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[h=1][/h] [h=1]Profughi buttano il cibo offerto loro dal vescovo di Reggio Emilia[/h] [h=2][/h] A Reggio Emilia la presidente della mensa del vescovo denuncia: "Ci sono cinquanta o sessanta persone che vengono ogni giorno: prendono il buono pasto in albergo, forse lo rivendono, e poi vengono qui. Se non gli piace il cibo, lo buttano"



Ivan Francese - Ven, 03/06/2016 - 12:29



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Un episodio grave e molto sgradevole insieme. Un gruppo di profughi ospitati a Reggio Emilia getta regolarmente il cibo che viene offerto loro alla mensa dei poveri allestita in vescovado.

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La denuncia arriva niente meno che dalla presidente della mensa, Maria Chiara Visconti Gramoli, in un'intervista al Resto del Carlino. Che racconta come molto spesso a bussare alla mensa del vescovo siano profughi già inseriti nel piano d'accoglienza partito con l'operazione Mare Nostrum. Persone che quindi sono già in possesso di un buono pasto per l'acquisto di cibo.
Ciononostante in molti sono soliti presentarsi alla mensa allestita in episcopio, dove " guardano se il cibo è di loro gradimento o meno. Poi se non gradiscono buttano via tutto". E purtroppo, spiega la Visconti Gramoli, "è accaduto diverse volte", da parte di "cinquanta o sessanta persone". Tanto che ai responsabili della mensa è venuto il dubbio che queste persone possano rivendere il buono pasto.
Si tratterebbe peraltro degli stessi protagonisti del "caso della pasta scotta": i profughi che si erano ribellati perché i maccheroni non erano abbastanza al dente.
"La carità è sorda, muta e cieca - spiega la presidente della mensa - Se c’è un bisogno noi accogliamo tutti. Ma se si viene qui con l’intenzione di fare confusione e buttare via del cibo assolutamente utilizzabile, allora non ci stiamo".



ma..se gli dai da mangiare senza fare nulla
non faranno mai nulla abituati a essere mantenuti..ne vedremo delle belle......insegna loro a pescare..............troppo difficile.











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[h=1]"Ci servite il cibo da vecchi" Profughi assaltano casa di riposo[/h] [h=2][/h] All'interno della casa di accoglienza Villa Raggio, alcuni immigrati hanno protestato contro il cibo e hanno organizzato un "raid" contro la mensa dell'ospizio che lo aveva preparato



Matteo Carnieletto







Il cibo non è di loro gradimento e, così, i profughi ospitati nella casa di accoglienza Villa Raggio di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, decidono di rispedirlo al mittente.
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Come racconta Savonanews, la protesta è iniziata ieri pomeriggio: i profughi, tutti di sesso maschile, hanno giudicato il cibo che era stato portato loro come un "cibo da vecchi" in quanto era stato prodotto dalla mensa della casa di riposo L. Battino.
I profughi si sono fatti strada all'interno della struttura per anziani, poi "si sono diretti nella cucina/mensa della struttura per lamentarsi con gli addetti incaricati alla preparazione dei pasti. Al termine di un dialogo accesso e molto teso, prima di uscire dalla struttura, i profughi hanno restituito il pasto giornaliero etichettandolo 'non gradito'".
La cosa che ha colpito maggiormente le forze dell'ordine è stato il fatto che i profughi abbiano potuto "assaltare" indisturbati la casa di riposo, tanto che la cooperativa Il Faggio, che gestisce Villa Raggio, ha promesso di intensificare "la sorveglianza nella struttura perchè non si verifichino più episodi del genere".
Del resto, proprio da Villa Raggio, lo scorso 18 luglio, era scappato un uomo di nazionalità ghanese che aveva rapito, come riporta Il Secolo XIX, "una bambina di tre anni".
 
Este, la protesta dei profughi: "Cibo scadente e niente aria condizionata"

Gli immigrati lamentano la scarsa qualità del cibo della struttura dove sono ospitati e chiedono posti climatizzati dove dormire: bloccano la strada



Mario Valenza - Lun, 27/07/2015 - 20:32









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L'Italia è in piena emergenza profughi. Ma a quanto pare gli sforzi per ospitare gli extracomunitari sul nostro territorio non sono graditi da chi chiede assistenza.
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E così ad Este, in provincia di Padova è esplosa la protesta. Sulla rotatoria Familia circa trenta profughi hanno bloccato il traffico al grido: "Siete un paese razzista". Gli immigrati lamentano la scarsa qualità del cibo della struttura dove sono ospitati e chiedono posti climatizzati dove dormire. Uno dei profughi afferma: "Vogliamo buon cibo e posti meno caldi dove dormire". E ancora: "Non ci danno né buon cibo né vestiti, e gli alloggi sono troppo caldi e sovraffollati".

Ma durante il blocco stradale è esplosa la rabbia degli automobilisti: "Devo andare a lavorare, per piacere fatemi passare", ha chiesto loro un'impiegata di Este. "Non capivo quello che mi dicevano, perché parlano solo inglese". Infine sono arrivate alcune pattuglie dei carabinieri e dei vigili urbani per riportare la situazione sotto controllo. Intanto dentro la struttura la protesta continua.



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Ultima modifica:
[h=1]Gli immigrati si lamentano persino delle zanzare[/h] [h=2][/h] Dopo cibo e hotel sgraditi, altra rivolta: 22 minorenni vanno dai carabinieri



Valentina Raffa - Ven, 22/08/2014 - 15:33









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Ragusa - Protestano. In questi giorni, come anche prima dell'estate e prima ancora, in inverno.
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Interi gruppi di immigrati ospiti nelle strutture d'accoglienza sparse per l'Italia arricciano il naso. Lamentano ora la qualità o la tipologia del cibo, ora le condizioni ritenute inidonee in cui si trovano a vivere, poi l'orario visto che per il Ramadan vogliono mangiare di notte. Protestano per il ritardo nel disbrigo delle pratiche e il rilascio dei documenti (dato che i tempi della burocrazia superano quelli previsti dalla legge) e ora – ci mancava soltanto questo all'appello – per la presenza di zanzare nella struttura in cui sono ospitati. Protagonisti sono 22 minorenni del Mali, Gambia e Nigeria che, stanchi di essere ospitati dalla cooperativa «La forza della vita» a Ispica, in provincia di Ragusa, sono usciti dalla struttura per recarsi in caserma e denunciare ai carabinieri le condizioni in cui vivono e il ritardo nel rilascio dello status di rifugiati politici.
«Ci sono le zanzare» hanno detto e avrebbero denunciato anche la presenza di zecche. Poi per protesta sono andati a piedi sotto il sole cocente dalla caserma di Ispica fino a Modica scortati da polizia e carabinieri. «Mostravano le punture delle zanzare – dice un rappresentante delle forze dell'ordine - Gli ho mostrato le mie. Mal comune mezzo gaudio. Del resto siamo in estate e non è raro fare incontri ravvicinati con questi insetti». La giornata è stata lunga. Ci sono voluti due mediatori culturali e, alle 22, i ragazzi hanno fatto rientro al centro scortati da una volante. Gli è stata promessa un'accelerazione nel rilascio dei documenti e chissà, magari pure la disinfestazione.
Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha di recente assicurato il raddoppio del numero delle commissioni. Ma intanto si protesta. I 22 giovani avevano già fatto sentire la loro voce quando da Augusta, primo centro che li ha ospitati, erano arrivati a Caltagirone. Si erano barricati nella struttura, chiedendo documenti e pasti caldi di notte quando per il Ramadan è concesso nutrirsi. Solo qualche giorno fa 47 immigrati trasferiti in pullman a Sadali, tra Cagliari e Nuoro, si sono barricati nel bus perché non gradivano la destinazione finale: l'hotel Janas Village a 3 stelle non faceva per loro. E vai con la protesta racimolando cassonetti per l'immondizia e qualche fiammifero per un bel falò notturno per riscaldarsi. «Tornate al vostro Paese insieme a chi vi ha fatto arrivare» ha tuonato il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, che ha replicato l'invito agli «ospiti» dell'hotel a 3 stelle Bellevue di Cosio, in Valtellina, che giorni fa hanno protestato per il menù. «Vogliono gli spaghetti al pomodoro – scrive il leghista su Facebook - Ma andate a farvi benedire con chi vi ha fatto arrivare. Così potrete mangiare quello che vi piace».
Se l'Italia è nota per il buon cibo, non la pensavano così gli «ospiti» di una struttura alberghiera di Triscina, in Sicilia, che ad aprile erano scesi in strada con tanto di striscioni in cui si denunciava la distribuzione di modiche porzioni e, quelle stesse, non molto buone né adeguate alle loro abitudini. A dicembre, addirittura, per protesta sulla qualità del cibo era stato allagato il Cie di Bari.
















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