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La regola dei 5 secondi

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[h=1]La regola dei 5 secondi: come sbloccare la mente e realizzare ciò che desideriamo[/h]
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Bastano solo 5 secondi per cambiare vita: sembra una magia, ma invece è scienza. Parola di Mel Robbins che promette che il suo metodo funziona e ha risultati immediati e duraturi. La regola dei 5 secondi sblocca la mente, vediamo in cosa consiste.


Appena uscito è diventato un bestseller internazionale forse perché un po’ tutti abbiamo bisogno di credere di più in noi stessi e di essere incoraggiati quando ci troviamo di fronte a decisioni più o meno importanti.



Ma in cosa consiste il metodo di Mel Robbins raccontato nel libro “La Regola dei 5 secondi”, appena sbarcato in Italia? Lo possiamo già dedurre dal sottotitolo: “Il metodo fallo e basta per prendere le decisioni migliori e non rimandare più”.

Questo significa che dobbiamo imparare ad allontanare incertezze, ansia e paure che possono impedirci di prendere la decisione giusta. Quante volte abbiamo desiderato cambiare lavoro, smettere di fumare, chiedere un aumento al nostro capo o ancora perdere quei chili di troppo o trovare il coraggio di dire ad una persona che proviamo dei sentimenti per lui o lei?
“La regola fa decidere al nostro intuito, a quella saggezza interiore che sa fare le scelte migliori, ci rende più attivi, produttivi, coraggiosi, sicuri di noi stessi e delle nostre capacità. Liberi dalle abitudini e dai condizionamenti, possiamo così trasformare la nostra vita e realizzare quello che abbiamo sempre sognato”, si legge nella sinossi del libro.
Ma come si è arrivati alla regola dei 5 secondi? Dall’esperienza dell’autrice che sette anni fa, stava attraversando un periodo non troppo felice: matrimonio a pezzi, problemi economici, carriera altalenante e autostima sotto i piedi. Insomma un quadro non troppo roseo, così ha iniziato a pensare in che modo potesse dare una svolta a questa trance negativa. E a quanto pare ce l’ha fatta, visto che oggi è una speaker motivazionale, lavora alla Cnn ed è stata pluripremiata.



Il suo metodo, pur avendo basi scientifiche, pare molto immediato: semplice, ma non facile. Robbins sostiene che le decisioni prese in 5 secondi e gli atti di coraggio quotidiano possano cambiarci la vita. Effettivamente, la nostra mente è programmata per allontanarci da ciò che è scomodo o ci fa paura e da tutto quello che è al di la' della zona di comfort. Mel Robbins ci ricorda che il destino dipende da noi, da ciò che facciamo, basta un tentativo e la vita può trasformarsi in meglio.
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[h=2]La regola dei 5 secondi: come funziona?[/h]
Ecco come funziona il metodo dei 5 secondi, provare non costa nulla. Ogni volta che dobbiamo fare una cosa che reputiamo importante iniziamo il nostro conto alla rovescia 5-4-3-2-1 e arrivati all'1 agiamo. Il conto alla rovescia serve per distrarre la mente dai dubbi e per farci concentrare su ciò che dobbiamo fare, spingendoci all’azione senza pensarci troppo. Questo servirà anche a creare un maggiore autocontrollo in noi stessi, perché saremo noi a prendere la decisione alimentando la nostra autostima.

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Dominella Trunfio
 
[h=1]Pesticidi, siamo alla frutta: ecco come siamo avvelenati a norma di legge [/h]
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Il docufilm che partendo dal lato oscuro della mielicora, compie un vero e proprio viaggio sulle conseguenze dell’esposizione ai pesticidi sulla salute delle persone e punta i riflettori sui vuoti normativi e sulle contraddizioni del sistema.

Pesticidi nell’acqua, sui ghiacciai, negli alveari. Pesticidi ovunque, dalla frutta che mangiamo ai nostri corpi, passando per le feci degli orsi e qualsiasi altra cosa riguardi anche da lontano l’agricoltura intensiva. A poche settimane dalla messa al bando UE dei neonicotinoidi, ecco il docufilm sui veleni consentiti dalla legge che fa riflettere e inorridire. E mette in risalto anche quelle mele, belle buone e perfette, che del Trentino-Alto Adige fanno l’orgoglio. Perché Biancaneve non è l'unica a mangiare mele avvelenate.


Partendo proprio dalla melicoltura (la produzione del Trentino rappresenta i due terzi di quella nazionale) Andrea Tomasi, già coautore del libro inchiesta "La farfalla avvelenata" e del docufilm "Veleni in paradiso", firma un altro documentario sull’agricoltura intensiva, in particolare proprio delle mele trentine.

Intitolato, non a caso, “Pesticidi, siamo alla frutta”, sottotitolo “Biancaneve non è sola”, il cortometraggio (il trailer sotto), che si avvale della collaborazione tecnica del fotografo e videomaker Leonardo Fabbri, indaga sulle conseguenze dell’esposizione ai pesticidi sulla salute delle persone e punta i riflettori sui vuoti normativi e sulle contraddizioni del sistema.

Si parte dalle mele, certo, ma lo scopo è quello di affrontare una questione di interesse nazionale che coinvolga tanto i produttori e i consumatori quanto le istituzioni, prendendo spunto dai dati dell’Ispra nel “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, edizione 2018”, in cui l’istituto attesta il Trentino a livelli altissimi classificandola come la regione peggiore, in Italia, seconda solo al Veneto. In Provincia di Trento, infatti, sono stati rilevati 9,3 chilogrammi per ettaro di superficie agricola utilizzata, un livello troppo alto rispetto alla media nazionale pari a 4,9 chilogrammi a ettaro e molto lontano dalla vicina provincia di Bolzano che si ferma sui 4,4. Il Veneto è l’unico territorio che fa peggio con 11,7 chilogrammi di pesticidi per ettaro di superficie agricola utilizzata.

LEGGI ANCHE: Le mele che mangiamo sono piene di pesticidi. La sconvolgente indagine di Greenpeace



Tomasi affida così la parola ad oncologi e pediatri, a nutrizionisti e contadini bio e convenzionali e scandaglia punto per punto tutti gli effetti dell’agricoltura intensiva e dell’utilizzo dei pesticidi sui consumatori e sui bambini.

Testimonianze agghiaccianti dalle quali emerge che pur trattandosi di farmaci a norma di legge “non viene calcolato l’effetto del mix dei fitofarmaci, sul quale non ci sono neppure studi approfonditi. Dunque si sceglie cosa mangiare, senza avere una vera consapevolezza sugli effetti che l’assunzione di una serie di prodotti avrà sul nostro organismo”.

Insomma, anche se le singole concentrazioni delle sostanze utilizzate rientrano nei limiti prescritti, basta il mix di tutte quelle sostanze per fare un misto esplosivo. E non solo: quei principi attivi non rimangono confinati al campo o al frutteto su cui sono somministrati ma si disperdono nell’ambiente circostante, tanto che tracce di agrofarmaci sono state ritrovate nel miele, nei ghiacciai, nelle urine degli abitanti e persino negli escrementi degli orsi reintrodotti.

“Siamo avvelenati a norma di legge perché le singole concentrazioni delle sostanze utilizzate rientrano nei limiti prescritti”, conclude Tomasi. Ma un’arma ce l’abbiamo e la spiega lo stesso regista: “Prima di rimuovere gli ostacoli politici, sia nazionali sia a livello europeo possiamo partire da noi stessi, prendendo consapevolezza del fatto che ogni volta che scegliamo qualcosa al supermercato è come se votassimo. Decidiamo noi cosa il mercato offrirà domani”.

La spesa consapevole, dunque, è per ora l’unica arma che abbiamo: comprare meno e meglio e affidarci, perché no, fanno i Gas, Gruppi di acquisto solidali e ai tanti comitati.

Di “Pesticidi, siamo alla frutta” ci sarà una proiezione ad Arco domenica 20 maggio nell'ambito del Festival dell'Informazione Indipendente, a Borgo Valsugana il 21 maggio, a Mori il 25 maggio, a Lucca il 26 maggio, a Caldonazzo il 28 maggio, a Belluno il 7 giugno. Altre date (Roma, Taranto, Bologna) in via di definizione. Sulla pagina Facebook tutte le informazioni aggiornate.



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Germana Carillo
 

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