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LA BARZELLETTA SUI CARABINIERI......

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[h=1]Arrestano quattro ladri rom. Ma il giudice indaga i militari[/h] [h=2][/h]
Quattro pluripregiudicati rom assolti. E i carabinieri che li hanno pizzicati sul fatto verranno accusati di falsa testimonianza

Giuseppe De Lorenzo - Gio, 11/05/2017 - 19:55
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Vi siete mai chiesti se in Italia è sufficiente essere sorpresi a scavalcare una recinzione armati di passamontagna, cacciaviti e altri oggetti da scasso per essere condannati da un giudice? Risposta negativa: non basta.
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O almeno non è bastato a una banda di quattro rom torinesi, colti sul fatto da una pattuglia di carabinieri mentre cercavano di mettere a segno un furto e poi gentilmente rimessi in libertà da un solerte magistrato.

Nel Belpaese fare il proprio lavoro è un delitto. Il 2 marzo scorso una pattuglia di Carabinieri si trovava nella zona residenziale di Grugliasco, periferia industriale ad ovest del capoluogo piemontese. Mese difficile: l'area da giorni veniva saccheggiata dai topi da appartamento e i residenti lamentavano insicurezza. In questo contesto, i due carabinieri vedono quattro nomadi sospetti su una vecchia Volvo. I militari si appostano e pizzicano uno dei rom scavalcare la recinzione di un complesso residenziale e "armeggiare con un cacciavite" vicino al portone. Scatta il blitz: la pattuglia accende l'auto e i fari, il "palo" se ne accorge e avverte il collega introdottosi nella residenza. Questi torna indietro, salgono entrambi in auto e si mettono in fuga insieme ai compari rimasti a bordo. Il bandito al volante fa inversione a U per sfuggire alla cattura. I carabinieri piazzano l'auto di traverso, scendono dalla gazzella con le armi in mano e intimano alla banda di fermarsi. L'autista mette "la prima" per tentare di investirli. Ma poi, viste le armi puntate contro, decide di desistere.

La storia potrebbe finire qui: la guardia cattura i presunti ladri e li porta in Questura. Punto. Ma i rom si trovano tre ottimi avvocati e così parte un processo che finirà col rivelarsi una farsa. Ieri infatti il giudice ha assolto i nomadi perché "il fatto non sussiste" e, secondo La Stampa, ha "disposto la trasmissione degli atti alla procura, perché proceda per falsa testimonianza nei confronti del maresciallo che aveva eseguito il fermo". Tradotto: ladri liberi e carabinieri indagati.

Ovviamente la banda di rom ha fornito un'altra versione dei fatti. A loro dire si trovavano nella zona residenziale (dove non vivono) perché avevano "sbagliato strada". Al resto hanno pensato i legali. I quali sono riusciti a convincere il giudice che dal punto in cui i militari avevano parcheggiato la gazzella sarebbe stato impossibile vedere cosa accadeva; che non erano stati rinvenuti segni di scasso sul portone (ma il reato contestato era solo "tentato furto"); che gli inquilini non avevano presentato denuncia (ma parte d'ufficio in questi casi) e che le versioni dei due carabinieri non collimano. Infine, si sono appigliati ad un errore commesso nel verbale, dove è scritto "messa la retromarcia cercano di investirci", invece di "messa la prima (...)". Lana caprina.

Come ha potuto appurare in esclusiva ilGiornale, però, i militari sono certi di aver fornito la stessa versione. M
a il giudice non gli ha creduto, preferendo dar credito a persone che in Aula avrebbero dichiarato di non fare furti in appartamento, ma "solo nelle ditte". Capito? Ladri, ma credibili. E peraltro si tratta di una bugia, visto che risultano avere un precedente di polizia per furto in appartamento. A guardare i trascorsi giudiziari della banda si rimane di stucco: decine di condanne a testa e fascicoli di precedenti lunghi un chilometro. Solo qualche tempo prima, peraltro, ai nomadi sono stati sequestrati beni per circa 1,6 milioni di euro trovati all'interno del campo dove vivono.

Non basta? Durante il sopralluogo, le forze dell'ordine hanno trovato un cacciavite nel giardino della casa oggetto di attenzioni e nell'auto dei nomadi c'erano cappellini, passamontagna e altri arnesi da scasso. "Non bisogna disincentivare i carabinieri ad indagare - attacca Lia Staropoli, presidente dell'Associazione "ConDivisa" - ma disincentivare i criminalia delinquere".

E invece il maresciallo dovrà rispondere per falsa tesimonianza. Perché la parola di due servitori dello Stato non vale nulla. Quella di rom pluripregiudicati, invece sì.
 
QUESTI SONO AVVERTIMENTI ALLE FORZE DELL'ORDINE..

Migrante pesta due agenti: subito libero. Il giudice: "Soffre i controlli"


Migrante irregolare sorpreso a spacciare droga. Aveva reagito, mandando all'ospedale i poliziotti. Il giudice lo libera: "Insofferenza ai controlli di polizia"

Claudio Cartaldo - Gio, 11/05/2017 - 15:45
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Poliziotti malmenati, migrante spacciatore libero perché "insofferente ai controlli di polizia".
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È questo il riassunto dell'assurda vicenda che ha investito due agenti del Commissariato di Milano, picchiati ripetutamente da un immigrato sorpreso a spacciare droga in corso Como, centrale via del capoluogo meneghino.
La follia del migrante


Ecco i fatti: pochi gorni fa Dougboyou Tahibe Ignace, originario della Costa d’Avorio, massacra a calci e pugni i due agenti che erano intervenuti all'interno di un blitz contro lo spaccio di sostanze stupefacenti. Rimediando 15 e 7 giorni di prognosi per le violenze subite dallo straniero, i poliziotti riescono comunque ad arrestarlo e portarlo di fronte a un giudice con le accuse di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Oltre, ovviamente, lo spaccio di droga. Il pm conferma immediamente il fermo e gli agenti, contenti di aver fatto il loro dovere sebbene feriti, lo portano immediatamente in carcere. La decisione del giudice


Lieto fine? Macché: il giudice monocratico del Tribunale di MIlano, dopo l'udienza per direttissima, il giorno successivo lo libera con una motivazione assurda. Testuale: addosso aveva una dose modesta di sostanze supefacenti e la sua violenta "seppure spregevole" reazione è dovuta alla "insofferenza per i controlli di polizia". Avete capito? Se ti dà fastidio che i poliziotti vengano a controllare le tue attività delinquenziali, puoi tranquillamente picchiarli. Tanto un giudice ti rimetterà in libertà. Licenza di ribellarsi alle forze dell'ordine per "insofferenza" alla legge. Carino, no? Schiaffo ai poliziotti


Peraltro, il signor Dougboyou Tahibe non pare essere esattamente uno stinco di santo. Il suo curriculum parla di recidività per reati di spaccio. Nel giugno scorso le forze dell'ordine lo avevano assicurato alla giustizia per lo stesso motivo, ma anche quella volta dopo un giorno era tornato in libertà. Non solo. Perché il migrante, come scrive Libero, risulta irregolare nel territorio italiano. Quindi teoricamente dovrebbe pure essere espulso. E invece dovrà solamente presentarsi in commissariato tre volte alla settimana per firmare un documento. Poi tutto tornerà come prima.



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HHAHAAHAHAH QUESTA NON LA SAPEVO HHAAHHAHAHAAHA
 
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