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INPUNITI CHI....INDOVINA?

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ROMA, (12 gennaio) - Bollati come ladri, arrestati e condannati: poi, dopo 13 anni assolti. Ma le loro vite sono state travolte e rovinate. Era il 1997 e quattro uomini, etichettati come la "Banda degli onesti", furono arrestati per due rapine avvenute a Roma. Per i giudici d'appello, però, non furono loro a rapinare un ufficio postale della capitale per ben due volte. E, a distanza di 13 anni, la Corte d'appello di Roma, ne ha sentenziato l'assoluzione "per non aver commesso il fatto".

Un'incredibile vicenda quella che ha accomunato Vittorio Raffaele Gallo, 55 anni, ex dipendente delle Poste, Bruno Del Moro, 54 anni autista dell'azienda di trasporto pubblico di Livorno, Franco Fuschini, ferrarese di 59 anni e Giorgio Mariotti, romano di 40, arrestati (in due diversi momenti) perché ritenuti responsabili di due rapine compiute a distanza di solo otto mesi. Il 15 gennaio 1996 e il 16 settembre 1996 all'ufficio postale "Bravetta" di via degli Arcelli a Roma. Due rapine con modalità di esecuzione identiche: compiute nella tarda mattinata, poco prima dell'orario di chiusura, quando l'ufficio era affollato di clienti; ad entrare erano stati sempre in due, armi in pugno; i rapinatori erano in possesso delle chiavi, sia quelle del retro, servite per il primo colpo, sia quelle della porta d'accesso alla zona degli sportelli, utilizzate per la seconda rapina. Due "colpi" il cui bottino fu di assoluto valore: il 15 gennaio 1996, i rapinatori s'impossessarono di 316 milioni di lire in contanti e quasi 19 milioni di lire in valori bollati e francobolli; il successivo 16 settembre, di 84 milioni di lire in contanti e circa 660 milioni di lire in valori bollati.

Alla fine del processo di primo grado, i quattro accusati furono riconosciuti colpevoli e condannati: a Gallo furono inflitti sei anni di reclusione, quattro anni a Del Moro, cinque anni ciascuno a Fuschini e Mariotti. Adesso, i giudici d'Appello hanno completamente ribaltato la sentenza, assolvendo tutti "per non aver commesso il fatto". E oggi, al di là della soddisfazione espressa, il difensore di Gallo, l'avvocato Rocco Marsiglia, fa intendere che la storia non finirà qui: «Il mio assistito - ha detto - in quanto sospettato di essere il basista, ha passato un anno in carcere e, quando le Poste furono privatizzate, fu licenziato in tronco per venir meno del rapporto fiduciario. Ha perso casa, lavoro e affetti. Appena diventerà definitiva la sentenza, proporremo istanza di risarcimento per ingiusta detenzione e ricorso al giudice del lavoro per il reintegro lavorativo; ma anche la condanna delle Poste anche al pagamento delle retribuzioni pregresse. Gallo merita che si faccia piena giustizia».


IN QUESTO CASO DOPO 13 ANNI CHI è RIMASTO IMPUNITO?CHI SBAGLIA NON PAGA MAI...MA LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI?:D:D:D:D



 
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