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Frate Indovino

SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL religiosa
Giovanna nacque a Digione nel 1572 e, a vent’anni, sposò Cristoforo barone di Chantal. Ella era dolce, serena, affabile, amata dai suoi familiari. Si dedicava volentieri ai poveri, donando se stessa e servendoli. Il suo fu un matrimonio felice, ma dopo soli otto anni, perse il marito, morto in un incidente di caccia. Giovanna crollò nella disperazione e solo la cura dei figli e la sua fede forte e coraggiosa le furono d’aiuto per reagire. Per la vedova, fu importante l’incontro, qualche anno dopo, con il vescovo di Ginevra, Francesco di Sales, che divenne suo direttore e guida spirituale. Da quel momento, iniziò il suo cammino, aiutata dal vescovo con cui stabilì un’unione fraterna, spirituale e, allo stesso tempo, ispiratrice e di collaborazione. Nel frattempo, Giovanna sentiva sempre di più lo slancio interiore di ritirarsi dal mondo e di vivere per Dio. Infatti, lasciò tutte le sue ricchezze ai figli e partì per Annecy, dove realizzò il progetto del suo direttore spirituale: una nuova fondazione intitolata alla Visitazione con la missione di assistere i malati. Fu la prima suora della Visitazione, prese il nome di suor Francesca, ma presto altre giovani aderirono al progetto di carità ispirato dal grande san Francesco di Sales. Esse sono, oggi, conosciute come le suore Visitandine.1000014067.jpg
 
SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE martire
Massimiliano Kolbe nacque nel 1894, in Polonia, da famiglia semplice e fervente nella pratica cristiana. A causa delle scarse risorse economiche, i fratellini Kolbe furono accolti dai Frati Minori Conventuali, perché studiassero. Massimiliano cominciò a sentire i primi segni della vocazione e, nel 1918 fu ordinato sacerdote. Con l’affermarsi dell’anticlericalismo e le manifestazioni romane contro San Pietro e il Papa, Massimiliano maturò il pensiero che bisognava far penetrare l’Immacolata nel cuore degli uomini, perché l’infiammasse d’amore per il Figlio e li conducesse alla conversione. Ancora studente, nel 1917, fondò con questi propositi la “Milizia di Maria Immacolata” il cui motto è “Rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l’Immacolata”. Più tardi, la M.I. fu approvata a Roma canonicamente come “Pia Unione”. Qualche anno dopo, cominciò la costruzione di un convento-città, chiamato “Città dell’Immacolata”, una autentica fraternità francescana, basata sulla preghiera, che si popolò di religiosi, sacerdoti, conversi, aspiranti in ricerca vocazionale. Qui si viveva secondo la Regola di san Francesco, nello spirito della consacrazione all’Immacolata e una fattiva collaborazione per la diffusione della devozione alla Beata Vergine. Padre Kolbe fu instancabile nella sua opera di diffusione ed evangelizzazione, fondò il “Giardino dell’Immacolata” in Giappone, che divenne un centro fiorente per la vita cattolica. Con la persecuzione razziale anche i religiosi della “Città dell’Immacolata” furono deportati in un campo di concentramento, dove si prodigarono per portare sostegno morale agli altri prigionieri. Mentre i compagni furono liberati, padre Massimiliano fu trasferito ad Auschwitz. Fu una presenza consolante per tutti, testimone della fede, messaggero di pace, pregava e faceva pregare, illuminava, infondeva speranza e affidava alla Madre. Un giorno, un prigioniero riuscì a fuggire e secondo l’inesorabile legge del campo, dieci prigionieri venivano condannati al blocco della fame. Padre Kolbe si offrì in cambio di uno dei prescelti, un padre di famiglia. Questi poveri uomini furono buttati nudi nel blocco della morte e nulla venne dato loro, nell’attesa della loro fine. Padre Kolbe alleviò la disperazione con la preghiera continua a cui essi rispondevano e lentamente si consumavano. Dopo 14 giorni rimasero solo quattro in vita, fra cui Massimiliano. Si decise di fare loro una iniezione di acido fenico. I testimoni raccontarono che le sue ultime parole furono “Ave Maria”: era il 14 agosto 1941, vigilia della festa dell’Assunta.1000014173.jpg
 
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Il termine Assunzione fa riferimento al transito della Vergine in cielo. Già nell’antichità, la fede popolare percepiva lo stato glorioso di Maria, la viveva e amava come santa, potente e misericordiosa, in grado di soccorrere nei pericoli. Del resto, il sepolcro di Maria era vuoto e si cercava di capire dove fosse il suo corpo. Lentamente, nel tempo, si faceva forte la convinzione che Ella fosse nella “regione dei vivi” e che “non vide la morte”, pertanto si poteva ricorrere a lei , “fortezza inespugnabile che intercede presso il Figlio”, Assunta in cielo. Fu il beato Bartolo Longo a incoraggiare la Chiesa, perché si pronunciasse in maniera definitiva su questo aspetto. Infine, 1° novembre del 1950, Papa Pio XII, con la Bolla “Munificentissimus Deus”, ha dichiarato che Maria non dovette attendere, al pari delle altre creature, la fine dei tempi per beneficiare anche della redenzione del corpo, ha voluto mettere in rilievo il carattere unico della sua santificazione personale, poiché il peccato non ha mai offuscato, neppure per un solo istante, la limpidezza della sua anima. L'unione definitiva, spirituale e corporea, dell'uomo con il Cristo glorioso, è la fase finale ed eterna della redenzione. Così i beati, che già godono della visione beatifica, sono in certo senso in attesa del compimento della redenzione, che in Maria è già avvenuta con la singolare grazia della preservazione dal peccato. Maria viene presentata come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, Gesù. Gesù e Maria sono infatti, associati nel dolore e nell'amore per riparare la colpa dei nostri progenitori. Maria è dunque non solo madre del Redentore, ma anche sua cooperatrice, a lui strettamente unita nella lotta e nella decisiva vittoria. Quest'intima unione richiede che anche Maria trionfi con Gesù sul peccato e sulla morte. Il Cristo è risorto col corpo, Maria vince sul peccato con la Immacolata Concezione, sulla morte mediante la glorificazione del corpo, cioè con l'assunzione. La pienezza della salvezza cristiana è la partecipazione del corpo alla gloria celeste. Quindi, credendo nell’Assunzione di Maria nella gloria del cielo, si ha coscienza della sua presenza tra i fedeli e che, come Madre di Gesù e Madre nostra, è per noi via di grazia.1000014237.jpg
 
SAN ROCCO pellegrino francescano
Rocco nacque a Montpellier nel XIV secolo da buona famiglia. Rimasto orfano, distribuì i suoi averi ai poveri, indossò l’abito del pellegrino e partì per Roma. La preghiera e la carità furono la sua forza, Gesù Cristo la gioia per compagna. In quegli anni, la peste devastava intere città e Rocco, ovunque si fermasse, prestava assistenza: tracciava il segno di croce sui malati risanandoli e invocava la Trinità per la guarigione degli appestati. Divenne lo strumento di Dio per operare miracolose guarigioni. Quando fu contagiato, si fermò sulla riva del Po, lontano da tutti, per evitare di contagiare. Qui fu trovato da un cane che lo salvò dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il ricco padrone, un certo Gottardo, lo seguì scoprendo il rifugio del santo. Questi curò Rocco ricevendo in cambio il dono più grande: la fede e la carità. Guarito, Rocco riprese la via di casa, esercitando di continuo la carità verso i bisognosi. La fama del pellegrino che portava la carità e la misericordia di Dio si era sparsa, ma a Voghera, poiché la malattia aveva modificato il suo aspetto, venne scambiato per una spia e arrestato. Gli anni di prigione furono una dura prova e solo in punto di morte fu riconosciuto come il pellegrino di Montpellier, amico degli ultimi, degli appestati e dei poveri. San Rocco fu il pellegrino per eccellenza con il suo abbigliamento tipico: cappello largo per riparare dalla pioggia e dal sole, mantello a mezza gamba, il bordone, cioè il lungo bastone con appesa la zucca per l’acqua, il rosario attaccato alla cintola e al collo una conchiglia marina, utile per prendere l’acqua da bere.1000014256.jpg
 
SANTA CHIARA DI MONTEFALCO vergine
Chiara nacque a Montefalco, in provincia di Perugia, nel 1268. Già dall’età di quattro anni era tutta innamorata di Gesù ed era incline alla preghiera, trascorreva intere ore immersa nell’orazione. Alla vista del Crocifisso, si abbandonava a mortificazioni che infliggeva al suo corpo con dolorosi cilici. Consacratasi a Dio, volle entrare nel reclusorio, dove già viveva la sorella Giovanna. La santità di Chiara e le virtù di Giovanna fecero accorrere nel reclusorio di Montefalco nuove aspiranti. Le ristrettezze economiche in cui furono costrette a vivere, costrinsero Chiara a fare la questua. Le due sorelle si impegnarono, perché la comunità potesse entrare a far parte di un ordine approvato e la nuova famiglia religiosa potesse essere riconosciuta. Infatti, ad essa fu data la Regola di sant’Agostino e il nuovo monastero fu chiamato “della Croce”. Ancora giovane di età, a Chiara fu chiesto di essere abadessa del monastero. Ella svolse il suo compito con fermezza e, con la parola e con l’esempio, riuscì a proporre un intenso cammino spirituale. Dio le aveva donato grazie mistiche: godeva di visioni ed estasi; doni soprannaturali che elargì nella vita sia interna che esterna al monastero; il dono della scienza infusa, grazie al quale riuscì a suggerire soluzioni opportune per questioni presentatele da teologi, filosofi e letterati. Subito dopo la morte, la fama delle sue virtù crebbe molto, e sempre nuovi miracoli le erano attribuiti, tanto che la devozione per questa pia suora di Montefalco la venerò subito come santa1000014312.jpg.
 
SANTA ELENA imperatrice
Elena nacque da famiglia plebea (III sec.) e fu sposata dal tribuno militare Costanzo Cloro, a cui diede un figlio, Costantino. Per ordine dell'imperatore Diocleziano, ella venne ripudiata dal marito, perché appartenevano a classi sociali differenti. Abbandonata ed umiliata, mantenne un comportamento dignitoso. Quando il figlio Costantino, sconfiggendo il rivale Massenzio, divenne capo dell'impero, Elena fu riabilitata nell’onore ed ebbe il titolo di “Augusta”. Fu l'inizio di una nuova epoca per il cristianesimo: l'imperatore Costantino, certo che la sua vittoria fu dovuta alla protezione di Cristo, concesse ai cristiani la libertà di culto. Ruolo fondamentale lo ebbe la madre Elena, che probabilmente contribuì alla conversione del figlio. Elena testimoniò un grande fervore religioso, si dedicò ad opere di bene e costruì celebri basiliche. Si dice che avesse ritrovato la Tomba di Cristo scavata nella roccia ed in seguito, la Croce del Signore e quelle dei due ladroni. Il ritrovamento della Croce, grazie all’impegno di Elena, procurò grande emozione in tutta la cristianità.1000014351.jpg
 

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