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NON SI PAGA IL BIGLIETTO

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[h=1]Senad Seferovic, il rom di cui la Kyenge evitò l'espulsione arrestato per una sparatoria in autostrada[/h]
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Trattasi di persistente rinculo della storia. Cècile Kyenge, anche da ferma, perfino nella sua condizione straordinariamente gassosa di eurodeputato, riesce a far danni. Danni indiretti, frutto della sua lunare difesa del «diverso», ma pur sempre danni.
Ieri, per esempio, i carabinieri di Verona, dopo un inseguimento hollywoodiano per otto chilometri in contromano in autostrada, hanno arrestato tal Senad Seferovic, 28enne nomade, criminale di vocazione e protetto di Cècile, non privo di un certo eclettismo: furto semplice, furto di rame, reati contro il patrimonio, violenza, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale compreso di speronamento di una gazzella dell' Arma. L' hanno preso, e lui continuava a dare craniate al maresciallo, un modo come un altro per vincere la timidezza. Una personcina, insomma: un po' Felicetto Manero, un po' Uno Bianca; e con quel pizzico di fascino bosniaco dal virile afrore terzomondista che può - ammettiamolo- avere un suo pubblico.

E qui subentra la Kyenge. La quale, evidentemente affranta dalla triste condizione del suo delinquente abituale, nel 2012, quand' era ministro dell' Immigrazione del governo Letta riuscì a promuovere la «liberazione» di Senad e del di lui fratello Andrea, dal Cie, dal centro di identificazione di Modena, impedendone l' espulsione già programmata. Senad, allora, fu educato. Ringraziò. Si fece una foto per la stampa tesa al muticulturalismo, abbracciato alla ministra sventolando un mezzo sorriso e il segno «V» con quelle due ditina abituate a carezzare le calibro 12. Eppoi si ributtò nel faticoso mestiere di malavitoso. Collezionò un' invidiabile sfilza di reati.

Nell' agosto del 2015 lo arrestarono a Fiorano, in provincia di Bologna, mentre trasportava il bottino di un carico di rame del valore 40mila euro. Anche lì, furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice di pace, raccolse la tesi della difesa («è un povero apolide», povero neanche tanto) e decise -denunciò, irritatissimo, Carlo Giovanardi- «di non applicare la legge e appellarsi alla sua coscienza». Il problema è che una coscienza dovresti avercela. Senad, ancora in libertà tornò alla sua naturale vocazione.

La Kyenge, ovviamente, si schierò col ladro, contro il templare dell' Udc: «Giovanardi è un senatore e dovrebbe aiutare la popolazione a capire fino in fondo la differenza tra clandestino e delinquente». L' aveva capita. Ma Senad aveva entrambe le specializzazioni.

Kyenge non arretrò d' un passo dalla sua linea : «Esiste una possibilità di una nuova convivenza, anche col rigore della legge». Esiste, in effetti. Per Sferovic era la sorveglianza speciale, regolarmente violata ad intervalli regolari.
Poi arrivarono, appunto, l' inseguimento in autostrada, la forzatura del posto di blocco con tanto di sparatoria e la foratura degli pneumatici, e la scazzottata con gli sbirri, roba che neanche un film di Steve Mc Queen. Kyeng, per ora, non ha mosso muscolo, forse non l' hanno avvertita.
E forse è meglio non farlo: appena l' oculista del Katanga subodora un impapabile odore di politiche migratorie, ci si butta a pesce. È volata a Goro, nei giorni degli scontri; si è costituita -non si sa bene a che titolo- parte civile nell' omicisio del ragazzo di Fermo; è scesa in Sicilia ad attendere sulla spiaggia, col vento salmastro che le flaccellava il faccione, il barcone dei clandestini, come in una pagina dei Malavoglia. Non so se c' è o ci fa.

Fatto sta che ogni volta che Kyege si muove, sono casini inenarrabili. Kyege è quella interpretò il ruolo di ministro dell' Integrazione in modo cocciutamente ornamentale. È quella che -ricordiamo senza polemica- che afferma «il reato di clandestinità andrebbe abrogato»; che si impegnava «a portare avanti la garanzia di accesso per i migranti ai posti nella pubblica amministrazione» (la quota fissa migrante, come la quota rosa); che lottava per smontare gli accordi di reciprocità del diritto internazionale per far «percepire la pensione italiana» anche ai migranti che tornano a casa.

Kyenge, d' origine congolese, da ministro non riuscì neppure a riportare un grappolo di bimbi congolesi in Italia, facendo fare un figurone a Renzi che in parte vi riuscì. La donna che interpreta la politica del contenimento dei flussi semplicemente aprendo le frontiere (figuriamoci, oggi, com' è incazzato Renzi che su questo litiga con Juncker un giorno sì e l' altro pure), oggi, col caso Senad, galleggia nella condizione plastica del fallimento, umano e professionale. Probabilmente la sua dignità le imporrà un silenzioso sussulto di coscienza. L' importante è che qualcuno non l' avverta...
riproduzione riservata.

di Francesco Specchia
 

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