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Frate Indovino

SANT’ANTONIO DI PADOVA francescano dottore
Sant’Antonio (1195-1231) nacque a Lisbona da nobile famiglia. Ancora molto giovane, intraprese la strada religiosa con ferma vocazione. Sconvolto dalla vista dei corpi di cinque frati decapitati che venivano riportati dal Marocco, dove avevano predicato agli infedeli, decise di passare al nuovo Ordine dei Minori per seguire le loro orme e ottenere di partire per quella terra. Ma, le cose andarono diversamente: si ammalò e dovette tornare indietro e, nel frattempo, dovette partire per l’Italia per partecipare al Capitolo Generale, dove ascoltò Francesco tenere i discorsi ai fratelli. Il suo talento più grande fu l’eloquenza, di grande capacità espressiva. I suoi Sermoni trattano delle virtù, dell’amore di Dio, della pietà verso i poveri, dell’umiltà e condannano l’orgoglio, la lussuria, l’avarizia. Fu un predicatore infaticabile e per mezzo di lui si compirono celebri miracoli, come ad esempio la predica ai pesci. Morì a Padova.1000011925.jpg
 
SAN VITO adolescente martire
È conosciuto anche come san Vito di Lucania, ma la tradizione dice che i suoi natali sono in Sicilia. Il padre era pagano e lo fece arrestare, ancora adolescente, perché professava la fede cristiana. Fu imprigionato, ma venne liberato da un angelo. Si spostò in Lucania, dove fece opera di apostolato. Per la sua dote di taumaturgo, fu chiamato da Diocleziano, a Roma, perché scacciasse il demonio da suo figlio. Dopo aver ottenuto il miracolo, Diocleziano arrestò Vito e lo fece uccidere con i suoi compagni. Di Vito si raccontano molti miracoli, tra cui questo: egli seppe che dei cani avevano dilaniato un bambino. Allora richiamò i cani facendosi ridare i resti del corpicino e restituì la vita al bambino.1000011997.jpg
 
SAN RANIERI DI PISA povero e pellegrino
Ranieri nacque nell'anno 1118 da famiglia benestante. Era molto portato per la musica, suonava la lira e cantava anche bene, così visse la sua giovinezza nei divertimenti, trascurando la volontà dei genitori e gli studi. Un giorno, a diciannove anni, incontrò un eremita, Alberto, che lo aiutò nella conversione e ad abbracciare la fede cristiana per mettersi al servizio di Dio. Fu un cambiamento radicale di vita. Presto partì per la Terra Santa. A ventitré anni decise di vivere in totale povertà e donò tutte le sue ricchezze ai poveri. Da allora, Raniero visse imitando il suo maestro, Gesù Cristo. Salì sul Monte Calvario e nella cappella del Golgota, si spogliò degli abiti e mise una 'pilurica', una rozza veste penitenziale. Passava le giornate a pregare presso il Santo Sepolcro. Per combattere l’orgoglio che poteva nascere dalla fama che già aveva presso i fedeli, per i miracoli che compiva, praticava lunghi digiuni penitenziali e mangiava solo acqua e pane. Ranieri ritornò a Pisa, dove continuò a operare miracoli, amato e stimato dai suoi concittadini. Era chiamato da questi “Ranieri dall’Acqua”, per la sua abitudine di donare acqua e pane benedetti a chi chiedeva i suoi consigli.1000012044.jpg
 
SAN CALOGERO eremita
Il nome Calogero viene dal greco “di bella vecchiaia”. Le notizie sulla sua vita sono giunte confuse. Probabilmente viene dal Bosforo. In seguito a una visione angelica comprese che il suo compito era di evangelizzare la Sicilia. Con l’autorizzazione del Papa si fermò nell’isola a predicare e ad aiutare gli abitanti su come utilizzare le acque termali per i loro malanni, acque vaporose esistenti sui monti su cui si era ritirato a vivere da eremita nelle grotte naturali. Si racconta che, negli ultimi suoi giorni, essendo ormai ultranovantenne, egli non riuscisse più a cibarsi, per cui Dio gli mandò una cerva, che con il suo delicato latte lo alimentava; un giorno il cacciatore Siero, scorgendo l’animale, lo trafisse con una freccia. La cerva riuscì a trascinarsi all’interno della grotta di Calogero e morì fra le sue braccia. Il cacciatore pentito, riconobbe nell’eremita colui che l’aveva battezzato anni prima, gli chiese perdono e Calogero lo portò nella vicina grotta vaporosa, dandogli istruzioni per le proprietà curative di quel vapore e delle acque che sgorgavano da quel monte. Il cacciatore Siero, divenuto suo discepolo, salì spesso sul monte a visitarlo, ma 40 giorni dopo l’uccisione della cerva, trovò il vecchio eremita morto, ancora in ginocchio davanti all’altare.1000012071.jpg
 
SAN LUIGI GONZAGA religioso
Nacque a Castiglione delle Stiviere (Mantova) nel 1568, figlio primogenito del marchese Ferrante I Gonzaga di Castiglione. Visse la sua infanzia a Firenze alla corte dei Medici, fu poi paggio dell’Infante di Spagna Don Diego all’Escorial. Da bambino il padre lo educò alle armi, la madre alla carità. A 10 anni, Luigi sentì che la sua strada era quella che, attraverso l'umiltà, il voto di castità e una vita dedicata al prossimo, l'avrebbe condotto a Dio. Sentiva forte l’attrazione di entrare nella Compagnia di Gesù, ma il padre opponeva grosse difficoltà. Alla fine, libero di seguire Cristo, rinunciò al titolo e all'eredità ed entrò nel Collegio Romano dei Gesuiti, nella pace e nella gioia. Si dedicò agli umili e agli ammalati. Quando un’epidemia di peste colpì Roma, nel 1590, egli si offrì volontario per l’assistenza dei bisognosi e trasportando sulle spalle un moribondo, rimase contagiato e morì. Aveva solo 23 anni.1000012204.jpg
 
SAN PAOLINO DI NOLA vescovo
Paolino nacque nel 355, a Bordeaux, da una ricca famiglia patrizia romana, per questo fu favorito nella carriera politica, divenendo governatore della Campania. Conobbe il vescovo Ambrogio di Milano e Agostino di Ippona, dai quali fu aiutato a percorrere la strada della conversione. Ricevette il battesimo a venticinque anni. Durante un viaggio in Spagna conobbe Therasia, con cui si sposò. Ma, persero il figlioletto Celso prematuramente. Decisero di dedicarsi alla vita cristiana, sul modello monacale, così vendettero le ingenti ricchezze e le distribuirono ai poveri. Cominciarono la loro nuova vita nella Catalogna, dove Paolino era amato tanto dall'alta società, quanto dal popolo, che chiese fosse ordinato sacerdote. Egli, aspirando a una vita monastica solitaria giunse in Campania, a Nola, dove la famiglia possedeva la tomba di un martire, san Felice. Qui, iniziò la costruzione di un santuario e di un ospizio per i poveri. Una parte dell’ospizio fu destinata al monastero dove con Therasia e alcuni amici vissero in forma di comunità monastica. Nel 409 fu eletto vescovo di Nola e, come un padre, ebbe cura del suo popolo attaccato e invaso dai Vandali di Genserico. Paolino morì nel 431.1000012235.jpg
 
NASCITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA profeta e martire
Giovanni nacque in una famiglia sacerdotale: suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta discendeva da Aronne. Essi erano osservanti della legge del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana.
Un giorno, a Zaccaria comparve l’Arcangelo Gabriele che gli annunciò che la sua preghiera era esaudita e che Elisabetta avrebbe concepito un figlio a cui avrebbe dato nome Giovanni. Un figlio che sarebbe stato “grande davanti al Signore”, pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele (Lc. 1, 14-16), precursore del Signore. Zaccaria, per la sua incredulità perse la voce fino alla nascita di Giovanni.
Invece, dopo quella visione, Elisabetta rimase incinta fra la meraviglia dei parenti e conoscenti. Il compito di profeta di Giovanni ha inizio quando ancora era nel grembo materno. Egli “pieno di Spirito Santo” esulta nel sentire il saluto di Maria, già Madre del Signore, quando entra in casa dopo un lungo viaggio. Giovanni è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza con le parole e con la vita mentre quest’ultimo era tra gli uomini. Quindi la figura di Giovanni è in stretta relazione con quella di Gesù.1000012276.jpg
 
SAN MASSIMO DI TORINO vescovo
Non si conoscono i dati anagrafici di Massimo, nacque probabilmente in un paese dell’Italia settentrionale. Fu contemporaneo di sant’Agostino e sant’Ambrogio, di cui si dichiarava discepolo. Massimo fu il primo vescovo della diocesi di Torino durante il periodo travagliato delle invasioni barbariche. Era di carattere mite e tollerante, fermo e deciso se occorreva; pastore che amava il suo gregge e difensore della fede di fronte al paganesimo. Esortava i fedeli a ringraziare Dio ogni giorno con la recita dei Salmi, a fare il segno della croce prima di apprestarsi a qualche compito, per assicurarsi la benedizione del Signore. A quelli impauriti dagli eserciti barbari, li incitava alla penitenza del digiuno e della preghiera e non ad abbandonare la città per trovare rifugio in luoghi più sicuri. Era un profondo conoscitore delle Sacre Scritture, abile predicatore, che ha lasciato le sue “Omelie” ricche di sapienza ed eloquenza, tanto da essere considerato uno dei padri minori della Chiesa universale.1000012314.jpg
 
SAN CIRILLO D’ALESSANDRIA vescovo dottore della Chiesa
Cirillo nacque nel 370 e, ancora giovane era al fianco dello zio Teofilo, patriarca di Costantinopoli. Alla morte di Teofilo, nel 412, Cirillo gli succedette sulla cattedra patriarcale di Alessandria e sua preoccupazione principale fu di combattere gli avversari del Cristianesimo e di impegnarsi nelle controversie religiose sorte dall’interno della Chiesa cristiana. Sul piano teologico, egli portò avanti la lotta insistendo sulla divinità del Verbo quale soggetto unitivo anche dell’umanità assunta, il Cristo o Verbo incarnato. In polemica con Nestorio, Cirillo afferma che non si può dividere l’unico Signore Gesù Cristo in uomo e in Dio. Ma, dice, c’è un solo Gesù Cristo, tenendo presente la differenza delle nature e conservandole entrambe senza confonderle. In tale unità il Verbo lega a sé l’intera umanità. Affermando le due nature complete e non confuse nell’unico soggetto del Logos, il patriarca, difese l’attribuzione del titolo di Maria “Madre di Dio”, “Theotokos”. Nestorio, distingueva nettamente la natura umana e quella divina di Gesù, così preferiva per Maria il titolo di “Madre dell’uomo” o di “Madre di Cristo”. Invece, Cirillo spiegava che Maria non aveva partorito un uomo come tutti gli altri, ma il Figlio di Dio fatto uomo: Lei dunque è veramente “Madre del Signore” e “Madre di Dio”. Colei che ha fatto nascere il Dio che è apparso per noi, si deve chiamare “Madre di Dio”, affermava. Cirillo d’Alessandria è conosciuto come il dottore dell’Incarnazione e della Madre di Dio e la sua teologia fu riconosciuta e approvata al Concilio di Efeso del 431. Fu poi nominato Dottore della Chiesa.1000012373.jpg
 
SANT’IRENEO DI LIONE vescovo martire dottore
Ireneo, in greco significa “Pacifico”, nacque a Smirne verso l’anno 130. È uno dei più grandi teologi del II secolo. In gioventù ascoltava e seguiva il vescovo della città san Policarpo, il quale era stato discepolo dell’apostolo Giovanni. Durante la persecuzione ordinata da Marco Aurelio, Ireneo si trovava a Lione come presbitero di quella chiesa a servizio del vescovo Potino. Quando, nel 177, il vescovo Potino morì in carcere per i maltrattamenti subiti, egli gli succedette, ereditando una chiesa martirizzata e decimata dei suoi sacerdoti e dei fedeli a causa delle persecuzioni. Fu certamente un grande pastore. Ireneo si trovò a governare come unico vescovo la Chiesa dell'intera Gallia e lavorò per estendere il cristianesimo in tutta la provincia. Imparò le lingue dei barbari per evangelizzare le popolazioni celtiche e germaniche, con amore di padre, preoccupandosi di ogni pecorella. Dovette intervenire nella controversia circa la data di celebrazione della Pasqua: le Chiese dell’Asia la festeggiavano il 14 del mese di Nisan (marzo), mentre a Roma la si celebrava sempre in data mobile, la domenica dopo il plenilunio di primavera. Il papa Vittore I lanciò la scomunica per le comunità di tutta l’Asia. I vescovi, tra cui Ireneo, scrissero al Papa invitandolo ad avere cura della pace, dell’unione e della carità. Le Chiese dell’Asia col tempo si uniformarono alla data romana. La sua opera più grande è lo studio che egli fece di tutte le eresie, per poterle combattere e assicurare il trionfo della fede. Il suo studio è raccolto in un trattato, “Adversus haereses”, “Contro le eresie”, in cui smaschera le false dottrine. Inoltre, grande valore hanno le sue testimonianze sull’Eucarestia e su Maria. Probabilmente, Ireneo morì martire verso il 202.1000012448.jpg
 

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