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La Follia Dei Potenti

Passiamo alla Corea del Nord
con questa Foto Satellitare
Il Puntino di Luce in un Mare di Nero e la Capitale Pyongyang
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Scusate il citofono
Dica
Che Kim Jong-Un, figlio del defiunto Kim Jong-il guidi la Corea del Nord da solo o dividendo il potere con lo zio Jang Song Taek e con i generali della nomenklatura militare per l’Asia e la comunità internazionale cambierà ben poco. La Corea del Nord resta un Paese immerso nel Medio Evo, isolato dal mondo nel quale la popolazione sopravvive tra gli stenti tenuta in vita dagli aiuti umanitari internazionali e da Pechino, che rifornisce il feudo comunista di energia e materie prime. L’unica ragione che impedisce ai media e alle cancellerie internazionali di dimenticare la Corea del Nord è il suo potenziale militare e le sfide che lancia agli Stati Uniti e alla Corea del Sud che nel 2010 ha subito ben due attacchi militari dai "cugini" del nord.

Il suo apparato militare conta 1,2 milioni di soldati che raddoppiano contando le riserve mentre altri 3,5 milioni di cittadini sono inquadrati nelle milizia locale strutturata per difendere città e villaggi da un’aggressione esterna. In pratica oltre 5 milioni di nordcoreani (un quarto dell’intera popolazione) sono inquadrati militarmente. Una struttura del genere dovrebbe assicurare al regime il pieno controllo della situazione anche se, come si è visto nella ex Jugoslavia e in Libia, proprio la presenza capillare di depositi di armi per la "difesa popolare" consente a eventuali rivoltosi di armarsi facilmente e in breve tempo.

Un’armata dotata di 7.500 mezzi corazzati e 6 mila pezzi d’artiglieria, tutti ferrivecchi tra i quali quelli più tecnologicamente avanzati risalgono agli anni ’70. Più recenti i jet Mig 29 russi che costituiscono la punta di lancia delle forze aeree per il resto equipaggiate con 650 aerei in gran parte obsoleti (Mig, Sukhoi e loro copie cinesi) e soprattutto scarsamente operativi a causa di carenze di carburante, pezzi di ricambio e addestramento del personale. La marina conta sulla carta 700 navi per lo più motovedette e motosiluranti antidiluviane affiancate da una cinquantina di mini sommergibili per le operazioni speciali.

In un conflitto convenzionale la ferraglia di Pyongyang verrebbe facilmente spazzata via da bombe intelligenti e missili il cui costo è molte volte superiore a quello dei mezzi che distruggerebbero. A terrorizzare l’Asia e soprattutto Corea del Sud e Giappone non sono le armi convenzionali ma gli arsenali strategici sviluppati da Pyongyang. I suoi vecchi cannoni russi da 152 millimetri schierati in caverne a ridosso del confine del 38° Parallelo, possono colpire il centro di Seul con proiettili chimici che scatenerebbero l’apocalisse sulla metropoli sudcoreana.

Il Comando strategico dispone di quasi un migliaio di missili balistici, per oltre la metà Hwaesong con raggio compreso tra i 300 e i 700 chilometri, e gli altri Nodong con gittata fino a 1.500 chilometri e alcune decine di Taepodong, capaci di colpire obiettivo fino a 6 mila chilometri di distanza mentre nuove versioni in fase di sviluppo hanno gittate ancora maggiori. Tutti questi missili possono imbarcare testate chimiche e nucleari considerato che Pyongyang ha effettuato già due test atomici e secondo l’intelligence statunitense dispone di almeno otto armi atomiche. Non solo la Corea del Sud ma anche il Giappone e buona parte dell’Asia e delle basi militari statunitensi nel Pacifico sono a tiro delle testate di Pyongyang che sullo sviluppo di missili balistici e armi atomiche ha costruito una florida industria che porta valuta pregiata nelle casse del regime.

Se in mercati africani e birmani assorbono l’export di armi nordcoreane convenzionali a bassa tecnologia (mine, blindati, fucili, mortai e munizioni) molti Paesi del Medio Oriente hanno acquistato i missili balistici derivati dagli Scud russi (Siria, Iran Yemen, Iraq e forse Egitto). Pakistan e Iran hanno addirittura sviluppato la loro flotta di missili balistici riproducendo i Nodong e Taepodong mentre Teheran e Damasco hanno ricevuto un prezioso aiuto dai nordcoreani per lo sviluppo di testate missilistiche in grado di imbarcare armi di distruzione di massa. Gli iraniani sembrano aver mutuato dalla Corea del Nord anche la strategia adottata nel programma nucleare basata sul guadagnare tempo con la comunità internazionale fino all’esecuzione di un test atomico che, garantendo lo status di "potenza nucleare", renderà di fatto il Paese inattaccabile.

 

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