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Frate Indovino

SAN PIETRO NOLASCO fondatore dei Mercedari
Pietro Nolasco nacque verso il 1182-1189 a Mas-Saintes-Puelles, nella Linguadoca, da nobile famiglia. I Mori avevano occupato parte della penisola Iberica e catturavano i cristiani per ridurli in schiavitù. Pietro fu colpito nel vedere come gli schiavi venivano trattati e cominciò a liberarli con il ricavato della vendita delle sue ricchezze. Nel 1228, ebbe l’apparizione della Vergine, che gli disse che suo Figlio desiderava la fondazione di un ordine religioso che si occupasse della redenzione degli schiavi. Con l’aiuto del domenicano san Raimondo di Peñafort e del re d’Aragona Giacomo I, formò un gruppo di suoi amici e di giovani che si sentirono coinvolti in questa missione. Nacque così l’Ordine di Santa Maria della Mercede, i cui membri si chiamarono Mercedari, con l’approvazione del vescovo di Barcellona e poi di papa Clemente V. Per il nuovo Ordine dei Mercedari, Pietro adottò la Regola di sant’Agostino, differente solo nell’aggiunta della norma che stabiliva che tutti i beni e le attività dei religiosi fossero destinati alla liberazione e alla rieducazione morale degli schiavi e che ciascuno con il quarto voto, “voto di redenzione”, si offrisse egli stesso schiavo per liberare coloro che erano in pericolo. In uno dei viaggi che fece ad Algeri, si offrì in cambio della salvezza di vite di prigionieri: venne frustato e abbandonato in mare, ma riuscì a salvarsi. Ammalatosi di malaria, morì il 13 maggio 1249.
Nel suo primo secolo di vita, l’Ordine dei Mercedari aveva salvato ventiseimila schiavi.1000010529.jpg
 
SANTA FLAVIA DOMITILLA martire
Abbiamo notizie del martirio di Flavia Domitilla per quanto riportato nella “Storia Ecclesiastica” di Eusebio di Cesarea, il quale scrisse: “Tramandano che nell’anno quindicesimo di Domiziano, Flavia Domitilla, nipote per parte della sorella di Flavio Clemente, allora uno dei consoli di Roma (95d.C), insieme con numerose altre persone fu deportata nell’isola di Ponza per avere confessato Cristo”. Anche Dione Cassio, nella “Historia romana”, ha scritto che l’imperatore Domiziano “Tolse la vita anche a Flavio Celemente – suo cugino – e alla moglie Flavia Domitilla, anch’ella consanguinea”. Furono condannati a morte per “ateismo”, perché questa era l’accusa che veniva fatta contro i primi cristiani. Le due citazioni, però, non parlano della stessa persona. Successive ricerche storiche portarono a distinguere la prima Domitilla quale nipote di Flavio Clemente, mentre la seconda come moglie del console, dal quale ebbe sette figli. Entrambe furono vittime della persecuzione di Diocleziano. Flavia Domitilla la minore, ossia la nipote di Flavio Clemente, per la sua fede in Cristo, fu deportata a Ponza dove soffrì un lungo martirio.1000010556.jpg
 
SAN VITTORE martire
Vittore era originario della Mauritania, in Africa, ed era un soldato della milizia in servizio a Milano. Sotto la persecuzione di Massimiano lo si voleva costringere a sacrificare agli dei, ma egli con decisione rifiutò. Allora fu arrestato e lasciato per giorni senza mangiare e senza bere, perché perdesse le forze. Fu portato nell'ippodromo e interrogato e flagellato, ma Vittore non abiurò. Fu riportato in carcere, da dove, un giorno, riuscì a fuggire grazie alla distrazione dei carcerieri e si rifugiò in una stalla. Fu trovato e decapitato in un bosco vicino. Il corpo non fu seppellito e fu ritrovato dal vescovo Materno: questo era intatto e vegliato da due fiere.
È un santo caro ai milanesi che hanno dato il suo nome al carcere della città: san Vittore è il protettore dei prigionieri e degli esuli.1000010578.jpg
 
SAN GIOVANNI D’AVILA sacerdote, dottore della Chiesa
Giovanni d’Ávila Gijón nacque nel 1499, ad Almodóvar del Campo, nel sud della Spagna, figlio unico di Alonso Ávila e di Catalina Gijón, buoni cristiani e ricchi. Giovanni studiò, con ottimi risultati, filosofia e teologia con la guida di Domingo de Scoto. Nel 1526 divenne sacerdote e, rimasto orfano, donò tutti i suoi beni ai poveri, desiderando partire come missionario. In attesa del momento propizio per la partenza verso il Nuovo Mondo, visse a Siviglia, dove si impegnò nella predicazione, raccogliendo intorno a sé molti seguaci. Fernando de Contreras, ammirato dalla testimonianza di vita e dall’oratoria di Giovanni, riuscì a farlo desistere dal partire e a rimanere in Andalusia, dove per circa nove anni si dedicò alla evangelizzazione e alla direzione spirituale. Fu strumento di conversione per persone di ogni età e classe sociale, altre le aiutò a progredire nel loro cammino di fede. Nel 1532, fu accusato dall’Inquisizione di eresia e messo in carcere. Durante la carcerazione, Giovanni scrisse l’opera “Audi, Filia”, “Ascolta, figlia”, tradusse il testo l’”Imitazione di Cristo” e scrisse delle lettere. Fu questo il tempo in cui penetrò profondamente nel Mistero dell’Amore di Dio e del grande beneficio fatto all’umanità da Gesù Cristo, nostro Redentore. Assolto dall’accusa, fu liberato e riprese ad andare di città in città a portare la Parola di Dio. Preoccupato per l’istruzione di bambini e giovani, fondò diversi Collegi per la loro educazione. Ebbe cura anche della buona preparazione dei sacerdoti, di cui diceva: «nella messa ci poniamo sull’altare nella persona di Cristo, a fare l’ufficio dello stesso Rendentore» (Lettera 157). Giovanni propose anche la creazione di un Tribunale Internazionale di arbitrato per evitare le guerre. Egli visse poveramente, peregrinando per far conoscere Gesù e, per questo, meritò il nome di “apostolo dell’Andalusia”. Morì nel 1569, stringendo tra le mani il Crocifisso.
San Giovanni d’Avila è patrono dei sacerdoti diocesani spagnoli e fu proclamato da Benedetto XVI Dottore della Chiesa.1000010640.jpg
 

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