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[h=6]GROALIMENTARE[/h] [h=1]L’invasione del riso dall’Asia:
così scompaiono le risaie d’Europa
[/h] [h=2]Il consumo di riso europeo è coperto al 50% dall’import, in particolare dalla Cambogia, esente da dazi. E così la superficie coltivata è diminuita del 40%. Per questo i 7 Paesi maggiori produttori chiedono alla Commissione europea nuove norme sull’import[/h] di Michelangelo Borrillo
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Risaie della Pianura Padana
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C’erano una volta le risaie, quelle che si studiavano sui libri di scuola e della cui produzione l’Italia andava fiera. Adesso, quelle risaie, rischiano di scomparire, travolte dalle importazioni asiatiche a basso prezzo. Il consumo di riso europeo è infatti attualmente coperto per il 50 per cento da prodotto di importazione che, per i due terzi, non paga dazi. Si tratta perlopiù di riso qualità «indica» proveniente dalla Cambogia che, in quanto Paese meno avanzato, è esente da dazi.


[h=5]La richiesta di aiuto alla Commissione europea[/h]
Per questo motivo i Paesi europei produttori di riso ((Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Bulgaria e Ungheria) — che si sono riuniti a Milano — hanno chiesto alla Commissione europea un tavolo per rivedere le norme sull’importazione di riso dagli Stati extra comunitari. In quello che è stato un G7 dei maggiori produttori della Ue hanno partecipato anche i rappresentanti dei ministeri dell’Agricoltura dei rispettivi Paesi. I coltivatori e i trasformatori di riso chiedono prima di tutto una revisione delle politiche di importazione che hanno portato ad una situazione di squilibrio sul mercato europeo dove il consumo di riso è coperto ormai per il 50 per cento da prodotto di importazione che, per i due terzi, non paga dazi.





[h=5]«Il 30% resterà invenduto»[/h]
Si tratta, come detto, perlopiù di riso qualità «indica» che viene coltivata anche in Europa dagli anni ‘90; ma da allora la superficie coltivata è crollata del 40 per cento creando uno squilibrio di mercato. «Chiediamo — ha spiegato il presidente dell’Ente nazionali risi, Paolo Carrà — che ci siano delle barriere, giuridiche o fito-sanitarie. Abbiamo stimato che con questa situazione arriveremo al 31 agosto di quest’anno con oltre 500 mila tonnellate di stock di riso lavorato invenduto, si tratta del 30 per cento della produzione Ue». Nel documento da consegnare alla Commissione europea i Paesi produttori chiedono anche di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti delle importazioni dei Paesi meno avanzati, oltre che di fissare regole reciproche tra gli Stati membri Ue e Paesi terzi nell’ambito fito sanitario, commerciale, per favorire un mercato trasparente nel rispetto dei diritti sociali e dei lavoratori.

[h=5]Non solo Cambogia: dal Vietnam +489% di importazioni[/h]
L’invasione del riso asiatico non è targata solo Cambogia. Secondo un’analisi della Coldiretti su dati Istat, le importazioni dal Vietnam sono cresciute del 489% e quelle dalla Thailandia del 46%. Mai così tanto riso straniero è arrivato in Italia come nel 2016: nell’anno appena trascorso è stato registrato un aumento record del 21% delle importazioni che ha fatto scattare ben 12 allerte sanitarie da contaminazione per il riso e i prodotti a base di riso da Paesi extracomunitari in Europa secondo i dati del sistema di allarme rapido comunitario (Rasff). Secondo Coldiretti, le partite “fuorilegge” pericolose per la salute dei cittadini riguardano la presenza irregolare di residui antiparassitari, di aflatossine cancerogene o altre tossine oltre i limiti, infestazioni da insetti, livelli fuori norma di metalli pesanti o la presenza di Ogm proibiti in Italia e in Europa. Un pericolo per i consumatori che si estende a livello comunitario dove nell’ultima campagna di commercializzazione, come precisa Coldiretti, è stato raggiunto il record di importazioni con l’ingresso in Europa di 1.380.000 tonnellate di riso lavorato, di cui 370mila dai Paesi meno avanzati (Pma).
 

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