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IL CONIUGE NON è PIU UN BANKOMAT

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E SILVIO GODE... [h=1]Tribunale di Milano: niente assegno divorzile se la ex guadagna più di mille euro. Veronica Lario trema[/h]
26 Maggio 2017
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"L’indipendenza economica" che fa decadere il diritto all'assegno divorzile è "la capacità per una determinata persona, adulta e sana, di provvedere al proprio sostentamento, inteso come capacità di avere risorse per le spese essenziali (vitto, alloggio, esercizio dei diritti fondamentali)". E un primo parametro per definire la capacità di provvedere al sostentamento, il giudice lo può ricavare dagli introiti del coniuge più debole: sopra mille euro al mese il diritto può essere negato.

È quanto viene messo nero su bianco in una precisazione contenuta nell’ordinanza presidenziale della IX Sezione del Tribunale di Milano, emessa il 22 maggio 2017 in seguito all'analisi della posizione delle parti in un giudizio di divorzio. Una precisazione di cui dà conto Il Sole 24 Ore e che è una pessima notizia per Veronica Lario. Il tribunale di Milano, infatti, ha applicato la sentenza-Grilli sul divorzio, stabilendo che non servono assegni se l'ex guadagna più di mille euro al mese. L'ordinanza, infatti, interviene subito dopo la sentenza della Corte di Cassazione che rivedeva il regime degli assegni divorzili.

Ora che è stato superato il concetto di "tenore di vita", va inquadrato quello di "indipendenza economica", paragonabile alla "autosufficienza economica", valido per il riconoscimento ai figli maggiorenni, non autonomi economicamente, di un assegno in loro favore. Come sottolinea Il Sole 24 Ore:

"Il richiamo all’autosufficienza economica, come criterio fissato dalla Cassazione cui far riferimento, nell’analisi circa l’esistenza o meno di un assegno divorzile, si può dire abbia ricevuto, con l’ordinanza milanese, alcuni importanti contributi in via sistematica: in primis la stessa è stata riconosciuta come immediatamente applicabile ai giudizi in corso, aventi a oggetto l’analisi dell’assegno divorzile e infatti, l’elemento da considerare come parametro, è costituito, nel caso di specie, dall’indagine che deve essere svolta con puntualità sul coniuge richiedente l’assegno divorzile ed è tesa alla verifica in capo all’istante dell’esistenza di 'adeguati redditi propri' adeguati però alla capacità di provvedere – tenuto conto del contesto sociale di riferimento – al proprio sostentamento".

Il giudice di Milano, in buona sostanza, si rifà all'impianto tradizionale richiamato dalla Cassazione, il quale suddivide il giudizio sull'assegno divorzione in due fasi: la prima, quella dell'esistenza o meno del diritto a percepirlo; la seconda, quella della misura dello stesso. E su questi presupposti, il tribunale di Milano fissa un nuovo criterio per il riconoscimento dell'assegno: quello del "riferimento all'indipendenza o autosufficienza economica del richiedente". E nel compiere questa analisi, il giudice può adottare come parametro, non esclusivo, quello relativo all'ammontare degli introiti che, in base alla legge dello Stato, consente a un individuo di accedere al patrocinio a spese dello Stato: ad oggi, la soglia è fissata a 11.528,41 euro, ovvero mille euro mensili. E Veronica Lario trema...
 

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