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TOGHE ROSSE? [h=1]Matteo Salvini, ecco le tre donne giudice pro migranti e contro Viminale: nomi e carriere[/h]
6 Giugno 2019

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Tre i giudici nel mirino di Matteo Salvini. Tutti e tre hanno in comune il sesso e la poca simpatia nei confronti del vicepremier leghista. Si tratta di Luciana Breggia, magistrato del Tribunale di Firenze, di Matilde Betti, presidente della prima sezione del Tribunale civile di Bologna, e di Rosaria Trizzino, presidente della seconda sezione del Tar della Toscana. La prima, responsabile della sentenza che ha dichiarato inammissibile il ricorso del ministero contro l'iscrizione all'anagrafe di un immigrato, ha più volte censurato la parola "clandestini" durante dibattiti pubblici. Presidente degli osservatori sulla giustizia civile e capo della sezione immigrazione, la Breggia sembrerebbe - a detta dei colleghi - un'autorità in una materia complessa come quella dell'immigrazione.

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La seconda, Matilde Betti è il presidente che il 27 marzo 2019 non ha accolto il ricorso proposto dal ministero dell'Interno. Salvini si era dichiarato contrariato alla decisione del giudice del capoluogo emiliano che disponeva l'iscrizione nel registro anagrafico di due cittadini stranieri. Anche lei particolarmente sensibile al tema del diritto di asilo, in quanto sfoggia diversi articoli sulla rivista Diritto, immigrazione e cittadinanza. La terza, invece, ha bocciato le "zone rosse", quelle 17 aree della città vietate "a soggetti che ne impediscano l'accessibilità e la fruizione con comportamenti incompatibili con la vocazione e la destinazione". Il divieto era rivolto a "chiunque fosse stato denunciato per aver compiuto attività illegali in materia di stupefacenti, per reati contro la persona o per danneggiamento di beni". La Trizzino, come la Betti, scrive per la rivista pro-immigrazione. A Salvini non è andata giù nemmeno la partecipazione di entrambe al dibattito "Dovere d'accoglienza" organizzato da Asgi, Libera e Magistratura democratica.
 
SCONTRO TOTALE [h=1]Matteo Salvini, un dossier per smascherare i magistrati pro-immigrati: una mossa senza precedenti[/h]
5 Giugno 2019

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Al contrattacco. Matteo Salvini mette nel mirino i magistrati all'indomani della sentenza del Tar di Firenze che ha bocciato l'ordinanza sulle zone rosse. Il leader della Lega va allo scontro con le toghe che esprimono valutazioni negative sui suoi provvedimenti. Dunque, da fonti del Viminale, trapela l'intenzione di procedere con alcune iniziative: ricorso al Consiglio di Stato contro il provvedimento del tar di Firenze, ricorso anche sulle altre sentenze che, a Firenze come a Bologna, hanno ordinato l'iscrizione all'anagrafe di alcuni richiedenti asilo, ma soprattutto ricorso all'Avvocatura dello Stato per "valutare se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri, per l'assunzione di posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini", si legge in una nota del Viminale.

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Salvini ha dato mandato ai suoi uffici di monitorare le uscite pubbliche delle toghe che hanno firmato le sentenze, per ricostruire così i rapporti di "vicinanza e collaborazione con chi difende gli immigrati contro il Viminale". Tra i magistrati su cui il Viminale vuole fare luce, ecco Luciana Breggia, giudice del tribunale di Firenze, ma anche Matilde Betti, presidente della prima sezione del tribunale civile di Bologna. Salvini vuole ricostruire le partecipazioni a presentazioni di libri, collaborazioni a riviste, la posizione in platea accanto a esponenti delle Ongin occasione di manifestazioni pubbliche. Un'iniziativa con pochi precedenti che mira a mettere in luce quello che può essere un pregiudizio ideologico da parte di chi, nella magistratura, si esprime in modo contrario ai provvedimenti assunti dal ministero dell'Interno.

Commentando la vicenda, Salvini mette in chiaro: "Non intendiamo controllare nessuno né creare problemi alla magistratura, soprattutto in un momento così particolare e delicato come quello che sta vivendo il Csm. L’Avvocatura dello Stato saprà consigliarci per il meglio: ci chiediamo, col dovuto rispetto, se alcune iniziative pubbliche, alcune evidenti prese di posizione di certi magistrati siano compatibili con un’equa amministrazione della giustizia. Parliamo di iniziative pubbliche e riportate dai media, come è facilmente verificabile su internet".
 

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