecc....no comet
 
[h=1]RICORDIAMO, FURONO I FRANCESI AD UCCIDERE ENRICO MATTEI[/h] Maurizio Blondet 24 giugno 201884 commenti
Nell’attuale campagna di odio lanciata da Macron contro i nostri governanti, mi ha preoccupato questo titolo su Dagospia, che riporta un articolo de Il eEssaggero:

TIM ACCUSA LA COMPAGNIA LOW COST FRANCESE, ARRIVATA IN ITALIA CON UN’OFFERTA ULTRA COMPETITIVA: “ILIAD VIOLA LE LEGGI ANTITERRORISMO”.

SECONDO GENISH IL MECCANISMO DI ATTIVAZIONE DELLE SIM NON PREVEDE IL RICONOSCIMENTO DIRETTO DEL TITOLARE, CHE NON DEVE NECESSARIAMENTE COINCIDERE CON L’INTESTATARIO…

  1. Mar. per “il Messaggero Il testo:
La questione sarebbe stata presa molto sul serio. Da qualche giorno sarebbero anche partite delle verifiche sul campo per controllare se, quanto denunciato da Tim, sia vero. La società guidata da Amos Genish ha acceso un faro sulle modalità di attivazione delle sim card di Iliad, la compagnia low cost francese che fa capo a Xavier Niel, da poco sbarcata in Italia.

Tim ha inviato nei giorni scorsi un’ istanza con la quale chiede al Dipartimento di Sicurezza del ministero dell’ Interno, alla Polizia Postale, alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e alla Direzione generale per i servizi di comunicazione del ministero dello Sviluppo, se il meccanismo di attivazione, sia online che fisico, delle sim card di Iliad non violi le norme della legge Pisanu contro il terrorismo.

Il punto, come emerge dalla denuncia di Tim, è che le norme prevedono un «riconoscimento diretto» di chi compra e attiva una sim card per il traffico telefonico. «Ogni impresa», spiega nella sua istanza Tim, «è tenuta a rendere disponibili, anche per via telematica, al centro di elaborazione dati del ministero dell’ interno, gli elenchi di tutti i propri abbonati e tutti gli acquirenti del traffico prepagato della telefonia mobile, che sono identificati prima dell’ acquisizione del servizio».

Invece, nelle procedure messe in atto da Iliad, sostiene Tim, ci sarebbero diversi bug. La procedura online di acquisto della sim di Iliad, per esempio, prevede l’ inserimento dei dati in anagrafica, la registrazione di un videomessaggio e l’ upload di un documento, che però, sostiene Tim, sono asincroni e senza riconoscimento de visu.

Il controllo dei documenti verrebbe fatto da un consulente prima della spedizione della sim, ma non è necessario che il titolare della carta di credito coincida con l’ intestatario della nuova linea. La sim, poi, viene attivata direttamente dal cliente nell’ area self service della società telefonica.

IL PROCESSO

Secondo Tim la legge Pisanu antiterrorismo escluderebbe la possibilità per gli operatori di ricorrere a procedure totalmente automatizzate che prevedano l’ acquisizione dei dati anagrafici del cliente e l’ acquisizione della riproduzione del documento tramite modalità telematiche, o per corrispondenza, senza espletare nemmeno al momento della consegna della sim l’ attività di controllo dell’ identità del sottoscrittore.

La procedura di Tim per la vendita on line delle sim, prevede in diversi passaggi il riconoscimento diretto. È prevista una videochiamata con un operatore che verifica che il viso del cliente corrisponda a quello sul documento e, inoltre, la coincidenza dell’ intestazione della carta di pagamento.

La sim poi viene attivata dopo il riconoscimento con una videochiamata oppure effettuato direttamente dal postino che la consegna. Dubbi, la società guidata da Genish, li ha espressi anche sulla vendita delle sim card di Iliad tramite i cosiddetti «sim box», dei distributori automatici installati per adesso in alcuni centri commerciali ma che presto potrebbero sbarcare anche nelle stazioni.

In pratica, secondo il dossier messo a punto da Tim, per ottenere tramite queste sim box la scheda telefonica, basta inserire i dati anagrafici, registrare un videomessaggio e caricare il documento, due fasi che avvengono in maniera asincrona e senza riconoscimento de visu. La presenza dei commessi, denuncia Tim, è solo per l’ assistenza operativa senza nessuna consegna di documentazione di attivazione.

Anche in questo caso non sarebbe necessario che la carta di credito o il bancomat siano intestati al titolare della sim. Il processo di acquisto, denuncia insomma Tim, si perfeziona anche se il titolare della carta di credito, e quindi del conto corrente, è diverso dall’ intestatario della sim. La richiesta della società di Genish, in realtà, non è quella di bloccare le modalità di vendita di Iliad, ma semplicemente, se lecite, di consentirle anche agli altri operatori in modo da non falsare la concorrenza”.

Fin qui l’articolo.
[IMG2=JSON]{"data-align":"none","data-size":"full","height":"297","width":"198","src":"https:\/\/i1.wp.com\/www.maurizioblondet.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/genish.jpg?resize=200%2C300&ssl=1"}[/IMG2] Amos Genish,
israeliano, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Telecom Italia.

Chi è Amos Genish? Israeliano anni 57, secondo Haaretz, è cresciuto con 11 fratelli in un quartiere di Netanya. Con la sua famiglia viveva in un piccolo appartamento e non aveva neppure un letto proprio. Ma a 14 anni gli fu permesso di studiare a Gerusalemme nella prestigiosa scuola Himmelfarb, la scuola dei ricchi. Ha combattuto anche come capitano nella prima guerra del Libano, consapevole che “per avere successo in seguito, dovevo essere ufficiale di un’unità di combattimento”. La favola bella del giovane povero ma selezionato misteriosamente per la scuola dei ricchi, capitano combattente, sembra confezionata come biografia di comodo di un asset del Mossad. Sicuramente il campo in cui opera,le telecom, è centrale negli interessi dei servizi sionisti, basta pensare alle possibilità di intercettazione e spionaggio. Prosegue la biografia:

“A Washington. Genish ha conosciuto, come papà di un compagno di scuola di uno dei suoi figli, Joshua Levinberg, imprenditore visionario ed ebreo come lui. Levinberg lancia l’idea di servire una parte dei 3 miliardi di persone che alla fine dello scorso millennio non avevano accesso alle telecom: l’idea era costruire una rete telefonica satellitare per raggiungere i luoghi più remoti del Sud America. Così nasce Gvt, il villaggio globale delle telecom”.

A Gvt fu assegnata la licenza ventennale per le linee fisse nelle zone centrale e meridionale del Brasile. Un’area abitata da 38 milioni di persone in nove Stati. Continua la favola bella: “l segreto di Gvt è stato tutto nel fare scelte controcorrente: quando nel 2002 era quasi al collasso e piena di debiti, riuscì a negoziare con i creditori. E mentre Sprint, ITT, France Telecom e le altre abbandonavano il Brasile, gli imprenditori israeliti resistevano”.

Certo sarà stato difficilissimo per un ebreo farsi salvare da creditori ebrei. Il suo impero (“nelle giungle del Brasile”, dice l’agiografia) è valutato 9 miliardi. In Italia è sbarcato con Bollorè. Che lo mette ai vertici di Telecom (e di tutti gli ascolti e intercettazioni possibili) , con il beneplacito di Gentiloni, che, scrisse La Stampa, con Vivendi “ mette l’ infrastruttura telefonica del Paese nelle mani di un manager che non è né francese, né italiano”, e “gestisce il dossier in prima persona”.

Viene ceduto così anche il controllo di Sparkle e Telsy.

Cosa sono? “Sparkle, con i suoi 560 mila chilometri di cavi sottomarini, di cui 10.800 nel solo Mediterraneo – è un nodo strategico delle comunicazioni fra Continente europeo, sud ed est del mondo. Nel 2014 Le Monde raccontò – sulla base delle rivelazioni dell’ ex funzionario Edward Snowden – che la National Security Agency americana usò un programma per avere l’ accesso dei metadati che transitano dalle connessioni siciliane di Sparkle. …E’ un pezzo del sistema linfatico che collega il mondo intero e nel quale transitano dati di ogni tipo. Basti qui un esempio: “SeaMeWe3” – una delle infrastrutture più lunghe – conta 39mila chilometri e collega la Germania all’ Australia passando per Italia, Egitto, Indonesia, Cina e Taiwan. A Mazara del Vallo c’ è per l’ appunto il suo terminale “italiano”. Ecco perché l’ atto di ieri del comitato strategico – pur trattandosi di un pro forma – è anche l’ ennesimo e amichevole avvertimento al signor Bolloré: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Quanto alla Telsy, “un gioiellino dell’industria nazionale”, fornisce telefonini e altri apparati a prova d’intercettazione alle istituzioni, nazionali e internazionali. “Se il premier ha in tasca uno smartphone della Telsy, in teoria niente e nessuno può geolocalizzarlo, scoprendo dove si trovi. Ma Telsy aiuta anche le forze armate. Assicura, ad esempio, gli strumenti che permettono di individuare – sul territorio iracheno e in ogni altro “teatro operativo”- una pattuglia in ricognizione. E mezzi tra i più sofisticati sono garantiti alla Polizia di Stato, in tutte le missioni segrete contro mafiosi o trafficanti di droghe che richiedono comunicazioni inviolabili tra le centrali operative e gli agenti sul campo”.

Ecco cosa abbiamo messo in mano a un israeliano probabile agente del Mossad, messo lì dai nostri amici francesi. Che possono sapere di ogni spostamento di un nostro ministro o primo ministro.



Nella nuova situazione, diciamo non felicissima, della “amicizia franco-italiana”, sarà il caso di ricordare che Enrico Mattei fu ucciso su mandato del controspionaggi francese per i suoi rapporti con il Fronte di Liberazione Algerino, secondo lo stesso governo di Algeri. Il suo aereo precipito la sera del 27 ottobre 1962. Era stato manomesso da militanti dell’OAS, come ha rievocato recentemente L’Antidiplomatico.

https://www.lantidiplomatico.it/det...n_il_fronte_di_liberazione_algerino/82_14842/

Sui rapporti fra Israele, il governo francese e il cosiddetto “terrorismo islamico” si possono scrivere volumi. I francesi gestiscono ed hanno gestito loro propri gruppi jihadisti, spesso rimpolpati da giovani islamici di nascita francese o belga (arruolati dai servizi francesi per combattere in Siria), qualche volta in proprio e qualche volta in collaborazione con la Cia e con gli israeliani. Certi eventi (da Charlie Hebdo alla uccisione dei due agenti del Mossad nel museo ebraico di Bruxelles il 24 maggio 2014 da un killer professionale, Mehdi Nemmouche) sono da leggere come vendette e contro-vendette fra servizi.

E’ noto che Laurent Fabius, allora ministro degli esteri, ricevendo una delegazione il 28 gennaio 2013, si lasciò sfuggire che Al Nusrah (Al Qaeda) “sul terreno fa un buon lavoro” (un bon boulot). Frase che poi si è cercato di far passare come una “fake news” della Rete da parte dei “décodeurs”, un gruppo di giornalisti di Le Monde incaricatisi di sfatare le supposte bufale, esattamente come la task-force scelta dalla UE al medesimo scopo (censura su Internet) di cui è stato chiamato a far parte il notorio Gianni Riotta, gran produttore di fake in proprio.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gianni_riotta_scoperto_a_diffondere_fake_news_sulla_russia/6119_24432/.

Sul mistero del mega-attentato “islamico” del Bataclàn, 13 novembre 2015, ho già a suo tempo riportato come la prima foto ripresa all’interno del Bataclàn pochi minuti dopo la strage, e subito censurata perché perché mostrava l’orribile scena di decine di corpi smembrati, fosse diffusa sul web da “IsraelHatzola” una organizzazione sionista di pronto soccorso con ambulanze e volontari, con sede ad Israele (che i facevano lì a Parigi? Dentro la balera?) è praticamente la stessa cosa di United Hatzolah, una ONG israeliana di paramedici che collabora con l’esercito di Israele.

https://www.maurizioblondet.it/vietato-indagare-sugli-attentati-parigi/
[IMG2=JSON]{"data-align":"none","data-size":"full","height":"278","width":"559","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.maurizioblondet.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bataclan.png?resize=1024%2C510&ssl=1"}[/IMG2] La prima foto all’interno del Bataclàn fu diffusa da IsraeHatzolah, un servizio di ambulanze di pronto soccorso che non doveva essere lì.
http://www.panamza.com/151215-bataclan-jerusalem/

I cadaveri del Bataclan erano orribilmente mutilati; alcuni erano stato torturati, ad altri strappati i testicoli. L’indomani dell’attentato, il procuratore di Parigi Francois Molins ha annullato i due terzi delle autopsie medico-legali; i Molins è noto come simpatizzante sionista. Diverse famiglie delle vittime hanno fatto causa contro ignoti per mancato soccorso durante l’attentato. C’erano lì vicino otto militari della operazione Sentinelle (pattugliamento delle strade) che non intervennero, su ordine di qualcuno, non identificato, che comunicò loro il comando dalla prefettura di polizia di Parigi. Il prefetto era, dall’estate, Michel Cadot, che partecipa agli anniversari di Israele. Il Canard Enchainé, il 9 novembre 2016, lo ha accusato di aver ostacolato l’intervento rapido della Gendarmerie per mantenere il controllo dell’operazione coi suoi poliziotti.

Nello steso pomeriggio, poche ore prima della strage, il ministro dell’interno Bernard Cazeneuve disse al suddetto prefetto: “Temo un attentato con 130 morti”. Il numero dei morti risultò essere proprio 130.

La strana “intuizione” o anticipazione di Cazeneuve è stata confermata dall’inviato speciale (grand reporter) di Le Point, François Malye, in una trasmissione rievocativa, l’anno seguente, su France 5.
 
[h=1]L'ex premier libico: "Gheddafi fu ucciso dai servizi francesi"[/h] [h=2][/h]
Secondo l'ex premier del governo transitorio libico, il raìs sarebbe stato "venduto" da Assad all'intelligence francese

Luca Romano - Sab, 29/09/2012 - 15:22
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Il sospetto che a uccidere Muammar Gheddafi non siano stati i ribelli libici, ma forze straniere lo hanno avuto in molti.
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Ora lo sostiene anche l'ex premier del governo transitorio, Mahmoud Jibril, che in un programma della tv egiziana Dream ha rilanciato l'idea che dietro la morte dell'ex raìs ci sia "l'intelligence straniera".

Secondo Jibril la condanna a morte sarebbe venuta da "alcune parti internazionali" che "non volevano che Gheddafi parlasse di certe questioni" compromettenti, visto che "custodiva molti segreti e documenti e mantenva buoni rapporti con alcuni apparati internazionali di intelligence". Del resto l'ex premier si chiede: "Se fossero stati i ribelli, perché non ucciderlo al momento della cattura?".

Jibril non si sbilancia più di tanto: "Non sono certo di chi ha ucciso Gheddafi, né del modo in cui è stato ucciso". Secondo la versione ufficiale dei fatti, il 20 ottobre 2011 aerei militari francesi attaccarono il convoglio in cui Gheddafi tentava la fuga da Sirte, dove si era asserragliato. Raggiunto dai ribelli, fu catturato vivo, ferito alle gambe e linciato. Secondo il rapporto del medico legale, l’ex rais fu poi ucciso da un colpo di pistola alla testa.

Si sta quindi diffondendo l'ipotesi che siano stati proprio i francesi a uccidere Gheddafi. Secondo il Corriere, sarebbe stato il presidente siriano Bashar al Assad a rivelare il nascondiglio del raìs, come riferisce Rami El Obeidi, ex responsabile per i rapporti con le agenzie di informazioni straniere per conto del Consiglio Nazionale Transitorio sino alle metà del 2011. In cambio del numero del satellitare di Gheddafi, Assad avrebbe fatto promettere a Parigi di limitare le pressioni internazionali sulla Siria.

 
[h=1]Ecco perché hanno ammazzato Gheddafi. Le email Usa che non vi dicono.[/h] 9 gennaio 2016
Claudio Messora
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3 minuti di lettura

1

Il 31 dicembre scorso, su ordine di un tribunale, sono state pubblicate 3000 email tratte dalla corrispondenza personale di Hillary Clinton, transitate sui suoi server di posta privati anziché quelli istituzionali, mentre era Segretario di Stato. Un problema che rischia di minare seriamente la sua corsa alla Casa Bianca. I giornali parlano di questo caso in maniera generale, senza entrare nel dettaglio, ma alcune di queste email delineano con chiarezza il quadro geopolitico ed economico che portò la Francia e il Regno Unito alla decisione di rovesciare un regime stabile e tutto sommato amico dell’Italia, come la Libia di Gheddafi. Ovviamente non saranno i media mainstream generalisti a raccontarvelo, né quelli italiani né quelli di questa Europa che in quanto a propaganda non è seconda a nessuno, tantomeno a quel Putin spesso preso a modello negativo. A raccontarvelo non poteva essere che un blog, questa volta Scenari Economici di Antonio Rinaldi e del suo team, a cui vanno i complimenti.

“Due terzi delle concessioni petrolifere nel 2011 erano dell’ENI, che aveva investito somme considerevoli in infrastrutture e impianti di estrazione, trattamento e stoccaggio. Ricordiamo che la Libia è il maggior paese produttore africano, e che l’Italia era la principale destinazione del gas e del petrolio libici.

La email UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015 inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill Clinton e poi di Hillary) a Hillary Clinton, dall’eloquente titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, racconta i retroscena dell’intervento franco-inglese.

Li sintetizziamo qui.

  • La Francia ha chiari interessi economici in gioco nell’attacco alla Libia.
  • Il governo francese ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, denaro, addestratori delle milizie (anche sospettate di legami con Al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo.
  • Le motivazioni dell’azione di Sarkozy sono soprattutto economiche e geopolitiche, che il funzionario USA riassume in 5 punti:
    1. Il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia (a danno dell’Italia, NdR),
    2. Aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa
    3. Migliorare la posizione politica interna di Sarkozy
    4. Dare ai militari francesi un’opportunità per riasserire la sua posizione di potenza mondiale
    5. Rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa Francofona.
Ma la stessa mail illustra un altro pezzo dello scenario dietro all’attacco franco-inglese, se possibile ancora più stupefacente, anche se alcune notizie in merito circolarono già all’epoca.
La motivazione principale dell’attacco militare francese fu il progetto di Gheddafi di soppiantare il Franco francese africano (CFA) con una nuova valuta pan africana.
In sintesi Blumenthal dice:
  • Le grosse riserve d’oro e argento di Gheddafi, stimate in 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento, pongono una seria minaccia al Franco francese CFA, la principale valuta africana.
  • L’oro accumulato dalla Libia doveva essere usato per stabilire una valuta pan-africana basata sul dinaro d’oro libico.
  • Questo piano doveva dare ai paesi dell’Africa Francofona un’alternativa al franco francese CFA.
  • La preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana.
  • L’intelligence francese scoprì un piano libico per competere col franco CFA subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente e bloccare Gheddafi con l’azione militare.
[IMG2=JSON]{"alt":"Sarkosy Libia Hillary Clinton","data-align":"none","data-size":"full","height":"158","width":"490","src":"https:\/\/www.byoblu.com\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/SarkoLibia-300x97.jpg"}[/IMG2]Fonte: ScenariEconomici
 
E TU TI FIDI ? dei Francesi ?

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POI FINISCI COSI'



[IMG2=JSON]{"alt":"Risultati immagini per ghigliottina francese","data-align":"none","data-size":"full","src":"http:\/\/www.altreinfo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/95_ghigliottina-francese-massacri-di-settembre-520x292.jpg"}[/IMG2]

Per interessi ti fanno "fuori"
 
NTRECCI INTERNAZIONALI [h=1]Italia e Francia, cosa si nasconde dietro alla guerra sugli immigrati: non solo petrolio, tutti gli obiettivi in Africa[/h]
27 Giugno 2018
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Non è tutto come sembra nel durissimo scontro tra Italia e Francia, tra Matteo Salvini ed Emmanuel Macron sull'immigrazione. Una vera e propria guerra diplomatica sull'emergenza sbarchi. Ma non solo: quanto pesano gli interessi economici? Quanto conta il petrolio libico, l'uranio del Niger, il gas del Fezzan, oro, cobalto, manganese e litio delle terre rare del Sahel? Parecchio, secondo quanto riportato da Il Messaggero, che fa notare come i territori citati siano proprio quelli di origine e transito dei flussi migratori che stanno travolgendo l'Europa.

Si pensi anche al fatto che in Libia il duello non è solo tra Salvini e Macron, ma anche tra Eni e Total, rispettivamente colosso italiano e transalpino. Ed Eni gioca un ruolo da padrone (la produzione giornaliera di barili è 320mila contro 31.500), nonostante gli sforzi di Macron, che per primo ha riconosciuto il premier di Tripoli, Serraj, come primo interlocutore. Ed Eni? Non sta a guardare: l'ad Descalzi, infatti, guarda con interesse
all'ex francese Algeria, un'altra possibile terreno di scontro economico tra Italia e Francia.

Leggi anche: Ong, il capitano che attacca Salvini? Sotto inchiesta

Dunque, in Libia, oltre che quella sull'immigrazione, tra Italia e Francia si gioca anche una delicatissima partita petrolifera. Finita? Non proprio: ci sono i grossi interessi di Endesa (Enel) e Gdf-Suez. E ancora, per l'Italia, il progetto di autostrada che Berlusconi promise a Gheddafi come risarcimento per il colonialismo, una "cosetta" da un miliardo di euro di cui si occuperanno Salini e Impregilo, di recente confermata. Dunque il gasdotto Green Stream: tutti interessi contesi dalla Francia, anche nel territorio del Sahel, dove i transalpini sono presenti militarmente dal 2013 (prima in Mali, poi in Mauritania, Niger, Burkina Faso e infine anche Ciad).

Tutti i paesi citati qui sopra sono quelli in cui dovrebbero essere installati i chiacchieratissimi hot-spot extra europei. Semplice, dunque, capire come dietro alla partita sui migranti ci siano pesantissimi interessi economici, per i quali risultano decisive le relazioni con i governi locali e una sorta di controllo-soft del territorio.
 

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