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Frutta e verdura coltivata con fitofarmaci e pesticidi illegali, l’inchiesta che alza il velo sulla ‘sporca filiera’ nel Lazio







Fitofarmaci vietati, agromafie e caporalato: è il quadro per nulla rassicurante che emerge da un’inchiesta sulla filiera agricola nel Lazio portata avanti da Marco Omizzolo e Angelo Mastrandrea la scorsa estate.
L’inchiesta è stata pubblicata nello scorso numero dei Venerdì di Repubblica e racconta una realtà grave e inquietante che mette a rischio la salute dei cittadini, dei consumatori, dei braccianti e dell’ambiente e che ha sollevato diverse riflessioni.
“Uno spaccato impressionante di illegalità, che va dall’import e dalla produzione di prodotti chimici messi al bando perché cancerogeni allo smaltimento illegale di rifiuti, passando per il caporalato e gli interessi delle mafie” è stato il commento di Stefano Ciapani, presidente di Legambiente.
Il settore agricolo risulta colpito in modo particolare dalla criminalità organizzata, che controlla tutta la filiera dei prodotti dal campo alla tavola.




Secondo i dati di Legambiente, i reati commessi all’interno della filiera agroalimentare sono in costante crescita: nel 2018 sono state registrate quasi 45mila infrazioni, con un profitto per le agromafie di oltre un miliardo di euro.
Una situazione che mette in serio pericolo la salute di tutti, perché i reati comprendono l’uso illegale di pesticidi a cui vengono esposti i braccianti agricoli e i consumatori, nonché l’ambiente in generale.
La situazione è “gravissima e inquientante” anche per Alessandro Capriccoli, capogruppo di +Europa Radicali e per Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio

“È la dimostrazione che nella nostra regione siamo in presenza di una filiera agricola malata, illegale e pericolosa, che utilizza prodotti vietati per la produzione di frutta e verdura. Con l’aiuto di B., un bracciante che da anni lavora nei campi dell’Agro Pontino e che è riuscito a trafugare alcuni dei flaconi di fitofarmaci utilizzati dal suo “padrone”, l’inchiesta ci fa conoscere il catalogo delle sostanze proibite che vengono usate nei campi della nostra regione: si va dall’Afalon, un erbicida revocato dal Ministero della Salute il 3 giugno 2017, al Cycocel, un regolatore della crescita vietato dal 2012, all’Adrop, un fitoregolatore che anticipa i tempi di maturazione di frutta e ortaggi proibito addirittura dal 2009”, hanno commentato i due consiglieri.
“Queste sostanze – hanno continuato Bonafoni e Capriccoli – vengono utilizzate in spregio a qualsiasi norma di sicurezza, con operai e braccianti che sono continuamente esposti ai loro effetti: effetti che poi arrivano anche ai consumatori, che le ritrovano sulle loro tavole. Non a caso si sono registrati casi di intossicazione non solo tra i braccianti, ma anche tra chi ha acquistato i prodotti. A chiudere questa ‘filiera dell’orrore’ c’è un’ultima, tragica conseguenza: i flaconi e i bidoni utilizzati vengono bruciati, e i loro resti smaltiti illegalmente in discariche abusive nei campi. Tutto questo viene confermato dalle indagini e dai numerosi sequestri che i Nas di Latina hanno effettuato negli ultimi anni. Come Regione Lazio siamo da tempo impegnati in un percorso virtuoso per un’agricoltura sana, pulita e di qualità.
“La legge sui biodistretti e quella sul caporalato approvate negli ultimi mesi in Consiglio regionale stanno a dimostrarlo e certamente la loro puntuale e rigorosa applicazione non potrà che giovare a tutto il sistema. Per questo ci uniamo alla denuncia di Marco Omizzolo e Angelo Mastrandrea, e faremo tutto quanto in nostro potere per opporci in modo fattivo a questa situazione e per contribuire al suo completo approfondimento”, hanno concluso Bonafoni e Capriccioli.
Legambiente ha chiesto un’indagine sull’uso dei fitofarmaci illegali in Italia e l’introduzione di norme più severe per chi non rispetta le regole:
“Chiediamo al ministro dell’Agricoltura di avviare un’attività d’indagine nazionale sui flussi di fitofarmaci illegali nel nostro Paese e una campagna straordinaria di controlli mirati sulle aziende e sui prodotti ortofrutticoli a partire dal Sud pontino, che vada alla ricerca dei principi attivi illegali, per individuare i responsabili di queste gravissime pratiche criminali, con cui si accumulano profitti illeciti e si minaccia la salute dei cittadini”, ha dichiarato Ciafani.
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