Alien.
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[h=1]Oltre le riserve, un patto tra uomini e lupi[/h] [h=2]La necessità di superare la concezione dei parchi naturali visti come «riserve indiane» in guerra obbligatoria contro i «contesti urbani».[/h] di Paolo Foschini
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«Il lupo non è né buono né cattivo. Il lupo attacca altri animali perché così vuole il suo istinto, perché quella è la parte che gli è stata assegnata nella grande rappresentazione del ciclo della vita».
È la conclusione che si legge dopo la visita al Centro Uomini e Lupi, luogo unico nelle Alpi Occidentali, dove dalla cima di una torretta al centro di un bosco di otto ettari si può vedere - con un binocolo e un po’ di fortuna - di quella rappresentazione almeno un lampo. Ciclo della vita che come sempre le mescola tutte, quella dei lupi ma anche quella delle due sorelle che a Valdieri hanno riaperto l’antico albergo dove nell’Ottocento andava in vacanza la regina Elena, quella dei 39 abitanti di Briga Alta tra le Alpi Marittime e quella degli 81 di Ostana sotto il Monviso.
Sono le vite dei Parchi naturali della provincia di Cuneo, a cui sono dedicate le 140 pagine dell’ultima ricerca curata dal Centro studi e innovazione della Fondazione Crc: un panorama che comprende la Aree protette delle Alpi Marittime, del Monviso, e il Parco fluviale Gesso Stura. L’indagine è interessante soprattutto per un motivo, e cioè che al di là dell’elenco di «quel che c’è» qui nello specifico fornisce alcune indicazioni di metodo buone a livello generale, a cominciare da una: la necessità di superare la concezione dei parchi naturali visti come «riserve indiane» in guerra obbligatoria contro i «contesti urbani». Anzi: «In un periodo storico caratterizzato dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento delle risorse del pianeta - è la conclusione del rapporto pubblicato sul Quaderno 34 della Fondazione - è più che mai urgente incentivare la promozione di politiche collaborative per uno sviluppo intelligente e sostenibile. E la valorizzazione dei Parchi naturali rappresenta in concreto la possibilità di agire contemporaneamente sui due fronti della salvaguardia ambientale e dello sviluppo socio economico». Del resto «coniugare la competitività e lo sviluppo sostenibile attraverso la tutela dell’ambiente e del paesaggio, la valorizzazione della montagna e la promozione turistica, senza dimenticare il sostegno alla ricerca e all’innovazione - ha ricordato il presidente della Fondazione, Giandomenico Genta - sono gli obiettivi delle nostre attività». È una linea su cui sono già stati fatti i primi passi, dal piano strategico Cuneo 2020 per legare il capoluogo alle sue montagne fino alla candidatura di Cuneo - sempre per il 2020 - a Capitale italiana della cultura.
In fin dei conti anche non uccidiamo animali per "bisogno" loro non possono allevare animali



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«Il lupo non è né buono né cattivo. Il lupo attacca altri animali perché così vuole il suo istinto, perché quella è la parte che gli è stata assegnata nella grande rappresentazione del ciclo della vita».
È la conclusione che si legge dopo la visita al Centro Uomini e Lupi, luogo unico nelle Alpi Occidentali, dove dalla cima di una torretta al centro di un bosco di otto ettari si può vedere - con un binocolo e un po’ di fortuna - di quella rappresentazione almeno un lampo. Ciclo della vita che come sempre le mescola tutte, quella dei lupi ma anche quella delle due sorelle che a Valdieri hanno riaperto l’antico albergo dove nell’Ottocento andava in vacanza la regina Elena, quella dei 39 abitanti di Briga Alta tra le Alpi Marittime e quella degli 81 di Ostana sotto il Monviso.
Sono le vite dei Parchi naturali della provincia di Cuneo, a cui sono dedicate le 140 pagine dell’ultima ricerca curata dal Centro studi e innovazione della Fondazione Crc: un panorama che comprende la Aree protette delle Alpi Marittime, del Monviso, e il Parco fluviale Gesso Stura. L’indagine è interessante soprattutto per un motivo, e cioè che al di là dell’elenco di «quel che c’è» qui nello specifico fornisce alcune indicazioni di metodo buone a livello generale, a cominciare da una: la necessità di superare la concezione dei parchi naturali visti come «riserve indiane» in guerra obbligatoria contro i «contesti urbani». Anzi: «In un periodo storico caratterizzato dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento delle risorse del pianeta - è la conclusione del rapporto pubblicato sul Quaderno 34 della Fondazione - è più che mai urgente incentivare la promozione di politiche collaborative per uno sviluppo intelligente e sostenibile. E la valorizzazione dei Parchi naturali rappresenta in concreto la possibilità di agire contemporaneamente sui due fronti della salvaguardia ambientale e dello sviluppo socio economico». Del resto «coniugare la competitività e lo sviluppo sostenibile attraverso la tutela dell’ambiente e del paesaggio, la valorizzazione della montagna e la promozione turistica, senza dimenticare il sostegno alla ricerca e all’innovazione - ha ricordato il presidente della Fondazione, Giandomenico Genta - sono gli obiettivi delle nostre attività». È una linea su cui sono già stati fatti i primi passi, dal piano strategico Cuneo 2020 per legare il capoluogo alle sue montagne fino alla candidatura di Cuneo - sempre per il 2020 - a Capitale italiana della cultura.
In fin dei conti anche non uccidiamo animali per "bisogno" loro non possono allevare animali




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