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[h=1]Recanati, 19enne pachistana uccisa dal padre[/h] [h=2][/h]
Prima le percosse, poi il finto incidente stradale: la figlia 19enne lasciata a morire sull'asfalto di una strada di Recanati

Luca Romano - Dom, 25/02/2018 - 21:40
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A 19 anni voleva essere più libera, affrancarsi un po' dagli usi e costumi della sua terra d'origine, il Pakistan.
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Ma il padre, un 43enne muratore, non era d'accordo. E così ha ucciso la figlia, Azka Riaz, morta con ogni probabilità in conseguenza delle lesioni provocatele dalle sue botte. Secondo i carabinieri, l'uomo ha provato a simulare una morte per incidente stradale, infatti il corpo della giovane è stato trovato sull'asfalto, in parte investito da una vettura che è transitata e il cui conducente non ha potuto evitare perché dall'altra parte arrivava un'altra vettura. Il medico legale ha rilevato lesioni non apparentemente compatibili con un investimento stradale.

Azka potrebbe essere morta per emorragia e lasciata lì per terra, in un'assurda lotteria legata a un investimento stradale. E quando il corpo è stato trovato, il padre era lì, a pochi metri di distanza, nella sua auto. Ora è in carcere, a Montacuto, ad Ancona, in stato di fermo con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Sul suo conto già da mesi i carabinieri di Recanati avevano avviato un'attività investigativa perché erano emerse vicende di maltrattamenti. Domani mattina è in programma l'autopsia sul corpo della giovane per sciogliere ogni dubbio sul decesso.

Intanto resta indagato per omicidio colposo il conducente dell'auto presunta investitrice, un 52enne di Montecosaro, il quale ha raccontato di avere superato la ragazza mentre era esanime a terra e di non averla travolta.





 
[h=1]Islamisti con la borsa di studio: erano pagati dallo Stato italiano[/h] [h=2][/h]
Arrivati in Italia chiedono (e ottengono) un permesso di soggiorno per motivi di studio. Lo Stato italiano gli paga addirittura la borsa di studio. Ma sono terroristi

Sergio Rame - Dom, 25/02/2018 - 13:53
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Sono tutti e tre tunisini. Ma a Nafaa Afli (27 anni), Bilel Mejri (26 anni) e Marwen Ben Saad (31 anni) lo Stato italiano pagava la borsa di studio all'università di Torino.
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Peccato che i tre immigrati, che avevano ottenuto un permesso di soggiorno per studiare nel Belpaese, fossero legati allo Stato islamico e volessero colpire quello stesso Occidente che li aveva accolti (guarda il video). Adesso sono stati indagati perché "gravemente indiziati del reato di associazione finalizzata al terrorismo internazionale".

Il provvedimento restrittivo scaturisce dagli elementi raccolti nell'ambito dell'indagine "Taliban" coordinata dalla procura torinese. Nell'autunno del 2015 i tre erano arrivati in Italia insieme a un gruppo di tunisini che, giunti a Torino, avevano chieto un permesso di soggiorno per motivi di studio e avevano presentato attestazioni contraffatte pur di iscriversi all'Università e ottenere la borsa di studio. Im realtà, Nafaa Afli, Bilel Mejri e Marwen Ben Saad non avevano mai frequentato le lezioni o sostenuto esami e si erano invece dotati di profili Facebook i cui contenuti ne avevano fatto sospettare sin dall'inizio la vicinanza a gruppi terroristici di matrice islamista che inneggiavano apertamente allo Stato Islamico.


Operazione Taliban: indagati tre "universitari" tunisini
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Le indagini (video) avevano potuto accertare gli spostamenti dei tre tunisini che, nonostante la borsa di studio all'università di Torino, si erano trasferiti a Pisa per gestire un'attività criminale di traffico di stupefacenti. Erano riusciti ad inserirsi nel tessuto sociale, specie tra le fasce dei più giovani, e con loro avevano aderito all'Isis facendo riferimento alla fazione di Ansar al-Sharia in Tunisia. Avevano così assunto "uno spiccato sentimento anti occidentale"e avevano preso a condividere "i più violenti propositi dell'islam radicale". Del loro gruppo facevano parte anche Wael Labidi e Khaled Zeddini, due immigrati partiti come foreign fighter per la Siria, dove sarebbero morti in combattimento.

A maggio dell'anno scorso la procura di Torino aveva chiesto l'emissione del provvedimento cautelare per i tre arrestati, ma il gip aveva rigettato la richiesta. La procura aveva quindi fatto appello al tribunale del Riesame che lo scorso 26 ottobre aveva ribaltato il rigetto del gip applicando la custodia in carcere. L'ordine di cattura per l'accusa di associazione finalizzata al terrorismo internazionale è stato spiccato anche per Bilel Chihaoui e Bilel Tebini. Nei loro confronti l'ordinanza del Riesame è divenuta esecutiva nel mese di dicembre, ma trovandosi entrambi all'estero nei loro confronti la misura cautelare non è ancora stata eseguita.


 

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