Alien.
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Anunnaki, il film CENSURATO
Molti si sono chiesti chi fossero gli Anunnaki e quale sia stato la loro funzione sul nostro pianeta. Nei precedenti articoli abbiamo parlato spesso degli Anunnaki(leggi qui). Il nome Anunnaki conosciuto e scoperto nelle religioni della Mesopotamia, si riferisce all’insieme o parte degli dèi, dei appunto scesi dal cielo sulla Terra dove secondo gli antichi scritti delle tavole sumere modificarono geneticamente gli ominidi presenti sulla terra al punto di creare L’uomo che noi tutti oggi conosciamo.
Non tutti gli Anunnaki fecero ritorno sul proprio pianeta d’origine, infatti molti rimasero condannati sulla Terra.
Costretti a vivere nell’oscurità, essi erano in pratica condannati a non tornare mai più a casa: ed è per questo che l’epiteto sumerico di quella terra -KUR.NU.GI.A. – acquisì col tempo il significato di “terra di non ritorno”, mentre in origine esso significava “terra in cui gli dèi che lavorano accumulano [i minerali] in profonde gallerie”.
Tutte le fonti confermano infatti che nel periodo in cui i Nefilim colonizzarono la Terra, l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa su questo pianeta, e a lavorare nelle miniere erano invece gli Anunnaki, quei pochi che volta per volta rimanevano sulla Terra.
La fatica degli Anunnaki rimasti sulla terra
Ishtar, che era scesa nel Mondo Inferiore, fece un quadro desolante della vita di questi Anunnaki, costretti a mangiare cibo misto ad argilla e a bere acqua torbida di polvere. Tutto questo ci porta a cogliere il significato di un lungo poema epico intitolato «Quando gli dèi, come gli uomini, si affannavano a lavorare».
Mettendo insieme molti frammenti della versione babilonese e di quella assira, W.G. Lambert e A.R. Millard («Atra-Hasis: La storia babilonese del Diluvio») riuscirono a ricostruire un testo organico, giungendo alla conclusione che esso si basava su precedenti versioni sumeriche, e forse su tradizioni orali ancora più antiche che raccontavano l’arrivo degli dèi sulla Terra, la creazione dell’uomo e la sua distruzione ad opera del Diluvio.
Finora questi versi sono stati esaminati solo per il loro valore letterario, ma ora, alla luce di ciò che siamo andati via via scoprendo nei capitoli precedenti, essi acquistano grande importanza anche sotto il profilo dei contenuti, confermando le conclusioni alle quali siamo giunti e spiegando anche le circostanze che portarono all’ammutinamento degli Anunnaki.
Anunnaki, il film CENSURATO
Molti si sono chiesti chi fossero gli Anunnaki e quale sia stato la loro funzione sul nostro pianeta. Nei precedenti articoli abbiamo parlato spesso degli Anunnaki(leggi qui). Il nome Anunnaki conosciuto e scoperto nelle religioni della Mesopotamia, si riferisce all’insieme o parte degli dèi, dei appunto scesi dal cielo sulla Terra dove secondo gli antichi scritti delle tavole sumere modificarono geneticamente gli ominidi presenti sulla terra al punto di creare L’uomo che noi tutti oggi conosciamo.
Non tutti gli Anunnaki fecero ritorno sul proprio pianeta d’origine, infatti molti rimasero condannati sulla Terra.
Costretti a vivere nell’oscurità, essi erano in pratica condannati a non tornare mai più a casa: ed è per questo che l’epiteto sumerico di quella terra -KUR.NU.GI.A. – acquisì col tempo il significato di “terra di non ritorno”, mentre in origine esso significava “terra in cui gli dèi che lavorano accumulano [i minerali] in profonde gallerie”.
Tutte le fonti confermano infatti che nel periodo in cui i Nefilim colonizzarono la Terra, l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa su questo pianeta, e a lavorare nelle miniere erano invece gli Anunnaki, quei pochi che volta per volta rimanevano sulla Terra.
La fatica degli Anunnaki rimasti sulla terra
Ishtar, che era scesa nel Mondo Inferiore, fece un quadro desolante della vita di questi Anunnaki, costretti a mangiare cibo misto ad argilla e a bere acqua torbida di polvere. Tutto questo ci porta a cogliere il significato di un lungo poema epico intitolato «Quando gli dèi, come gli uomini, si affannavano a lavorare».
Mettendo insieme molti frammenti della versione babilonese e di quella assira, W.G. Lambert e A.R. Millard («Atra-Hasis: La storia babilonese del Diluvio») riuscirono a ricostruire un testo organico, giungendo alla conclusione che esso si basava su precedenti versioni sumeriche, e forse su tradizioni orali ancora più antiche che raccontavano l’arrivo degli dèi sulla Terra, la creazione dell’uomo e la sua distruzione ad opera del Diluvio.
Finora questi versi sono stati esaminati solo per il loro valore letterario, ma ora, alla luce di ciò che siamo andati via via scoprendo nei capitoli precedenti, essi acquistano grande importanza anche sotto il profilo dei contenuti, confermando le conclusioni alle quali siamo giunti e spiegando anche le circostanze che portarono all’ammutinamento degli Anunnaki.